Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Consultori & co.

su 27 aprile 2015

Distretti Asl

 

Qualche giorno fa avevo accennato a un incontro sullo stato della Sanità a livello territoriale, in particolar modo nella zona 7 di Milano (QUI).
Presenti: Sara Valmaggi, vice presidente Consiglio Regionale e Claudio Carotti, Segretario generale CGIL Milano – Comparto Sanità Pubblica.
Qui di seguito pubblico il video che ho girato in questa occasione, nel quale porgo alcune domande e questioni, in merito alla gestione dei consultori (oggi Centri per le famiglie) e dei servizi dedicati alle donne, con particolare riferimento alla salute sessuale e riproduttiva delle donne.

Pongo la questione della convenzione concessa a strutture che non applicano la 194, di fatto operando una obiezione di struttura non prevista dalla normativa nazionale.
Ricordiamoci cosa accade per esempio al Niguarda, dove si praticano circa 780 IVG all’anno e vi sono solo 2 medici non obiettori. Per garantire il servizio vengono chiamati e retribuiti “a chiamata” i medici del Sacco, ingigantendo i costi per il sistema sanitario pubblico e di fatto calpestando dei diritti delle donne sanciti da una normativa nazionale.
Pongo la necessità di una verifica periodica dello “stato di salute” dei consultori. Chiedo come possiamo agire per sollecitare le ASL a un’azione più efficace, per difendere come cittadini questi servizi sul territorio.

Pongo la domanda sul destino di un servizio come quello del consultorio pubblico, evidenziando una pericolosa crescita di un privato che non garantisce appieno un servizio, ma che grazie alle maggiori disponibilità economiche riesce a intercettare un numero maggiore di utenti. Quali investimenti nel pubblico?

Le risposte non ci lasciano serene, soprattutto traspare un palese disinteresse e una scarsa conoscenza da parte dell’Asl di un servizio come il consultorio, così come di altri servizi territoriali.
Il video dura una ventina di minuti, vi chiedo di guardarlo (scusate l’audio, mi rendo conto che sono una videomaker molto “artigianale”), perché contiene dei punti molto importanti. Come dice Sara Valmaggi: “Nei fatti, senza toccare la legge, è stata fatta una contro-riforma, di fatto disinvestendo in questo servizio”. Verso la fine del video, si parla anche della difficoltà di reperire i dati sull’applicazione della 194 e dell’obiezione di coscienza.

Un altro punto critico riguarda il costo delle prestazioni a carico dell’utenza dei consultori. La legge di istituzione dei consultori (405/75) prevedeva la gratuità delle prestazioni nei consultori. La delibera regionale lombarda 4579/2012, che ha recepito le indicazioni della finanziaria nazionale, ha introdotto un ticket sulle prestazioni fornite, aggiungendo la quota fissa regionale di 6 euro. Il risultato è che oggi una prima visita ginecologica si paga 28,50, quella di controllo 22,40. La funzione dei consultori doveva essere quella di garantire un libero accesso per tutte le donne a un servizio di prevenzione e di controllo per quanto concerne la salute sessuale e riproduttiva. La gratuità potrebbe essere un incentivo notevole. Inoltre le Asl dovrebbero pubblicizzare maggiormente questi centri pubblici, facendoli conoscere a tutta la cittadinanza, soprattutto ai più giovani. Ci vuole volontà politica e lungimiranza nelle direzioni sanitarie, perché le risorse, i saperi, le competenze non si perdano e non vengano svilite. Chiediamo che gli uffici competenti si impegnino a conoscere i servizi sul territorio, a potenziarli, a garantire un ricambio generazionale delle risorse umane che vi operano. Almeno si ammetta apertamente che i consultori pubblici sono un’esperienza destinata ad esaurirsi. Ma se questo è l’obiettivo a medio-lungo termine, deve essere scritto a chiare lettere, si deve dire chiaramente ai cittadini che non esiste più un servizio pubblico uguale per tutti, che garantisca le donne, di ogni censo.
Noi certamente non staremo in silenzio. Continueremo a lottare per i consultori laici, pubblici e possibilmente gratuiti.

