Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Cosa è successo al femminismo?

su 9 marzo 2015
La Prima è Stata Lilith: la lotta delle donne nel mito e nella storia. Pag. 84

La Prima è Stata Lilith: la lotta delle donne nel mito e nella storia*. Pag. 84

 

Siamo all’indomani dell’8 marzo. Registro un po’ di pensieri che bazzicano la mia testa in queste ore. Il tag è #femminismo. Parlare di femminismo è come parlare del paleolitico per alcune donne, non importa l’età. Si avverte un silenzio catacombale quando si parla di femminismo. E io non demordo mica, ne parlo, me lo porto in giro. Tutti si gelano e non capiscono perché mai tu ti sia potuta “ammalare” di questo morbo. Poveraccia, eppure sembrava godere di ottima salute. Quasi che si trattasse di un malanno incurabile. Sì, ci siamo ancora. Non ci siamo estinte come i dinosauri, né abbiamo abbandonato il cammino. Nonostante il tempo, c’è chi appartiene alle giovani generazioni e ha visto fiorire in sé quel germoglio di rivolta che viene da lontano. Ma nell’immaginario comune siamo qualcosa di strano, un’anomalia storica. Siamo una sorta di abitanti di un Jurassic Park per vetero-qualcosa. Tu sei quella del separatismo, che odi gli uomini, che guardi al mondo con lenti ormai superate, perché le lotte e gli schemi son cambiati, perché molto è già stato fatto, sei tu che non te ne sei ancora accorta. Di recente mi è capitato di dover spiegare che il femminismo non è questo a un gruppo di giovani attiviste di arcigay che hanno creato un gruppo donne in arcigay per non stare con “quelle femministe degli altri gruppi lesbici della città”. Continuo a vedere i loro giovani visi e il loro netto rifiuto di tutto quello che può avere a che fare con il femminismo. Non so cosa sia successo, qualcosa di simile a una bomba. Com’è stato possibile che si sia diffuso questo tanfo di muffa su una cosa tanto viva!? Ci provo, ma evidentemente non ce la faccio a spiegargli che il femminismo è altro. Non c’è tempo, per queste cose ci vuole tempo. Non mi credono, e forse se fossi al posto loro avrei la loro stessa reazione. Non me la sento di insistere, perché avverto che le loro impressioni sono frutto di un impatto duro, che qualche sedicente femminista ha creato un solco incolmabile. Ci separano una decina d’anni, forse meno. Ma mi osservano da lontano, come se raccontassi cose irreali, come se fossi la moglie di Noè. Le mie rughe di trentacinquenne mi appaiono più marcate, quasi a ricordarmi che sono quello che sono oggi perché il mio corpo ha un vissuto, di cui conserva una memoria. Perché io vedo ancora questo tipo di fenomeni qui. Sono rammaricata di quel solco che si è creato. Mi capita ogni qual volta incontro questa resistenza in una giovane donna. A volte penso che sia importante il contesto in cui formi le tue prime impressioni su un fatto, un fenomeno. Per questo sono con loro, perché non ha senso restare in un contesto che senti estraneo, inadatto, che non ti rappresenta. Se il progetto ti soffoca, è meglio abbandonarlo e continuare altrove. Io ne so qualcosa. Allo stesso tempo vorrei avere gli strumenti per recuperare il terreno perduto e aprire un varco, per dare loro una base di ri-partenza per ripensare al femminismo.
Forse abbiamo sbagliato qualcosa, direi che certamente esiste un problema, se l’impressione che diamo è questa. Non sono le sole che ho incontrato che hanno avuto questa reazione. Un’avversione totale. Il femminismo è diventato una rivoluzione mancata, conclusa e archiviata per la maggior parte di persone. Tu sei quella che non si è accorta del mondo che è cambiato. Che tutto sommato siamo libere, indipendenti, fiere, sicure di noi stesse, autonome, chissà perché io non riesco ad avvertire il vento del cambiamento. Non lo sento nella mia vita, perché quotidianamente vivo discriminazioni e mi sento in pieno cammino. Perché la parità e il rispetto della donna sono ancora da raggiungere. E quella parola impronunciabile “patriarcato”, appare anacronistica e pesante per molte, quasi quanto “emancipazione”. Eppure ci siamo dentro. Insomma, ogni volta che parlo di femminismo, la reazione è più o meno sempre la stessa, per non parlare poi dell’umanesimo diffuso, in cui tutto si confonde, e la fisionomia dei problemi delle donne scompaiono nell’unico calderone neutro dell’umanità. Cosa si è inceppato nella trasmissione delle idee, delle scoperte, del contenuto, o più semplicemente di quanto è stato bello, vivo, entusiasmante il femminismo? Oggi le lotte intestine minano quel ricordo, rendendo inimmaginabile che ci possa essere stato un momento in cui lo stare insieme era vitale, arricchente, emozionante, essenziale, pur nelle differenze