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Preistorica parità

su 20 maggio 2015
Photograph: Everett Collection -  Rex Features

Photograph: Everett Collection – Rex Features

 

Secondo uno studio di alcuni scienziati di cui parla il Guardian (QUI), sembra che nella preistoria, i nostri antenati avessero una forma relazionale uomo-donna più paritaria della nostra. L’osservazione delle moderne tribù di cacciatori-raccoglitori ha mostrato che operano su base egualitaria, suggerendo che la disuguaglianza sia un’aberrazione che si è creata con l’avvento dell’agricoltura.

In questo post traccerò un parallelo tra le tesi illustrate a proposito da Simone de Beauvoir ne Il secondo sesso, e quelle contenute nello studio scientifico da poco pubblicato.

Iniziamo con la mia traduzione dell’articolo pubblicato sul Guardian.

 

I nostri antenati preistorici sono spesso dipinti come selvaggi che brandiscono lance, ma le prime società umane è probabile che fossero fondate su principi egualitari illuminati, secondo gli scienziati.
Uno studio ha dimostrato che in tribù di cacciatori-raccoglitori contemporanee, gli uomini e le donne tendono ad avere pari influenza su dove vive il loro gruppo, e con chi vivono. I risultati mettono in discussione l’idea che l’uguaglianza sessuale sia un’invenzione recente, suggerendo che è stata la norma per gli esseri umani per la maggior parte della nostra storia evolutiva.
Mark Dyble, un antropologo che ha condotto lo studio presso l’University College di Londra, sostiene: ”C’è ancora questa percezione diffusa che i cacciatori-raccoglitori fossero più machi o maschilisti. Riteniamo che questa sia stata solo una conseguenza dell’agricoltura, quando la gente ha potuto iniziare ad accumulare risorse, ed è emersa la disuguaglianza.
Dyble sostiene che recenti risultati suggeriscono che la parità tra i sessi potrebbe essere stata un vantaggio per la sopravvivenza e ha giocato un ruolo fondamentale nel plasmare la società umana e l’evoluzione. “L’uguaglianza tra i sessi è una dei più importanti cambiamenti all’organizzazione sociale, insieme ad aspetti quali il legame di coppia, i nostri grandi cervelli sociali, il linguaggio, che distinguono gli esseri umani”, egli dice. “E’ un fatto importante, che non è mai stato ben evidenziato in passato.”
Lo studio, pubblicato sulla rivista Science, parte a indagare l’apparente paradosso per cui mentre le persone all’interno di società di cacciatori-raccoglitori mostrano forti preferenze per una vita insieme ai membri della propria famiglia, nella pratica i gruppi in cui vivono tendono a comprendere alcuni individui strettamente collegati.
Gli scienziati hanno raccolto i dati genealogici da due popolazioni di cacciatori-raccoglitori (si dovrebbe comprendere se queste società analizzate ai nostri giorni possano essere confrontate o fungere da esempio con quelle dei nostri antenati, sia per numero di individui, per tempi/abitudini di stanzialità e per altre caratteristiche peculiari, ndr), uno in Congo e uno nelle Filippine, comprendendo le relazioni di parentela, il movimento tra i campi e i modelli di residenza, attraverso centinaia di interviste. In entrambi i casi, le persone tendono a vivere in gruppi di circa 20 persone, in movimento ogni circa 10 giorni, nutrendosi di selvaggina, pesce, frutta raccolta, verdura e miele.
Gli scienziati hanno costruito un modello al computer per simulare il processo di selezione di un campo, partendo dal presupposto che la gente ha scelto di popolare un campo vuoto con i loro parenti stretti: fratelli, genitori e figli.
Quando un solo sesso aveva influenza sul processo, com’è tipico delle società basate sulla pastorizia o agricole a prevalenza maschile, si sviluppa un ristretto centro di individui. Tuttavia, il numero medio di individui imparentati diviene minore quando gli uomini e le donne hanno pari influenza – trovando una stretta corrispondenza con le popolazioni oggetto dello studio.
“Quando solo gli uomini hanno influenza su coloro con cui vivono, il nucleo della comunità è una fitta rete di uomini strettamente legati con i coniugi della periferia”, ha detto Dyble. “Se uomini e donne decidono, non si ottengono gruppi in cui vivono 4 o 5 fratelli.”
Gli autori sostengono che l’uguaglianza tra i sessi possa aver dimostrato un vantaggio evolutivo per le prime società umane, in quanto avrebbe favorito una rete sociale più ampia di relazioni e una più stretta cooperazione tra individui non imparentati. “Ti consente di avere una rete sociale più ampia con una scelta più vasta di amici, in modo che la consanguneità non sia un problema”, ha detto Dyble. “E si entra in contatto con più persone e si possono condividere le innovazioni, che è qualcosa che distingue gli esseri umani.”
Il dottor Tamas David-Barrett, uno scienziato che studia i comportamenti presso l’Università di Oxford, concorda: “Questo è un risultato molto chiaro”, ha detto. “Se si è in grado di seguire il parente più lontano, si può disporre di una rete molto più ampia. Tutto quello che dovresti fare è organizzare di tanto in tanto una sorta di festa.”
Lo studio suggerisce che solo con l’avvento dell’agricoltura, quando le persone per la prima volta sono state in grado di accumulare risorse, sia emerso uno squilibrio. “Gli uomini hanno potuto iniziare ad avere più mogli, e possono avere più figli rispetto alle donne”, ha detto Dyble. “Diventa vantaggioso per gli uomini accumulare risorse e per questo diventano più favorevoli a formare alleanze con i parenti di sesso maschile”.
Dyble sostiene che l’egualitarismo potrebbe anche essere un fattore importante per distinguere i nostri antenati dai nostri cugini primati. “Gli scimpanzé vivono in società dominate dagli uomini piuttosto aggressive e fortemente gerarchizzate”, dice. “Come risultato, non conoscono molti adulti nella loro esistenza, in modo tale che le conquiste “tecniche” possano essere durature”.
I risultati sembrano essere supportati da osservazioni qualitative dei gruppi di cacciatori-raccoglitori nello studio. Nella popolazione delle Filippine, le donne sono coinvolte nella caccia e nella raccolta del miele, benché ci sia una divisione del lavoro, uomini e donne contribuiscono complessivamente ad apportare la stessa quantità di calorie al campo. In entrambi i gruppi, la monogamia è la norma e gli uomini sono attivi nella cura dei bambini.
Andrea Migliano, University College di Londra, co-autrice dello studio, ha detto: “l’uguaglianza tra i sessi suggerisce uno scenario in cui tratti umani tipici, come la cooperazione con individui non imparentati, potrebbero essere emersi nel corso del nostro passato evolutivo”.

