Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Emersione, libera tutt* ?

su 9 aprile 2015

mestieri

 

Ieri al termine della diretta dalla Camera sul convegno “Addio Merlin. Prostituzione tra diritto penale e tabù”, mi son dovuta prendere un antiacido. Qui di seguito una specie di blog-cronaca. QUI il video.

L’obiettivo è presentare la squadra bipartisan che lavorerà a un testo di legge per abolire la legge Merlin del 1958 e regolamentare la prostituzione. Tutti uniti appassionatamente per demolire una legge che come ha sostenuto anche Pia Locatelli, “nell’impianto resta ancora una buona legge” (QUI). Vediamo l’alternativa che ci propongono. Giudicate voi se si tratta di un passo avanti e di un miglioramento.

Coordina Annalisa Chirico, giornalista, autrice di Siamo tutti puttane. Una bella garanzia. Si inizia con la litania dei sex workers scelgono, scelgono liberamente la prostituzione. Poi arriva la frase: “italiani che vanno a consegnare reddito oltreconfine, ai bordelli stranieri”. Ecco, sembra che questo sia uno dei noccioli della questione.

Pierpaolo Vargiu, medico e presidente della commissione Affari sociali alla Camera, è preoccupato degli aspetti sanitari. Oltre alle malattie sessualmente trasmissibili (e qui mi sembra che si cerchi una tutela in primo luogo per i clienti), mi preoccuperei di evitare i danni psichici a chi è vittima di tratta, costretta a prostituirsi. Perché prostituirsi non è un lavoro come un altro.
Maria Spilabotte: è alla prima legislatura, quando le hanno chiesto di cosa le sarebbe piaciuto occuparsi, ha dichiarato il suo obiettivo: regolamentare il fenomeno sociale della prostituzione. Per questo hanno ascoltato i problemi di chi vive in trincea (già qua, è implicito che si tratti di una specie di guerra, con tanto di vittime), rappresentanti di comitati per i diritti delle prostitute, escort ecc. Tutt*? No, solo una parte del mondo della prostituzione, perché si ignora (forse volutamente) che la stragrande maggioranza è vittima di tratta e obbligata a prostituirsi (anche per bisogni economici, per debiti contratti per giungere in Italia o per dipendenze di vario tipo).
A un certo punto sento la solita parola “autodeterminazione” delle donne. Vorrei chiudere lo streaming. Vado coraggiosamente avanti.
Spilabotte dimostra di conoscere il traffico di corpi (sciorina numeri).. Ma vorrei capire come lo si vuole combattere con il suo progetto di legge. Magari più avanti lo capiremo.
Peccato che subito dopo sento: “diritto dei cittadini a non vedere le prostitute sotto casa, nude, a non assistere alle consumazioni di prestazioni”. Ah, non vedere, questo è un altro obiettivo. Mi devono spiegare anche il senso di questa frase: “Non ghettizzarle ma dare la possibilità di svolgere il lavoro in un luogo sicuro”. Chiaramente se fai lo zoning, modello Mestre, le stai confinando in un recinto. Quindi?
È il turno di Efe Bal: chiede che diventi “un lavoro come un altro, diritto alla previdenza sociale e sanitaria.. a ogni diritto corrisponde un dovere, pagare le tasse”. Ma in questo e in altri blog si è più volte cercato di spiegare che non può essere un lavoro come un altro, non è un lavoro. La violenza e la schiavitù non possono esserlo.
Efe si lamenta dei suoi guai con Equitalia per evasione fiscale, per la modica cifra di 700.000 euro. Poi mi viene un dubbio: ma da quando il diritto alla salute è slegato dalla persona? Anche se non hai reddito, sei comunque tutelato in Italia, persino se hai problemi con il permesso di soggiorno puoi accedere ai servizi di pronto soccorso. A nessuno viene negato il diritto alla salute. Per cui qualcosa non mi torna.
Il cardine della proposta bipartisan per superare Merlin è composto da zoning e da locali privati autogestiti da prostitute. Non bordelli, ma coop di donne che eserciterebbero in casa (voglio vedere i vicini). Mi chiedo come fai a capire se c’è sfruttamento o meno.
Spilabotte racconta del suo parroco che l’ha scomunicata per queste sue attività politiche in merito alla prostituzione. Come qualche mia compagna abolizionista ha sottolineato, forse ci dovremmo alleare al Vaticano per essere ascoltate.
Interviene il penalista Alberto Cadoppi, Ordinario di diritto penale Università di Parma. Occasione ghiotta di presentazione della sua ultima fatica, un saggio: Prostituzione e diritto penale. La Merlin è vecchia, ci vuole qualcosa di più attuale. È visibilmente preoccupato che un giorno possano non esserci più prostitute, questa la mia impressione. Emerge più volte la sua avversione ai modelli nordici. Poi la perla: “libertà sessuale dell’individuo” da garantire. Ma libertà per chi? Per il cliente? Perché di libertà per le donne io ne vedo ben poca. Niente dati, solo un invito ad andare verso una regolamentazione della prostituzione. Cos’è, vogliamo garantire che anche il maschio italico possa godere dei servizi di cui usufruiscono i tedeschi?
Interviene Efe Bal e chiede: “Pensate che il disagio sociale si possa risolvere senza il contributo delle prostitute a questa legge?” Ok, forse se coinvolgessimo anche le sopravvissute avremmo un quadro più completo.
Pia Covre “niente su di noi, senza di noi”. In pratica, la legge si fa con i loro suggerimenti. Lo pretende. Poi elogia il sistema scelto dalla Nuova Zelanda. Qui un articolo tradotto da Maria Rossi che fa un po’ di chiarezza: qui.

