Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

L’abolizione è un processo a lungo termine

 

Egon Schiele

Egon Schiele

 

Ho tradotto questo post di Rebecca Mott del 5 febbraio (qui), perché tra le sue parole si legge la sua esperienza personale. Non sono parole buttate al vento, superficiali, vuote, sono parole di chi ha vissuto in prima persona l’esperienza della prostituzione. L’enfasi del suo appello è il risultato del suo vissuto, di un sentire viscerale, di anni di abusi e violenze. Nessuna parola è fuori posto se a scriverla è una donna con il vissuto di Rebecca. Un esempio prezioso per chi crede che si possono cambiare veramente le cose. La strada è lunga, costellata di ostacoli, ma va intrapresa con determinazione. Quotidianamente, ognun* con le proprie forze deve cercare di sradicare i pregiudizi e la rassegnazione che avvolgono questo argomento. Dire che nulla si può fare, che la prostituzione è per sempre è come aver dato ragione a tutti quegli uomini che ogni giorno usano le prostitute come merce, come oggetti. Non voglio più ascoltare giustificazioni del tipo: “fa parte della natura e della fisiologia del maschio”, “ci sono uomini soli che non possono fare altrimenti” ecc. La prostituzione non può essere considerata un servizio sociale di assistenza a “uomini in difficoltà”. Non è nulla di tutto ciò. Sono tutti alibi, che molte donne continuano a sostenere. Mi chiedo, ma non sarebbe forse giunto il momento di incrinare questa mentalità millenaria? Forse se iniziassimo tutte e tutti a guardare ai clienti con occhi realistici, vedremmo solo degli uomini violenti, degli stupratori, dei meschini padri e mariti, amici o figli, dei soggetti che non hanno mai avuto una sana sessualità, che guardano alle donne come a degli oggetti de-umanizzati o di serie B. E se dobbiamo intraprendere un’inversione culturale è ora di muoversi.
Non ci lasceremo intimidire da attacchi e pressioni di ogni sorta. Perché questa è sisterhood.

 

Mi accingo a scrivere qualche mia breve considerazione su cosa rappresenti l’abolizione per coloro che ne sono uscite e per me a livello individuale e perché non è semplice, né a breve termine.
È fondamentale capire chi e cosa sono le lobby del commercio sessuale (sex-trade lobby) e cosa non sono.
Questa lobby non è un gruppo di troll che si nascondono dietro un computer.
Questa lobby è molto organizzata, con finanziamenti ingenti, e recluta molti clienti e prostitute per costruire e montare la loro protesta.
Questa lobby è organizzata da coloro che traggono profitti dalla disumanizzazione delle prostitute – la sex-trade lobby è composta da papponi, ma non si occupa solo di profitti, pertanto è composta anche dai clienti.
Qui di seguito vi riassumo ciò che il mercato del sesso non è