 

Simone de Beauvoir (siamo nel 1949) tenta di identificare la condizione della donna nel periodo pre-agricolo. Gli strumenti di cui si avvale sono ben diversi rispetto a quelli dello studio sopra citato. Si pone la domanda se la donna a quei tempi avesse la stessa conformazione fisica e muscolare di quella odierna. “Le erano affidati duri lavori; era lei a portare i carichi durante gli spostamenti (probabilmente perché gli uomini dovevano avere le mani libere per poter far fronte ad eventuali attacchi di uomini o animali). “Secondo i racconti di Erodoto, le tradizioni attorno alle Amazzoni di Dahomey e molte altre testimonianze antiche e moderne, pare che le donne prendessero parte a guerre o a vendette sanguinose; esse vi facevano mostra di coraggio e di crudeltà quanto gli uomini”. È verosimile che gli uomini avessero comunque maggiore forza fisica, contro la natura spietata dell’epoca. Chiaramente parto, gravidanza e mestruazioni ne riducevano la capacità lavorativa e di vita attiva. Ma la lotta contro un mondo ostile implicava l’impiego di tutte le forze della comunità.
Un elemento che viene introdotto è quello per cui l’uomo, attraverso il suo essere faber, si attrezza, inventa strumenti per poter dominare la natura che lo circonda: “già la clava, la mazza di cui arma il braccio per abbattere i frutti, per uccidere le bestie, sono strumenti attraverso i quali egli aumenta la sua presa sul mondo; non si limita a portare al focolare i pesci tratti dal mare: deve prima di tutto conquistare il dominio delle acque fabbricando piroghe; per far sue le ricchezze del mondo si impadronisce del mondo stesso. In questa azione sperimenta il proprio potere; si pone degli scopi, traccia le vie per raggiungerli: si realizza come esistente. Per conservare crea; oltrepassa il presente, apre l’avvenire”. Il lavoro come fondamenta per un nuovo avvenire.
L’agricoltura, porterà alla nascita di società più complesse, delle stratificazioni sociali, della definizione di ruoli sociali separati tra uomini e donne (da cui le discriminazioni e segregazioni del genere femminile), del diritto e delle istituzioni, con un rapporto con la terra diverso, un valore dei figli più importante in funzione della trasmissione della proprietà terriera. Al contempo de Beauvoir annota il fatto che la maternità, che permette nuova prole da destinare all’agricoltura, acquista un ruolo spesso sacro (aspetto via via superato nel corso della storia umana). Da questi aspetti deriva secondo de Beauvoir tutto il processo che ancora oggi identifica il clan-la gente-la famiglia e la proprietà.