Poi Covre cita Rosa Luxemburg: “Il primo atto rivoluzionario è chiamare le cose con il loro nome”. Ecco, allora iniziamo a non parlare di sex-work, ma di prostituzione. Le parole sono importanti. Ne avevo parlato qui.
“Siamo vulnerabili perché viviamo nel sommerso, siamo isolate, abbandonate per strada o in appartamento”. Per fortuna ricorda che prostituirsi non è reato. Peccato che si dimentichi dell’esistenza degli sfruttatori. La prostituzione che chiede di tutelare è solo una goccia in un mare fatto in gran parte di sofferenza e di violenza. Mi chiedo perché la causa di tutti i problemi sia il “sommerso”, la violenza e lo sfruttamento sono reali e permane anche se regolamenti, la Germania insegna. E poi lo stigma non lo elimini dandogli l’etichetta di lavoro, quando è palese che non può essere un lavoro come un altro. Covre è preoccupata che in una legge “non leggera” si vada a criminalizzare le prostitute non in regola, straniere senza permesso di soggiorno e che addirittura rischino la galera. Poi si lamenta delle femministe che non vogliono bene alle sex workers. Parla di noi, le terribili bigottone abolizioniste. Sulla necessità dell’educazione nelle scuole ci siamo, poi però parla dei diritti dei diversamente abili ad avere una vita sessuale.. il solito minestrone.
Anche Covre si lamenta dell’ipertassazione italiana. Chiede che vi sia maggior “inserimento e integrazione sociale delle sex workers, agevolandole a entrare in questo mondo del lavoro. Così risolviamo i problemi occupazionali in Italia???
Il 30 aprile annuncia una conferenza a Roma, organizzata con i Radicali alle 15, seguita da un flash mob ai Fori Imperiali.
Un intervento del pubblico, introduce la questione della mancanza di un piano nazionale + fondo antitratta. Non riesco a capire come la regolamentazione, l’emersione possa portare a individuare il fenomeno di sfruttamento e a combattere la tratta. Capite, secondo loro le donne sono nel sommerso e quindi ricattabili e sfruttabili. Se la prostituzione dovesse venir regolamentata le donne potrebbero tutelarsi. In pratica non si considera la coercizione. Cos’è questa favoletta? Sono basita.
Di nuovo il penalista: Islanda, Svezia puniscono i clienti., per lui chiaramente una soluzione da non seguire. Chissà perché hanno scelto questo sistema? Non li si può nemmeno etichettare come popolazioni retrograde, con una mentalità sessuale bigotta. Forse hanno capito che è un buon sistema?
C’è un intervento dal pubblico che descrive il clima idilliaco all’estero, parla visibilmente degli FKK tedeschi: igiene, controlli sanitari, ristorante, piscina, palestra e donne. Almeno questo soggetto demolisce le speranze statali di lucrarci: in Germania le donne che si sono registrate sono solo 44. Il resto tutto sommerso. La tassazione secondo lui non esiste da nessuna parte nel mondo. “Io come cliente mi sento tutelato ad andare con una in Germania che ogni 14 gg fa controlli sanitari”. Peccato che il periodo finestra dell’HIV per esempio, duri circa un mese o poco più a seconda dei test. Da questo si comprende anche l’altra abitudine dei clienti difficile da sradicare: non usano i preservativi. E pensare che Spilabotte vorrebbe renderli obbligatori! Mi chiedo chi andrebbe a controllare.
L’intervento del signore dal pubblico prosegue: “La cosa migliore sono gli annunci su internet, dobbiamo incoraggiare l’apertura di club..” Uno informato e consumatore abituale. Senza pudori e senza vergogna. Quanto meno conosce il mercato.
Persino Efe dice che in Svizzera ogni 2-3 mesi i club chiudono a causa di episodi di sfruttamento. Fine del ragionamento secondo cui l’emersione porterebbe a ridurre lo sfruttamento. Non stava in piedi, ma così è palese. Brava Efe, per aver contribuito a demolire un mito della regolamentazione. Son sollevata quando ammette che anche lei ne vorrebbe uscire e magari fare qualcosa nel mondo dello spettacolo. Visibilmente anche per lei è un peso insostenibile. Lei vorrebbe pagare le tasse (con quei soldi facciamo qualcosa per pensionati, per i bambini, per i cani randagi), ma forse non ci ricordiamo che in Italia c’è una evasione da far girar la testa. Solo le prostitute anelano a pagarle? Bah!
Altro intervento dal pubblico: i club non piacciono a tutti, troppi controlli.. molti vogliono andare a caccia. La escort non è uguale a quella della strada, cambia la tipologia di cliente. Un altro ben informato.
Ritorna Spilabotte: nessuno potrà controllare se il profilattico viene utilizzato, ma si tratta di una questione di principio.. ovvero come lavarsi la coscienza.
Si suggerisce una associazione tra donne di mutuo soccorso in prostituzione. Un appartamento in cui ci sono 4 o 5 donne, che garanzie può dare, contro la violenza?
Consiglio questa lettura sulla “falsa sicurezza indoor”: QUI.

