Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Ionosfera e troposfera

su 13 maggio 2015

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Illustrerò gli interventi della mattinata dell’incontro degli Stati Generali delle donne Lombardia che si è tenuto l’11 maggio scorso a Milano. Tutte le proposte presentate verranno pubblicate e saranno oggetto di una indagine/questionario per comprendere quali siano le più interessanti. Prossimamente saranno fornite maggiori indicazioni in merito.

L’avvio dei lavori è stato interessante, ho ascoltato Carolina Pellegrini, consigliera di parità regionale, sempre molto precisa e incisiva. Ha parlato dell’ultimo rapporto biennale 2012/2013 sull’occupazione femminile e maschile in Lombardia nelle imprese con più di 100 dipendenti.
Il quadro non è esaustivo del panorama lavorativo, ma aiuta a comprendere il fenomeno. La segregazione orizzontale, il fatto che l’occupazione femminile fosse per lo più concentrata nel terziario, nei servizi (che meno hanno subito gli effetti della crisi), ha in qualche modo salvaguardato il nostro genere. Sono infatti gli uomini che hanno visto una perdita più consistente di occupazione. Pellegrini si chiede cosa accadrà quando il welfare e la sanità pubblica non saranno più in grado di assicurare i servizi. Perché le risorse sempre più scarse comportano continui tagli, e tutte lo sappiamo molto bene. Sono le donne che usufruiscono maggiormente del part-time, una volta per scelta in funzione di conciliazione, oggi perché molto spesso sono questi gli unici tipi di contratti disponibili.
La segregazione verticale (che vede le donne meno presenti ai livelli apicali), presenta un quadro solo a prima vista positivo. Le donne sono più presenti, hanno sostituito molti colleghi maschi, ma c’è un motivo: hanno retribuzioni più basse e quindi sono delle manager più vantaggiose per le imprese. Se son giovani è anche meglio.
Si è accennato anche ai bandi sulle reti di conciliazione territoriali, volti a far collaborare insieme tutti gli attori coinvolti, imprese, stakeholders, istituzioni.
In tema di orientamento e di utilizzo dei FSE, è importante comprendere le peculiarità che interessano lo stilare un bilancio di competenze per le donne, è pertanto necessario implementare un orientamento di genere per la formazione. Si è accennato alla collaborazione con la Fondazione Politecnico e con il Politecnico per cercare di lavorare su una scelta universitaria non stereotipata, ma aperta, evitando segregazioni in base al genere.
Peccato davvero che Carolina Pellegrini non abbia potuto trattenersi ulteriormente per motivi familiari. La sua presentazione dovrebbe comunque essere stata consegnata alle organizzatrici dell’incontro.

Loredana Bracchitta del CPO (Consiglio pari opportunità) interviene parlando di legalità, sotto il profilo del rispetto delle regole e dei diritti, che richiama il rispetto degli individui e una cultura che ponga fine alla violenza contro le donne. Si ribadisce l’importanza di una educazione all’affettività, coinvolgendo le scuole e facendo parlare i ragazzi sul tema della violenza. Il progetto “Ti do i miei occhi” ha questo scopo: indagare la violenza fisica, psicologica, le discriminazioni, gli episodi di bullismo e di omofobia (qui).
L’intervento si chiude con l’accenno al provvedimento regionale per l’introduzione della regola di alternanza di genere nelle liste elettorali regionali.
Si prosegue con il video presentato da Marinella Loddo di ICE.
Interviene Luca Lopresti di Pangea una Onlus che si occupa di violenza di genere dal 2002, non solo in Italia. Si opera anche favorendo progetti di ascolto, accoglienza, costruzione di un percorso condiviso insieme alle donne, accesso a microcredito per uscire dalla violenza, anche economica e accompagnare le donne verso un futuro migliore. C’è un lavoro per interrompere anche la violenza assistita da parte dei figli.
Si passa all’intervento successivo.