Vi allego questo frammento, in cui emergono tutti i punti centrali che de Beauvoir cerca di analizzare, sempre partendo da una chiara differenza tra uomo e donna, nel modo di intendere il rapporto con la vita, il tempo e la Natura.

DONNE UOMINI PREISTORIA

 

Non abbiamo la certezza sui meccanismi in atto nel nostro passato remoto, ma quel che è certo è che oggi una maggiore parità tra i sessi assicurerebbe una maggiore uguaglianza e un equilibrio nella redistribuzione delle risorse e una migliore e più ottimale compartecipazione al benessere collettivo.

 

Su questi temi, un articolo interessante di Gabriella Giudici:
http://gabriellagiudici.it/lambiente-e-le-forme-di-societa/

 

TO BE CONTINUED… 

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8 responses to “Preistorica parità

  1. IDA ha detto:

    Molto interessante questo argomento:
    Con l’agricoltura stanziale, nasce la “proprietà privata” e il controllo delle risorse, (acqua) ma il passaggio successivo è quello più importante, aumento demografico e nascita delle città, strutturato sempre più gerarchicamente fino alla nascita dello stato, prima città stato poi nazioni. Finalizzati alla difesa della proprietà privata.. è una stortura della storia umana, di cui ne paghiamo le conseguenze…senza dimenticare la storia umana ha più di 100 mila anni, e la gerarchizzazione statale poco più di 6 mila anni..

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  2. cristinadellamore ha detto:

    Se ricordo bene qualcosa di Engels – a suo tempo leggiucchiato – la parità uomo/donna è venuta meno quando le tribù sono diventate stanziali e le donne hanno cominciato a creare plusvalore modificando i grezzi frutti della terra: gli uomini si sono appropriati e delle donne e del plusvalore, ricorda qualcosa?

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  3. Paolo ha detto:

    comunque sia è impensabile (e non è auspicabile) tornare a vivere come nelle società primitive di cacciatori-raccoglitori, quel che dobbiamo fare è lottare per una maggiore ugualianza e giustizia sociale dentro le società in cui siamo

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  4. Un'altra Laura ha detto:

    Aggiungo un ulteriore spunto. Spesso, nei cimiteri, anche dell’età dei metalli, c’è una divisione dei ruoli del tutto inventata, cioè determinata con un ragionamento al contrario. Siccome ci sono tombe con armi e tombe con gioielli, allora c’era la divisione dei ruoli. Senza nemmeno degnarsi di fare un’analisi antropologica.
    Poi, se le analisi si fanno, saltan fuori le sorprese XD
    http://redicecreations.com/article.php?id=33169

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  5. paolam ha detto:

    Bel tema:) Sull’argomento antenate/i, ma più vecchi/-e rispetto a quelle/i di cui mi occupo io, ho letto qualche tempo fa un libro già d’epoca ma sempre valido: Per comprenderlo a fondo sarebbe necessario essere paleoantropologhe, ma insomma, io mi sono sforzata, d ecco la mia recensione: https://www.facebook.com/notes/paola-mazzei/madri-utensili-ed-evoluzione-umana-on-becoming-human/442850212399859

    Liked by 2 people

  6. […] un post di qualche tempo fa ero tornata indietro nel tempo, alla preistoria, cercando di comprenderne il […]

    Mi piace

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