Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Raccogliamo la sfida?

su 25 maggio 2015

Woolf_Three_Guineas

 

Cosa ne hai fatto della tua libertà? Domanda che Virginia Woolf formulava in Tre Ghinee e che pongo a me stessa e a te che stai leggendo. Il saggio di Woolf parla di uomini, donne e guerra (scritto alla vigilia della Seconda Guerra) e parte da un ennesimo quesito: in che modo le donne possono impedire la guerra?
C’è un legame tra fascismo e patriarcato, “la parola pubblica e privata sono inseparabilmente intrecciate; che il dominio e la sottomissione dell’uno coincidono con il dominio e la sottomissione dell’altro.” La lotta per la difesa della Giustizia, dell’Eguaglianza e della Libertà unisce uomini e donne contro i regimi autoritari. Ma quale condivisione della lotta ci può essere per la donna, se prima non raggiunge una propria libertà, che significa indipendenza delle idee e materiale?

Secondo Virginia Woolf erano necessari degli step per realizzare questa libertà: studiare (possibilmente avere un’istruzione universitaria), lavorare, avere un’opinione autonoma e una rendita autonoma. E quindi “salvaguardare la libertà in una Società delle Estranee”. In pratica era la ricerca di una via propria, “anziché ripetere le parole degli uomini e seguire i loro metodi”. Mettere a frutto la libertà conquistata per definire nuovi metodi e nuove parole per scongiurare le guerre, lavorando insieme agli uomini, tra pari, in difesa di quei valori sopra citati. Questo discorso si estende anche a un impegno politico, sociale, anti-autoritario in senso lato.
Ma cosa ci può spingere a agire e a pensare in modo originale, nostro, indipendente, autentico, libero? Perché nonostante tutti i passaggi di cui parlava Virginia Woolf, ancora oggi stentiamo a far sentire la nostra voce, a scrivere un nuovo corso delle relazioni, del mondo, dei diritti? Cosa ci impedisce di raggiungere una piena presa di coscienza e una piena libertà di espressione non stereotipata di donna? Lo studio di antropologia evolutiva di Sarah Hrdy pone in rilievo alcune qualità umane: empatia, intuito e capacità di collaborazione. L’adattamento e la duttilità sono altri tratti tipici. Sia chiaro, umani, non esclusivamente femminili. Siamo il risultato di esperienza ed emozioni, ogni frammento del nostro “vivere il mondo” viene registrato e conservato e concorre alla nostra percezione ed elaborazione dei nostri modelli, del significato che diamo ad azioni e alle parole. Come riusciamo a creare qualcosa di autentico, di originale? In un mio post (qui) precedente parlavo di scissione e di resistenza ai vari tipi di separazione di elementi prescritta socialmente. Resistenza e aggiungerei resilienza significa lasciare che la nostra vera voce emerga, nonostante i rischi e i probabili attacchi. La nostra possibilità di cogliere il senso di ciò che accade attorno a noi, di entrare in relazione, in modo empatico, passa anche per un rifiuto di soluzioni conformate, tradizionali, preconfezionate, facili, stereotipate che ci evitano i conflitti, gli “scontri” e i confronti. Per non essere sgradite e scomode ci svendiamo e ci auto-censuriamo. Woolf parlava di “adulterio del cervello”, ovvero il tradimento del proprio pensiero, in funzione di un’assimilazione a un potere, a un’autorità, a un gruppo egemone e potente, a un’idea, al dominio maschile, a posizioni più comode. Per noi donne c’è una sfida in più: non cadere nella trappola del noi vs voi. Invece di esaminare un fatto in modo globale, lo si guarda da un’unica prospettiva, e ci si barrica dietro di essa. Per esempio, invece di scannarci madri vs non madri nel mondo del lavoro, impariamo a fare barricata per un sano rispetto del tempo per la vita, da salvaguardare sempre e comunque. C’è uno spaventoso tempo del lavoro che mangia le nostre vite e nessuno se ne preoccupa. Potremmo realizzare molto se ampliassimo lo sguardo e imparassimo a superare gli steccati. Per quel nuovo corso delle relazioni e dei diritti, che può partire proprio dalle donne. E invece molte volte osserviamo ripetersi alcuni meccanismi maschili, donne che recuperano e riutilizzano strumenti per silenziare altre donne. Chiamatelo come volete, ma questo comportamento esiste.

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