05.12.2015 IN SEGUITO A QUESTA CONVERSAZIONE SU TWITTER, PER EVITARE ULTERIORI POLEMICHE, RETTIFICO QUANTO SCRITTO PRECEDENTEMENTE, COME RICHIESTO:

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Roberta Cocco, Microsoft, interviene per illustrarci i progetti Nuvola Rosa e di come la tecnologia può aiutare a colmare il divario di genere. Cocco si concentra sulla necessità di compiere scelte appropriate negli studi e raggiungere competenze adeguate a quanto richiesto dal mondo del lavoro. Profili in ambito ICT, con skill digitali sono molto richiesti, ma pochi giovani hanno competenze adatte, le ragazze che scelgono questo settore sono poche. Cocco non ha una conoscenza aggiornata di dove si colloca il gap uomo-donna oggi. Se prima le donne non sceglievano studi e specializzazioni in ambito informatico/scientifico, oggi, il loro numero si è incrementato. Si tratta sempre di una minoranza, ma c’è un progresso. Oggi non si tratta più solo di prepararsi, formarsi ed essere in linea con i profili richiesti. Non è più solo un problema di accesso al lavoro o ad ambiti a prevalenza maschile. Questi ostacoli possono essere superati, molte di noi lo dimostrano. Il problema si presenta più avanti. Il muro arriva quando sei entrata nel mondo del lavoro, settore ICT incluso. Il problema non è entrare, ma rimanerci, anche se diventi madre, se devi accudire genitori o familiari malati, anche se ti ammali. Io ne sono un esempio lampante. Non ho mai smesso di studiare, di re-inventarmi, di trovare una strada. Mi sono adattata a quello che il mercato del lavoro chiedeva, sacrificando anche le mie passioni o ambizioni. Ho trovato lavoro con le mie forze e per il mio curriculum, ma le solite questioni di conciliazione famiglia lavoro, hanno deciso per me. Mi sono dimessa. Avrei voluto raccontare a Cocco la mia esperienza, che poi è l’esperienza di tante donne. Quindi non diciamo che è colpa di ciò che le ragazze decidono di studiare, ma raccontiamo la storia per intero. Tanto per essere oneste. Se ragioniamo in parallelo con gli uomini, non avviene la stessa discriminazione. Per cui il problema forse è altrove, per esempio nell’ambito delle politiche di conciliazione assenti e in un mondo imprenditoriale che ancora fa fatica a “conciliare” con l’idea che una donna possa anche essere madre e che un uomo possa voler prendere il congedo parentale. Quindi non raccontatemi che sono sufficienti studi e competenze per poter lavorare. Non abbiamo tutti stipendi alti, tali da poterci comodamente avvalere di servizi privati di sostegno.
Vorrei inoltre sottolineare che Cocco ci parla a nome di Microsoft. L’impresa chiede un certo prototipo di “manodopera” in questo caso intellettuale. Ci si dimentica che c’è un altro fattore fondamentale: la scuola, la sua qualità, le competenze che garantisce. L’istruzione uguale per tutti è solo sulla Carta, nella realtà sappiamo che è ben diverso dove e come studi. Il contesto familiare/sociale poi è fondamentale. Non siamo tutti economicamente agiati, convinti che studiare sia importante, non tutte le famiglie comprendono queste cose e incoraggiano i figli. Tra il caso, scuole di basso e medio livello di preparazione, contesto socio-familiare, si compie il destino di un ragazzo o di una ragazza. In una società dove contano le relazioni familiari e il familismo detta le regole, diventa arduo farsi strada. Affermarsi con le proprie forze e capacità è possibilissimo, il problema è se poi riesci a resistere, se hai le medesime possibilità di carriera e di permanenza. Tanti sono i fattori che determinano il successo, ma non veniteci a raccontare che dipende tutto da noi.
Un altro punto: parliamo in prevalenza di giovani donne, ma come sappiamo l’universo è ben più vasto. Quindi oltre a progetti per le giovani donne, dovremmo parlare di politiche che permettano una formazione continua, permanente, per donne che restano senza lavoro a 40-50 anni, che sono uscite e vorrebbero ricominciare. Ecco, il tema assente è: come collochiamo e ri-collochiamo le donne che hanno superato i 30-40-50 anni? Il buco nero è proprio qui.
Alice Palumbo presenta il suo Baby In Italy progetto collettivo orientato alle mamme, come altri presenti in rete.