Non ha interesse per il benessere psico-fisico o sessuale delle prostitute.
Non ha interesse a liberarle e a permettere una loro emancipazione.
Non fa nulla per migliorare i diritti umani delle prostitute.
Trascura completamente la salute e la sicurezza delle prostitute.
Volontariamente rende tutte le prostitute una classe sub-umana.
Perciò, se avete anche solo la minima sensazione che l’abolizione sia la risposta, smettete di credere alla sex-trade lobby e alla sua propaganda.
Non credete quando sostengono che la prostituzione può essere resa sicura – o anche un minimo sicura tanto da far finta che lo sia.
Non cascate nel mito che la prostituzione indoor può essere resa sicura, liberatoria e in qualche maniera “a favore delle prostitute”.
Inizia a ragionare con maggiore chiarezza, pensa al fatto che la maggior parte della violenza maschile sulle donne che non sono prostitute avviene in un ambiente domestico e da uomini conosciuti dalle vittime.
Perché le prostitute dovrebbero essere le uniche donne al mondo ad essere sicure quando si trovano da sole con un uomo tra quattro pareti – non ha senso, forse perché è pura spazzatura o semplici menzogne costruite da chi vuole trarre profitto dalla prostituzione indoor.
Siamo realisti – i clienti che comprano le donne, le vedono come merce, questi uomini sono spesso portati alla violenza, soprattutto se le loro aspettative vengono frustrate.
Questi clienti, sia che si servano della prostituzione di strada o da appartamento, di solito sono sadici quando sono in ambienti chiusi.
Osserviamo i più eclatanti casi di omicidi di prostitute – l’assassino di Ipswich abbordava le sue vittime per strada e poi le uccideva nel suo appartamento, lo stesso è avvenuto con gli omicidi a Bradford.
I numerosi omicidi in Canada ad opera di un serial killer che colpiva principalmente prostitute native americane, sono avvenuti all’interno del suo ambiente di lavoro (credo si tratti di Robert Pickton, ndr).
E, parlare, e seriamente ascoltare le donne che ne sono uscite, specialmente quelle che esercitavano in casa, essere al corrente, come noi, di quanto sia facile far scomparire le prostitute dai bordelli, dalle camere d’albergo, dalle case dei clienti, dai sex club.
È normale per una prostituta aspettarsi di scomparire dai sicuri ambienti della prostituzione indoor – ma non è abbastanza rilevante da essere riportato dai media, da essere contemplato nelle statistiche dei crimini.
Chiudi la prostituzione dietro una porta e così, come per magia, l’avrai resa invisibile.
Sto avendo difficoltà a concentrarmi mentre scrivo questo post, principalmente perché quando penso a sostenere coloro che sono uscite dalla prostituzione, avverto un profondo abisso di disperazione e mi assale il pessimismo.
Sono terrorizzata dall’idea che, come accaduto nella maggior parte dei casi nel corso della storia delle prostitute che si sono battute per la libertà, potremmo venire abbandonate dai nostri sostenitori ed essere lasciate da sole a fronteggiare la sex-trade lobby.
Ciò non deve accadere, a causa di questa lobby non si riesce ad attribuire umanità alla categoria delle prostitute, e la loro speranza di isolarci consentirebbe di rendere la nostra distruzione invisibile.
La sex-trade lobby ha provocato e sta generando un genocidio di prostitute.
È una forma di “genocidio intelligente” poiché reso invisibile, perché c’è un costante ricambio di donne disperate, quando qualcuna si loro scompare o viene assassinata.
È un genocidio che si nutre di tutte le miserie che affliggono il genere umano – recluta persone povere, in tempi di guerra o per catastrofi naturali, reduci da abusi subiti durante l’infanzia, tra coloro che subiscono discriminazioni razziali, tra donne che sono state rese cittadine di serie b, tra donne che non hanno autostima, e così via.
I commercianti del sesso reclutano e lo rendono un mercato altamente redditizio.
Si dovrebbe notare il loro cinismo e l’intento di mettere a tacere le nostre proteste per tutte le donne morte che non fanno notizia.
Per questo quando cerco di scrivere ciò che personalmente vorrei fare per sostenere e lottare per le prostitute, ricorda che il mio cuore è spezzato.
Voglio rabbia – non la reazione passiva di apprezzare gli sforzi delle fuoriuscite a rompere quel silenzio imposto.
Noi non vogliamo e non abbiamo bisogno della vostra pietà, le vostre lacrime nascondono l’apatia, voi state inscatolando le nostre vite per poterci controllare.
Molte delle sopravvissute desiderano essere libere, giustizia, abbiamo bisogno di “soldati” che si battano per questo – non semplicemente firmando petizioni, intraprendendo discussioni interminabili, o ri-raccontando storie simbolo.
Non è il momento per una trattativa – com’è possibile negoziare con la sex-trade lobby che non riconosce alle prostitute alcuna umanità?
È il momento di combattere a tutti i livelli.
Mi piacerebbe tornare alle vecchie pratiche, come quella di bruciare i sex shop, o di fotografare gli uomini che entrano nei sex shop/club o nei bordelli; il boicottaggio delle imprese porno, i picchetti nelle zone a luci rosse.
Mi piacerebbero delle azioni guidate e sostenute dalle sopravvissute.

Mi piacerebbe che riuscissimo ad ascoltare le sopravvissute a un livello più profondo di quanto facciano politica o le argomentazioni di breve termine – non ascoltare cosa rappresenti un trauma, la nostra percezione della violenza maschile, come viviamo immerse nella violenza.
Apprezzerei che in ogni discussione sul perché noi dobbiamo andare verso l’abolizione, vi fossero il dolore, la sofferenza e i traumi.
Mi farebbe piacere che ci fosse una manifestazione almeno una volta all’anno per commemorare la distruzione della classe delle prostitute – ma non dev’essere qualcosa a margine o come riflessione della violenza maschile.
Sarebbe un bel segnale se in ogni città ci fosse un memoriale permanente che ricordi queste perdite.
Sarebbero dei modi con cui la società potrebbe dimostrare che considera le prostitute degli esseri umani in tutto e per tutto.
Vorrei che ogni lettore/lettrice di questo blog interroghi gli uomini sul loro uso di prostitute. (Lo faccio quotidianamente sia con persone reali che nel mondo virtuale, questo li porta a irritarsi molto, ndr).
Desidero che ci siano uomini che si definiscano abolizionisti e che sappiano confrontarsi con altri uomini consumatori di sesso a pagamento.
Desidero che i clienti vengano seriamente puniti – per stupro seriale, per GBH/ABH, per tortura.
Desidero che ci siano pene severe per gli sfruttatori – per violenze psico-fisiche e sessuali, per reclusione forzata, per schiavitù, e tutti i crimini peggiori.
Perché è considerato sufficientemente congruo far pagare una ammenda ai clienti, che sono spesso degli stupratori seriali, capaci di torture psico-fisiche e sessuali – sarebbe il caso di sottolineare che forse le prostitute non sono considerate “esseri umani” a sufficienza da meritare giustizia?
Mi rendo conto che ci sarebbero altre mille cose da dire – ma fate qualsiasi cosa nelle vostre possibilità per fermare questo genocidio – non distraetevi, non guardate dall’altra parte.

 

Approfondimenti

♦ Da Anita Silvano

Lo Stato prosseneta.
“Non possiamo continuare a pensare la prostituzione come una questione di libertà individuale, ma dobbiamo capire che ogni sistema politico ha la sua politica sessuale e la prostituzione è sempre stata un’istituzione a disposizione del sistema di turno, nella fattispecie, adesso, del neoliberismo. Il neoliberismo cerca di farci pensare alla prostituzione solo dal punto di vista individuale, cancellando tutte le tracce del sociale che potrebbero metterla in discussione”.
Beatriz Gimeno

 

♦  Guardate a pagina 2 di questo ciclostilato del 1980:

1 Commento »

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