Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Arretramenti

su 14 aprile 2015

women power

 

Lentamente, silenziosamente si mina ai diritti, tra i quali spiccano quelli relativi al lavoro, a una maternità consapevole e frutto di una libera scelta, all’aborto, si chiede alle donne di alzare la natalità tornando a figliare, si sforna il bonus bebé (su cui mi sono già espressa qui), si continuano a fare tagli alla sanità e al welfare tutto, non si fanno politiche di prospettiva ampia, ma al massimo si tappa il buco oggi. Stavo riflettendo con Eleonora Cirant, nel corso della manifestazione dello scorso 11 aprile in difesa della 194: questa legge incrinata e sotto un attacco permanente (non mi riferisco solo ai comitati NO194, ma soprattutto a causa dell’obiezione di coscienza e dei tagli agli investimenti in strutture pubbliche come i consultori) fa parte di un sistema di garanzie, tutele e diritti faticosamente conquistate e oggi in lento ma progressivo deterioramento. Un tassello dietro l’altro potremmo trovarci senza diritti o tutele. Quella di Piazza Cordusio è stata una esperienza rinvigorente, come sempre. Può sembrare irrilevante manifestare in difesa di una singola legge, per molt* le priorità sono altrove. Ma quella legge rappresenta tanto, sotto il profilo dell’autodeterminazione della donna, per la sua salute, per il suo diritto a decidere sul suo corpo. Ha un significato e un valore simbolico molto vasto. I diritti non sono slegati tra loro, la galassia dei diritti è interconnessa, se si spezzano uno o più fili, il sistema intero entra in crisi, gli equilibri si rompono, attaccarli è più semplice, si iniziano a verificare falle sempre più difficili da ricomporre. Ecco che in una società, se affermi che le donne hanno dei diritti, che devono avere pari dignità, eguale salario, tutele, garanzie e un diritto a compiere delle scelte autonome, esattamente come gli uomini, sancisci un vantaggio per l’intera comunità, riesci ad uscire dalle logiche dei privilegi, degli status sociali, delle discriminazioni di genere, delle logiche patriarcali, dei diritti a macchia di leopardo. A mio avviso l’attacco alla 194 rientra in un preciso disegno di riduzione delle libertà, di ridimensionamento delle prospettive delle donne, di un ritorno a una società più fissa, meno mobile e più controllabile. Un segnale di pericolo e di attenzione per tutti i diritti. Se togli servizi sul territorio, o li fai diventare a pagamento (vedi i consultori e non solo; per fortuna in Lombardia sulla fecondazione eterologa il Consiglio di Stato ha sospeso la delibera della Lombardia che, unica regione in Italia, prevedeva il costo delle tecniche di eterologa a totale carico dei cittadini; si ricorda che la fecondazione eterologa a livello nazionale rientra nei livelli essenziali di assistenza, ovvero le cure garantite dal Servizio sanitario nazionale, a pari livello della fecondazione omologa), se precarizzi i diritti in materia di lavoro, se non sostieni il lavoro femminile, se non garantisci conciliabilità per entrambi i genitori, se consenti che ci sia ancora un gap salariale uomini-donne, poni le basi per un pericoloso ritorno e restaurazione di una società “arcaica”, ancora fondata su distinzioni di censo, di status sociali, di diritti pericolosamente a fasi alterne, che colpisce le fasce più deboli della popolazione, tra cui proprio le donne, invitate a tornare a fare le brave massaie e in esistenze silenziose. Arretramento nei diritti, arretramento culturale, passivizzazione della popolazione e frazionamento delle istanze, colpi alla solidarietà intra-sociale, con l’obiettivo di creare i presupposti per una “ignoranza” dei diritti diffusa, per una incapacità di leggere il mondo attorno: tutto questo è un pericoloso mix che ci rende più fragili e maggiormente vulnerabili.
I diritti non sono acquisiti per sempre, occorre vigilare e tornare a difenderli periodicamente tutti. Dobbiamo trasmettere di generazione in generazione l’importanza dei diritti tanto faticosamente conquistati.
È necessario chiedere che le cose migliorino, il senso del nostro essere oggi in piazza era quello di difendere la 194, chiedere che il suo art. 9 non continui a diventare un alibi di disapplicazione della stessa, che non ci sia più obiezione di struttura, che si investa seriamente nei consultori e nelle strutture pubbliche, consentendo che i servizi vengano forniti h24.
Ma questo vale per tutti i diritti. Per non tornare indietro e poter aspirare ad averne di nuovi!
Ci sono dei modelli che sono vivi e vegeti e che influenzano fortemente le relazioni umane. Mi riferisco al mare magnum del patriarcato.
Cito Carol Gilligan:

“La parola Patriarcato descrive attitudini, valori, codici morali e istituzioni che separano gli uomini tra di loro e gli uomini dalle donne, e che suddividono le donne in buone e cattive. Finché le qualità umane saranno divise in maschili e femminili, saremo separati le une dagli altri e da noi stessi e continueremo a disattendere la comune aspirazione all’amore e alla libertà”.

Il revival di un modello prostitutivo free, falsamente emancipatorio, fatto di zoning e di case autogestite, come se fosse un piacevole lavoro, o comunque alla stregua di altri, segna un altro passaggio, un pericoloso via libera e sdoganamento di un’abitudine maschile, quale quella di affermare che l’uomo può comprare e avere diritto a usare il corpo di una donna. Significa non voler vedere lo sfruttamento e la violenza, avvalorare il concetto che tutto sommato sia naturale e giusto considerare le donne degli oggetti da usare. Significa assegnare diversi diritti alle donne buone e quelle cattive. Significa discriminare.
Ringrazio Ilaria Baldini per aver riportato sulla sua bacheca FB questi frammenti di Elena Gianini Belotti. Desidero condividerli perché a mio avviso sono fondamentali.