A questo punto mi è sembrato di assistere a un mega spot pubblicitario di aziende, progetti, manager, libri ecc. La fiera in cui le tematiche femminili divengono merce. Siamo al livello di “femminismo” in stile Sandberg di Facebook. Io non mi sento rappresentata da queste donne. A un certo punto mi son chiesta dove sia finito il patrimonio di riflessioni e di conquiste femministe. Non vi era traccia. E allora mi son chiesta chi rappresenta (o ritiene di rappresentare) oggi le donne? Vorrei comprendere il macro-obiettivo degli Stati Generali delle donne, nuove interlocutrici istituzionali, rappresentanti di quali donne? Siamo sempre allo stesso punto. Donne che continuano a farsi carico in modo esclusivo dei compiti di cura (e di accudimento, come dice Pina Nuzzo). E cerchiamo soluzioni pratiche solo per consentire che questo sistema regga e non ci siano crolli dell’universo femminile. Chiediamo app e sistemi smart per rendere le nostre incombenze più semplici da svolgere e da sostenere. Non ci accorgiamo che è l’ottica di questi progetti/richieste ad essere sbagliata, anacronistica, fallace. Abbiamo un welfare che va a pezzi, i consultori che sono abbandonati da decenni (non c’è nemmeno un ecografo a disposizione, per le prestazioni si paga il ticket), la sanità sta crollando, e c’è chi chiede colloqui con i medici via Skype, una app per evitare le code agli sportelli ecc. In un mondo perfetto sarebbero tutte idee buone, ma qui ci sta crollando il soffitto dei diritti e dei servizi pubblici in testa, occorre essere realistici e ragionare con i piedi per terra, dalla parte di chi li sta perdendo inesorabilmente.

A questo punto la sensazione è che sono io ad essere nel contesto sbagliato, sono qualche metro più in basso (anzi direi qualche chilometro) e vedo questi discorsi come parole nella ionosfera… Come se mi trovassi nella troposfera e mi arrivassero messaggi da altri livelli dell’atmosfera terrestre. Sono livelli e ragionamenti talmente apicali da farmi venire il torcicollo. Probabilmente se potessi parlare, non mi capirebbero nemmeno.

È la volta del progetto Ragazze Digitali promosso dal network EWMD. Si parla di donne manager al top e impegnate a rafforzare l’empowerment delle donne e la preparazione professionale, volta a favorire il loro ingresso in professioni del ramo ICT.
Io sono favorevole a questa “spinta”, ma vale quanto ho detto prima. Alle ragazze forse dovremmo parlare con maggiore chiarezza del “dopo”.
Maria Serra ci parla del suo progetto di servizi di orientamento a studio e lavoro. Siamo in pieno stile Lean in, come Sandberg docet. In questo caso, cercasi finanziamento.
Passiamo oltre ancora. Stringo i denti e paziento.
Maria Antonella Banchero, rete CUG AO Lombardia ha parlato del tema del benessere di chi opera nel campo della salute, e della medicina di genere (il 18 giugno, ci sarà un workshop sul tema,  qui).
Ritorna un’altra referente di EWMD, che ci propone l’importanza di fare network.

Ecco, questa la mia sensazione di questa giornata: costruire relazioni, reti tra donne, fare network e aiutarsi a vicenda nel proprio business. Chi non ce l’ha, cavoletti di Bruxelles suoi. Mica si può includere tutte le donne! Intanto facciamo il bene di quelle che stanno “up”, poi si vedrà. Si spera nell’effetto a cascata/domino? Direi che nella mia troposfera bassa bassa al massimo ci possiamo aspettare qualche briciola. Ho ascoltato a sufficienza. Verso le 13:00 ho abbandonato il campo e le speranze. Anche perché c’era poca attinenza con la realtà delle donne “comuni” e il femminismo sembra non sia mai giunto a questi livelli dell’atmosfera umana. Per fortuna invece il femminismo esiste.
Direi che la sensazione globale della mattinata è stata connotata da un certo elitarismo, dei discorsi, delle pratiche, della partecipazione e delle personalità coinvolte.
Ci auguriamo che gli Stati Generali delle donne non si limitino a fare network tra i livelli imprenditoriali e istituzionali, ma si aprano e diventino inclusivi e utili per il maggior numero possibile di donne, mettendo a frutto le riflessioni che il femminismo ha posto (superando gli stereotipi, le strutture e i modelli economici-sociali di stampo patriarcale), gli ambiti che ha esplorato e gli apporti che continua a fornire per soluzioni che possano rendere il nostro, un Paese a misura di donna.