Segnalo che a ottobre scorso, la vicepresidente del Consiglio regionale, Sara Valmaggi ha chiesto con una mozione che le under 20 non paghino il ticket. Perché è proprio la fascia più a rischio per quanto riguarda gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili:

“La relazione annuale del Ministero della salute sull’attuazione della 194 – continua Valmaggi- evidenzia come in Lombardia nel 2011 le giovanissime che hanno ricorso al’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) sono l’8% (1463) del totale, un dato che rimane stabile rispetto all’anno precedente (nel 2010 la percentuale era dell’ 8,3%) a differenza di quanto accade per le donne di età maggiore per le quali le Ivg sono in costante diminuzione. Nel 2010 erano 18959, nel 2011 invece 18264. Un dato quello lombardo relativo alle giovani donne maggiore di quello di altre regioni. Sono il 7,9% in Piemonte, il 7% in Veneto, il 6,5% in Emilia Romagna, il 7,1% in Toscana.” “Per queste ragioni- sostiene Valmaggi- chiediamo al presidente Maroni, che va dicendo di voler abolire i ticket, di eliminarli da subito per le ragazze dai 15 ai 19 anni, almeno per la prima visita ginecologica, quella di controllo e il colloquio di orientamento. Sarebbe questo un modo concreto per tutelare la salute delle donne, attuare azioni di prevenzione anche con l’obiettivo di prevenire le interruzioni volontarie di gravidanza”.
“Questo – conclude Valmaggi – come accade già in altre regioni, quali la Toscana, l’Emilia.

Intanto, la maggioranza non trova un accordo sulla Riforma della Sanità lombarda(qui).

Per quanto concerne il Soccorso Rosa di Milano, le cui vicende sono ben note, nonostante la battaglia per chiedere che lo sportello proseguisse le sue attività regolarmente, senza snaturarlo e stravolgerlo, di fatto il nuovo “Centro di ascolto e soccorso donna” è già realtà e riunisce i due servizi già esistenti, il centro antiviolenza e quello di “Ascolto e salute donne immigrate”.

Dopo la delibera della direzione aziendale, pubblicata il 29 gennaio scorso, si è proceduto al piano di accorpamento. Contrariamente alle rassicurazioni dall’assessore alla Salute, si è di fatto snaturato il centro antiviolenza, come è emerso chiaramente dall’audizione tenutasi la scorsa settimana (due settimane fa, ndr) in Commissione sanità, della responsabile del centro di accoglienza e assistenza alle donne vittime di violenza attivo all’ospedale San Carlo, Nadia Muscialini.

Nel comunicato del 13 aprile a riguardo di Sara Valmaggi leggiamo:

“Nell’audizione si è appreso che la riorganizzazione prevede sia lo spostamento del servizio, che non sarebbe più vicino al Pronto soccorso e al posto di polizia, e mancherebbe quindi degli accessi protetti necessari sia alle vittime di violenza che agli operatori, sia la drastica riduzione del personale dedicato, sia la riduzione degli orari di apertura. In sostanza viene a mancare il modello di assistenza a lungo sperimentato con risultati positivi. Per questo, con la tutta la Commissione sanità, abbiamo chiesto all’assessore alla Salute, Mario Mantovani e all’assessore alla Famiglia e pari opportunità, Maria Grazia Cantù di dare spiegazioni su questa scelta, che è totalmente incoerente con i principi affermati nella legge regionale di contrasto alla violenza sulle donne, che prevede il potenziamento della rete già presente sul territorio. A loro chiediamo di adoperarsi perché il Soccorso rosa possa continuare a garantire accoglienza e assistenza alle donne maltrattate”.

 

Che ne sarà delle tante donne che dal 2007 hanno trovato nel Soccorso Rosa un aiuto professionale e umano indispensabili per uscire dalla spirale della violenza? Perché a farne le spese sono le donne, non dimentichiamocelo. Tagliare e svilire un servizio significa compiere un’ennesima violenza sulle donne che hanno bisogno di aiuto. Davvero ci si vuole rendere complici di questo? Non sarebbe meglio preservare le buone pratiche sul territorio, incentivandole e moltiplicandole?

Che senso ha continuare a tagliare i presidi territoriali? Quale il disegno che di fatto sottrae diritti e tutele alle donne? Ci rendiamo conto di cosa significa eliminare dei punti di riferimento per le donne?

Come altri servizi sul territorio, si continuano a calpestare i diritti delle donne, dal Soccorso Rosa ai consultori, fino agli ospedali che in alcuni casi son diventati “totalmente obiettanti”.

Chiaramente ci sono attacchi da più parti, per negarci i diritti. Ci vogliono far tornare al silenzio, per controllarci e riportarci ai ruoli tipici della cultura patriarcale. Purtroppo non riescono a capire l’importanza dei presidi territoriali.. una cecità inaudita e incomprensibile.
Una seria educazione alla contraccezione, alla salute sessuale e riproduttiva, che consenta di compiere scelte consapevoli, dovrebbe essere al primo posto nelle pratiche delle amministrazioni in materia di Sanità. Invece, la situazione appare ben diversa. Le risorse decrescenti diventano la scusa per smantellare le strutture pubbliche, in favore dei privati convenzionati. E’ davvero questo che vogliamo?

 

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One response to “Consultori & co.

  1. Paolo ha detto:

    condivido totalmente questo post. Sono temi di cui la politica dovrebbe occuparsi maggiormente

    Liked by 1 persona

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