Poi si ammette che eliminare la prostituzione dalle strade è utopico.

Ricapitolando, la tratta non cesserà, per le strade ci saranno ancora le prostitute, introiti di tasse per lo stato non ci saranno, come Germania insegna. Quindi la legge a cosa serve? Serve a garantire ai papponi un salvacondotto? Serve per legalizzare un nuovo business?
Fine delle trasmissioni.
Non credete alla formula magica: “emersione, libera tutt*”, perché è una gran panzana.
Cercasi donne disponibili a lottare non solo perché questo progetto di legge non vada in porto, ma si comprenda che l’unica strada utile l’hanno tracciata paesi come la Svezia. Quanto meno ispiriamoci a modelli che hanno funzionato per coloro che sono sfruttat* in prostituzione. Finché si cercherà di salvaguardare la domanda e i papponi, non ne usciremo. I progetti di reinserimento, di recupero e di aiuto per uscire dalla prostituzione vanno accompagnati da una seria lotta per colpire la domanda. Altrimenti sarà come voler riempire d’acqua un secchiello adoperando il setaccio. Per tutto questo ci vuole solo la volontà politica! E se non c’è, dobbiamo impegnarci a crearla. Anche questo è fare qualcosa per chi è in difficoltà.

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9 responses to “Emersione, libera tutt* ?