 

p.s.  Isa Maggi in questa intervista (ringrazio chi me l’ha segnalata) diceva: “Il percorso iniziato lo scorso 5 dicembre mette al centro della riflessione comune i temi del lavoro femminile, dell’impegno istituzionale e i gravissimi dati del femminicidio in Italia. Il traguardo è di realizzare un documento comune in vista della Conferenza mondiale delle donne che si svolgerà dal 26 al 28 settembre all’Expo di Milano, a venti anni esatti dalla piattaforma di Pechino. Verrà redatta la Carta delle Donne del Mondo che consegneremo il 16 ottobre a Ban ki mon”. Ora io mi e vi chiedo: ci sentiamo rappresentate veramente?

 

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10 responses to “Ionosfera e troposfera

  1. IDA ha detto:

    A me già la parola “Stati Generali”, mi resta antipatica.

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  2. cristinadellamore ha detto:

    Manca un welfare che ci consenta di conciliare vita e lavoro

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  3. A proposito del lavoro, posso consigliare a tutti quelli che ne parlano questo pos? https://lemieciccioni.wordpress.com/2015/04/24/per-una-riga-su-un-foglio-che-verra-cestinato/
    Questa è la realtà con cui tutti quelli che vorrebbero darci ad intenedere che “volere è potere” e che quello che manca alle donne è solo la fiducia nelle loro capacità non si confrontano mai.

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  4. simonasforza ha detto:

    Di recente scopro che Baby in Italy fa parte della rete EWMD. Un dubbio si fa strada. Sarò mica incappata nella presentazione in stile “aspirapolvere folletto”, delle potenzialità di una rete imprenditoriale? Bah. Son sempre più basita.

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  5. Alice ha detto:

    Cara Simona,
    questo è il secondo articolo che leggo sugli Stati Generali firmato da te e non ti nascondo una certa perplessità nell’approccio critico-ironico. E bada bene che l’approccio critico costruttivo a me piace molto. E’ quello ironico delle battutine tipo “presentazione in stile aspirapolvere folletto” invece che trovo inappropriato e mi fa venire dei dubbi.
    Trovo interessanti alcune questioni che poni: “come collochiamo e ri-collochiamo le donne che hanno superato i 30-40-50 anni?”.

    Concordo con te sul fatto che sia necessario essere realistici e ragionare con i piedi per terra. Trovo allo stesso modo che ciascuno debba fare quello che può e che ci sia spazio per progetti di natura diversa. BabyInItaly è un progetto nato dal basso che non ha chiesto soldi a nessuno per nascere e crescere, un puntino rispetto alle tematiche importanti che citi. Sicuramente. Non è un portale come altri, ti ricordo che la redazione non è interna ma tutti possono scrivere – moltissimi lo stanno facendo. Noi stiamo rispondendo a un bisogno preciso, quello ad esempio di alcuni genitori, di confronto diretto. Con umiltà. Le statistiche dicono che le mamme non hanno mai tempo… o meglio, hanno un tempo diverso: e i media digitali si adattano perfettamente ai loro tempi su misura. E di sicuro “intanto facciamo il bene di quelle che stanno “up”, poi si vedrà” non è appropriato. Speriamo di essere “utili per il maggior numero possibile di donne”, ma non solo.

    Ho trentun anni e sento il bisogno di parlare e fare anche con altre donne. Sono entrata da poco in EWMD, come Alice Palumbo, e ho trovato un gruppo serio impegnato ad esempio a rafforzare l’empowerment delle donne e la preparazione professionale. Pronto al confronto ma soprattutto proattivo. Due doti che apprezzo molto. Se non si fa ci si lamenta che non si fa nulla, se si fa qualcosa è sempre poco o sbagliato. Banale. Quindi, tu concretamente, cosa stai facendo per la società? Il mio numero di cellulare è 339 3953721 se hai voglia di una chiacchierata vera. Accetto volentieri proposte anche per il portale di cui sono co-fondatrice!