di posizioni e di opinioni. Non cerchiamo l’isolamento, cerchiamo la dimensione collettiva, l’unica in grado di sviluppare le idee, purché le idee abbiano libertà di circolazione. Forse ciò che manca è riuscire a tornare a questa dimensione comunitaria. Siamo troppo ripiegate su noi stesse. Ci accorgiamo di aver bisogno delle altre, quando partecipiamo e ci incontriamo con le altre, scoprendo quanto ci manchi e quanto possa essere rivitalizzante. Provo anche a spiegare la necessità di stare tra donne. In contesti misti, c’è l’inevitabile perdita di spontaneità, con il rischio che si creino dei freni spontanei a causa di meccanismi di interazione tipici maschili. Invece, l’obiettivo era proprio che si rompessero le briglie che frenavano il libero flusso di idee, il disvelamento di strati di noi stesse sepolti sotto consuetudini, abitudini e valori imposti da secoli di cultura patriarcale. Ho poi l’impressione che ci sia il pericolo di entrare nel tunnel di dover compiacere in qualche modo gli uomini, di formare strani ibridi, in cui il femminismo diviene nuovo strumento di riaffermazione di un modello di vita androcentrico. In pratica, da quello che vedo in giro, il rischio di un’annessione forzata e inconsapevole del femminismo a un nuovo regno maschile, è molto forte. Lo si vede quando parliamo di prostituzione, di violenza, di lavoro. Accogliere un pensiero o un punto di vista maschile può portare a perdere il punto di vista nostro, originale. In un mio post di qualche giorno fa dicevo che ignorare la dimensione di genere insita nelle questioni più stringenti, comporta un’opacità di analisi, non si riesce a rilevare i reali contorni, con l’impossibilità di giungere a soluzioni centrate. Quindi, dobbiamo riuscire a tornare a noi. Ultimamente ci siamo un po’ abbandonate. Ritrovarci, lavorare a una riscoperta di cosa è stato il femminismo (quello tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70 intendo), di quanta gioia e creatività lo ha animato è a mio avviso una strada possibile, da tentare. Ritrovare l’entusiasmo e le capacità di buttare il cuore al di là del convenzionale, del predeterminato, del territorio sicuro per esplorare l’ignoto. Riscoprire tutte le forme di espressione che hanno reso ricco quel momento. Io non c’ero, ma ascoltare le donne, leggere la produzione, entrare in contatto con i ciclostile di quel periodo trasmette tutto quanto ha composto e realizzato quell’ingranaggio incredibile. Non siamo menose, verbose, autoreferenziali, supponenti. Non viviamo sulle nuvole, ma su questa terra, siamo più terrene e concrete di quanto i miti sul femminismo ci vogliano dipingere. E quella dose di follia e di utopia che spesso qualcuno legge in noi, ci serve per guardare altrove, oltre, per riuscire a sovvertire i ragionamenti, le regole di ruoli atavici, per lavorare su più livelli, a 360°. Dobbiamo recuperare le abitudini di scrittura, di confronto insubordinato, di dispiegamento delle nostre ali di pensiero e di riflessione. Non possiamo continuare a far a meno di ragionare su qualche base teorica. L’improvvisazione e la mancanza di punti di riferimento riducono ogni discorso a un mucchietto di cenere. Non è per me o per un ristretto gruppetto, ma per TUTTE le donne. Un passaggio necessario per un miglioramento vero e sensibile dell’intera società. Se non è politica questa, cosa lo è? E poi torniamo a parlar chiaro, a non aver paura di usare le parole giuste, di esporci, di chiamare le cose con il loro nome, senza eufemismi o giri di parole. Nulla deve spaventarci o intimorirci. Non dobbiamo mai tacere per compiacere qualcuno/a. Vogliamo cambiare il mondo e poi abbiamo paura di perderci in un bicchier d’acqua. ¡Levántate y anda mujer!

E ogni tanto ringraziamo le femministe di ieri e di oggi.. ci sono davvero tanti buoni motivi per farlo.

 

*Vi auguro una buona esplorazione del fumetto La Prima è Stata Lilith: la lotta delle donne nel mito e nella storia. Fumetti di Lydia Sansoni. Testi di Magda Simola. Stampato dalle Arti Grafiche Leva A & G – Milano, per conto della Edizioni Ottaviano, Via S. Croce 2, 20122 – Milano. Ottobre 1976. QUI 

Grazie a GenerAzioni Settantotto per la segnalazione! 

 


3 responses to “Cosa è successo al femminismo?

  1. paolam ha detto:

    Grazie anche per questa canzone che ricordo.

    Piace a 1 persona

  2. Paolo ha detto:

    è relativamente semplice: i femminismi sono di tanti tipi, come sono le donne quindi ci sta che non tutte le donne si riconoscano nello stesso femminismo

    "Mi piace"

  3. lasturmunddrang ha detto:

    Davvero interessante, grazie

    Piace a 1 persona

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