  1. mediocritasmia ha detto:

    Ciao Simona. Sono pienamente d’accordo con te ma ti farò una domanda, alla quale sarai probabilmente stufa di rispondere, tanto quanto me, perciò confrontiamoci: è vero che è proprio nella domanda che bisogna alzare il livello di lotta (sia culturale che normativo/legale); ma non pensi che per raggiungere il modello svedese siano necessari degli scaglioni storico/culturali? Io non sono una di quelle che dice “non siamo ancora pronti”, però alle volte effettivamente credo sia più realistico pensare a risolvere un problema alla volta. Fermo restando che per me l’obiettivo rimane eradicare la prostituzione. Grazie!

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    • simonasforza ha detto:

      Il modello svedese è un modello e come tale va considerato. A mio avviso occorre lavorare in quella direzione, adattandolo al contesto attuale italiano, che obiettivamente non è pronto culturalmente. Ma il lavoro di inversione culturale deve iniziare, tassello dopo tassello. La norma legislativa è solo uno di questi tasselli. Gli uomini non vogliono rinunciare all’idea di poter usare una donna, quasi come fosse un diritto acquisito e inalienabile della loro natura maschile. Dal versante donne non è poi tanto diffusa l’idea che la prostituzione si possa intaccare e ridimensionare, per poter dare una vera alternativa alle donne sfruttate. Ne ho sentite di donne che sostengono la litania del “mestiere più antico del mondo”, e in fondo questo viene tramandato, come se fosse naturale e normale. Tutto sommato anche alle donne viene insegnato che in fondo la prostituzione è necessaria, un male inevitabile, un destino a cui qualche donna si dovrà prestare, per il bene di tutte le altre donne, quelle “sante”. Non siamo ancora uscite dalla divisione tra sante e puttane. Siamo ancora a quel punto. Finché non emergerà una visione diversa e riusciremo a superare questa mentalità, avremo sempre difficoltà. Difficoltà a guardare oltre, a trovare altre soluzioni. A capire che quel destino di violenza ci tocca tutte, ci coinvolge tutte. Io non lo percepisco come un problema lontano da me. Il mio impegno per le donne presuppone una empatia con tutte le donne. Non potrebbe essere altrimenti. Un percorso di cambiamento va intrapreso, anche se è un processo a lungo termine. Partendo da una seria e decisa lotta alla tratta. Ti ringrazio per la tua interessante sollecitazione 🙂

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    • paolam ha detto:

      Anch’io penso che bisogna risolvere un problema alla volta. E infatti il primo passo è la difesa della legge di Lina Merlin, che ha abolito la vergogna dello Stato pappone, che ha vietato lo sfruttamento della prostituzione, che ha vietato il favoreggiamento della prostituzione e l’induzione alla prostituzione.
      Se chi vuole “regolamentare” riuscisse nel suo intento, cesserebbe in pratica di essere reato lo sfruttamento, e con esso il favoreggiamento e l’induzione.
      Tutte attività oggi aggravate dalla solida rete di affari criminali globali che ne vive.
      Che combinazione.
      Sì, siamo in guerra. E siamo in guerra contro chi vuole inchiodare le donne ancora una volta al loro ruolo di erogatrici di servizi sessuali.
      E mi dispiace dirlo, ma una prima vittoria dei nostri nemici e delle nostre nemiche (esiste il collaborazionismo) è la vignetta sopra, dove chi dice che “prostituirsi è un lavoro come un altro” è una donna con la divisa da prostituta. Chi dice che “prostituirsi è un lavoro come un altro”, di solito, e nella stragrande maggioranza dei casi, non è una prostituta.
      Ah, e a proposito, se è un lavoro come un altro, perché non vi si dedica la senatrice proponente?