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    • simonasforza ha detto:

      Questo post pone sì vari elementi critici, ma anche spunti interessanti, come quello di Carolina Pellegrini. In realtà si tratta del medesimo articolo sul tema. Questo è il mio blog sul quale ho pubblicato una versione più ampia. La mia storia personale è abbastanza complessa, difficile da racchiudere in un commento. Il blog forse parla un po’ di più di me e delle tematiche che mi stanno a cuore. Il mio approccio parte da analisi e riflessioni che includono tutto il bagaglio culturale femminista (a cui ho dedicato molti post). Quindi, mi sono sentita “fuori luogo” e lontana da quello che avveniva il 16 a Milano. Soprattutto perché ho sentito molte donne, una quota cospicua, non rappresentate in quel contesto. Quelle donne devono aver voce e devono essere adeguatamente rappresentate. E poi perché non vi era traccia di secoli di pensiero femminile. Trovo che l’approccio a certi temi debba essere diverso, ma questa è una mia opinione personale. L’ottica in cui mi pongo non è dimostrare a qualcuno cosa faccio io per la mia società o misurare il successo delle mie attività. Non è un book o un cv di presentazione che serve. Non è un lavoro. Forse è più importante parlare di motivazioni. Il perché lo faccio? Per non smarrire la memoria delle donne del passato e del presente, le conquiste nei diritti e nelle garanzie e chiedere di fare passi in avanti e non indietro per le donne. Perché le prossime generazioni non sappiano più cosa significhi gender gap. Perché le donne che passano di qui prendano coscienza di sé e del mondo in cui vivono. Perché si possa ragionare e costruire con strumenti diversi da quelli che di solito vengono forniti. Politica delle donne (che ha una chiara accezione per me), in vari modi, possibilmente insieme ad altre donne. Anche il semplice atto di scrivere è azione. Insieme a tutte le altre briciole che spargo nel mio cammino quotidiano.

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  6. Alice ha detto:

    Continuerò sicuramente a seguirti. Grazie per avermi risposto. Spargi qualche briciola anche su BabyInitaly per favore.

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  7. Maddalena ha detto:

    Mi sembra che Alice Palumbo abbia sbagliato la prospettiva di critica all’autrice dell’articolo, perché non può chiedere a Simona Sforza cosa farebbe per l’Italia o cosa ha messo in campo per il suo Paese. Se si assiste ad un’iniziativa pubblica che è denominata Stati generali delle donne, dove si relaziona anche sul panorama del lavoro femminile in Italia, ci si aspetta che vengano al pettine, ad esempio, i nodi della difficile concessione del part-time alle donne che rientrano dopo una gravidanza oppure la vigente pratica delle dimissioni in bianco. Nodi che comporterebbero la presentazione di eventuali proposte normative al riguardo o in via subalterna la sollecitazione alle istituzioni per rivisitare le disposizione legislative correlate. Per un movimento che ambisce ad essere autore di un documento comune in vista della Conferenza mondiale delle donne, che si svolgerà dal 26 al 28 settembre all’Expo di Milano, è fondamentale la legittimazione dal basso della sua rappresentanza e del suo ruolo. Questa è la “Politica per le donne”, ossia il mettersi al loro servizio per impegnarsi a tentare di soddisfare la molteplicità dei loro bisogni insoddisfatti, dei loro diritti denegati e delle loro speranze disattese.

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    • Alice ha detto:

      Nessuna polemica. Curiosità. Sono convinta che chiunque possa fare qualcosa per questo paese anche di piccolo ma pur sempre qualcosa. Il cambiamento comincia dalle piccole cose e chiunque può innescarlo. Il ruolo di rappresentanti è quello di cittadini è diverso, sicuramente. Tra le cose che dici c’è del vero. Penso comunque che tutti a tutti i livelli debbano fare oltre che dire.
      A me il mix tra politica teorica e presentazione di progetti concreti nella loro diversità di complessità è piaciuta. La giornata è stata lunga a tratti anche difficile da seguire. Dalle quattro il momento del confronto aperto, quello era il momento di dire le cose che dite.
      Grazie comunque a tutti per questi spunti!

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