Dal capitolo “Il silenzio del sesso” del suo libro “Prima le donne e i bambini”, 1980.
“E’ nel rapporto sessuale che si produce, tra uomo e donna, il più tragico silenzio della parola e del corpo. E’ lì che la disparità di potere e di condizione, la subordinazione della donna, i diritti dell’uomo e i doveri di lei, la sopraffazione e l’accettazione passiva, le richieste e le resistenze, si manifestano con maggiore evidenza e provocano acuta sofferenza. La pesante repressione che gravava sulla sessualità e che imponeva il silenzio, ha impedito di scorgerne gli aspetti drammatici: se il sesso era nascosto e taciuto, si poteva favoleggiare sulle sue gioie finché si voleva. Ora il sesso ha il permesso di esprimersi e si scopre quello che è sempre stato lì e non veniva detto, e cioè che usare gli appositi organi non è sufficiente per essere felici. La felicità è il risultato di una autentica, ben riuscita comunicazione tra persone anche, ma non solo, a livello sessuale.”
“Il persistere della pretesa maschile che le donne debbano accettare anche il più frustrante dei rapporti con l’uomo senza chiedere niente, col sorriso sulle labbra, fingendo soddisfazioni che non provano, felicità e gratitudine senza ragione, accettando l’implicito ricatto dell’uomo che fa balenare l’idea dell’abbandono nel caso che la donna si rifiuti di comportarsi come le “donnine allegre” del passato, fingendosi una voluttuosa baiadera mentre si sente soltanto depressa e infelice. Un uomo non fa assolutamente nulla per nascondere le proprie scontentezze e depressioni, al contrario: le getta addosso alla donna aspettandosi da lei che lo consoli e lo conforti, ma non è mai disposto ad accettare che l’umore della donna possa subire cedimenti. E’ come sempre, la coscienza maschile dei propri diritti, di fronte alla coscienza femminile di non averne, la disparità di potere tra i due che detta i termini di una relazione.”
“Se quello delle donnine era il sesso allegro, allora era sottinteso che quello delle ‘altre’ era decisamente triste. Le donnine allegre lo erano in funzione degli uomini, si sforzavano di esserlo, di mostrare solo aspetti, modi, atteggiamenti gradevoli, lusinganti e solleticanti la vanità e la sessualità maschile, diventavano cioè puri oggetti sessuali a uso e consumo dell’uomo e si distinguevano per assenza di pensieri e pensiero. Non che fossero effettivamente assenti in loro, tutt’altro: accadeva soltanto che avessero imparato a nascondere con abilità i loro veri sentimenti dietro la professionalità. Solo l’assoluta indifferenza dell’uomo per i sentimenti che le attraversavano poteva arrivare a immaginarle come esseri gioiosi. Dal lato opposto di tanta falsa allegria, stava il sesso vero, quello quotidiano, casalingo, riproduttivo, tristissimo, dal quale l’uomo evadeva di diritto alla ricerca del sesso allegro, come se ne fosse vittima e non avesse invece contribuito lui stesso a renderlo tal, come se fosse un meccanismo ineluttabile, al di fuori di lui e della sua volontà, come un accidente combinatosi chissà come. Ma di questo sesso non si parlava. mentre sul sesso familiare, quotidiano, calava il silenzio più tragico, sull’altro si costruiva l’immaginario, il piacere, la gioia, l’avventura, l’imprevisto. La persona non contava, l’una valeva l’altra: l’importante è che l’involucro fosse ridente. Ma lo era solo per chi non voleva vedere né capire.”

Se ci disuniscono è più semplice controllarci. Ecco perché torno a richiamare le donne e a invitarle ad uscire dal guscio (come dicevo qui). Abbiamo un futuro solo se comprendiamo la necessità di tornare a noi come comunità, perché come singole o singoli rischiamo di essere assorbite/i da fenomeni molto pericolosi. Non dobbiamo permettere che altri parlino per noi.
Dobbiamo mettere in atto una forma di Resistenza quotidiana, per cambiare in meglio la nostra comunità umana. Non abbassiamo la guardia e sfruttiamo ogni occasione per fare sentire la nostra voce. Prima che i nostri diritti vengano schiacciati e diventi difficile recuperarli. Dobbiamo riprendere il filo del discorso..

 

PROPOSTA DI AZIONE CONCRETA:

Sulla scia del viaggio che sta compiendo Marta Bonafoni nel Lazio (qui): propongo di avviare in Lombardia un monitoraggio sui consultori pubblici, soprattutto dopo la Riforma regionale che li ha trasformati in Centri per le famiglie. A che punto è la riforma, quanto e se ha inciso? Insomma tracciare un bilancio, quanto meno con cadenza annuale. Spero di raccogliere qualche informazione in più dopo questa iniziativa prevista per il 16 aprile a Milano: “Gli impatti della Riforma Sanitaria Regionale sulle strutture di assistenza presenti sul territorio di Zona 7” (qui l’evento su FB).

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One response to “Arretramenti

  1. Paolo ha detto:

    spero che oggi le cose sessualmente tra uomini e donne siano un po’ cambiate in meglio

    Mi piace

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