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  2. cristinadellamore ha detto:

    Prostituzione e droga sono le due mammelle del crimine. Bisogna agire su entrambe e privare le mafie degli introiti. Non credo nell’abolizionismo, però, e dobbiamo ammettere che contro lo sfruttamento la legge Merlin ha miseramente fallito

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    • IDA ha detto:

      Cristina, su una cosa ti devo correggere, non ha fallito la legge Merlin ma la politica. Il sistema proibizionista è facile, basta fare delle leggi più o meno repressive, verso prostitute, clienti e sfruttatori.. il sistema regolamentarista basta inserire poche norme e poi il mercato regola tutto da se.. il sistema abolizionista è più complesso, perché non basta fare una buona legge, come la Merlin, ma bisogna che la legge sia accompagnata da altre leggi e norme, che sono mancate in Italia. Non è mai stato fatto nulla esempio per chi vuole uscire dalla prostituzione, al contrario si è continuato a criminalizzare solo la prostituta, che secondo la Merlin è l’unica che non commette reato.. Gli amministratori si sono preoccupati di non vederle sulle strade e basta.

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  3. IDA ha detto:

    1-Quella di donne gestite da donne, è una vecchia truffa, già nella legge Cavour, quella che precedeva la Merlin, vietava agli uomini di gestire bordelli e teoricamente lo sfruttamento della prostituzione era vietato. Era stata ripresa dal modello francese, quello di Napoleone. In realtà le donne che gestivano le case di tolleranza e i bordelli, spesso ex prostitute erano solo dei prestanomi, dietro c’erano compagnie, imprenditori, amministrazioni comunali ecc.. Basta leggere un po’ di Maupassant per capire come funzionavano.
    2-Come sempre quando si parla di prostituzione, la colpa è della prostituta. La prostituzione sembra che esista perché c’è l’offerta e la domanda nasca di conseguenza. Niente di più sbagliato!
    3- usare il termine sex-work, apparentemente nobilita una professione che non è una professione ma una condizione. Come paradossale è l’uso del termine autodeterminazione.
    4- Vengono sentite solo quelle che dicono di aver scelto e che sono “fiere” della loro professione, perché le altre sono considerate nella piena logica capitalista delle fallite, svogliate o non adatte a fare quella professione, quindi non hanno diritto di parola. Si creano divisioni all’interno della stessa condizione. Divide et impera.
    5-Ignorano questi signori che chi è vittima, non si può esprimersi liberamente.
    6-Quando si parla di prostituzione stranamente non si parla mai dei papponi o organizzatori di eventi come vengono chiamati ultimamente in Italia.
    7-La regolamentazione non fa altro che legalizzare lo sfruttamento e la tratta, la libera scelta della prostituta non ha valore perché non è soggetto ma oggetto e dovrà rimanere sul mercato fino a quando garantisce profitti, la regolamentazione condanna tutte le prostitute.
    8- l’abolizionismo, non guarda al presente ma al futuro, a una società libera dalla prostituzione, con rapporti sociali differenti da quelli attuali. Dovrebbe spingere tutti i presenti a migliorare i rapporti sociali e sessuali, In pratica tutto il contrario di quello che è stato fatto in Italia negli ultimi 60 anni.
    9- Altro pretesto che viene usato è quello della salute delle prostitute, niente di più falso. Si cerca di salvaguardare solo la salute del cliente, a rigor di logica se si vuole salvaguardare la prostituta, i controlli medici andrebbero fatti sul cliente. Al contrario si criminalizza e colpevolizza la prostituta che subisce il danno sia alla salute che economico. Come per lo stigma sulla prostituta, con la regolamentazione aumenta e non diminuisce come spesso viene detto.
    10- La diseguaglianza sessuale e il predominio maschile sono gli elementi fondanti della prostituzione, vanno ascoltate e salvaguardate nei loro diritti, non come sex-work, ma come individui. La prostituzione non va regolamentata, ma va combattuto la disuguaglianza sessuale e il predominio maschile, per il libero amore, che non vuol dire di fare i pompini al primo che capita, come qualcuno crede, ma libero da vincoli sociali, culturali, coniugali e religiosi.
    A dieci anche dio si è fermato a dettare le sue leggi a Mosè, quindi mi fermo anche io.

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  4. Monica ha detto:

    Ida, io davvero me lo stampo questo tuo decalogo! Grazie davvero!
    Monica

    Liked by 2 people

  5. spin345 ha detto:

    L’ha ribloggato su eachone.

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