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Femminismo e Corano: la lotta delle donne musulmane

su 1 febbraio 2015
Feminismo islámico fonte Web Islam

Feminismo islámico fonte Web Islam

 

Mi rendo conto che sto entrando in un argomento complesso e molto delicato, ma vorrei sottoporre alla vostra attenzione un’analisi di Ana María Gutiérrez Ibacache, apparsa su Politica Critica a marzo 2014 (qui). Mi è sembrato interessante tradurlo, perché è ricco di spunti e di riferimenti bibliografici su un tema semi-sconosciuto. Si tratta di un approfondimento necessario e importante se vogliamo ragionare con una mente sgombra da pregiudizi e avvicinarci a comprendere le mille sfaccettature di un mondo culturale assai complesso.

 

Nell’immaginario comune, “occidentale” se vogliamo collocarci, le donne nel mondo islamico sono considerate come limitate socialmente a causa della loro religione e della loro cultura, che le confinerebbero in uno spazio principalmente privato. Ma per alcune di esse potrebbe essere invece un espediente per partecipare, lottare e integrarsi in un contesto pubblico. Vediamo come.

Il ruolo svolto dalle donne nell’islam è controverso, e questo avviene su tutte le questioni che concernono la religione e la cultura musulmane dal punto di vista occidentale. Pertanto, le visioni che si hanno della donna nella società appaiono contrapposte, sia nel mondo occidentale che musulmano.
Dal punto di vista occidentale, la donna nella società musulmana è priva dei suoi diritti fondamentali, politici e sociali a causa di un trattamento discriminatorio, di uno stato di inferiorità, di una sottomissione all’uomo e alla vita familiare, che la privano della possibilità di partecipare alle attività in spazi pubblici, tutte cose motivate dalla religione e dalle tradizioni. In contrapposizione, per il mondo musulmano e soprattutto per l’islamismo radicale, la donna è l’elemento generatore della famiglia. La famiglia, a sua volta, è la base della società, l’origine dei valori e la sua forza è l’unico modo per garantire una società fondata sui principi morali. Pertanto, la donna è una garanzia della purezza della società, da questo deriva la necessità di punire o isolare chi viola questa “purezza”.
Entrambe le culture, sia quella occidentale che quella musulmana, possono estremizzare le loro argomentazioni le une contro le altre, che non sono sempre legate alla difesa dei diritti delle donne, ma con lotte di carattere politico, economico, sociale e culturale. Per questo molte volte l’opinione meno conosciuta è proprio quella della donna musulmana.

Qualche anno fa, nel campo della difesa dei diritti delle donne nella cultura musulmana, ha incominciato a diffondersi con forza un nuovo movimento, il femminismo islamico che difende la piena parità tra uomini e donne partendo dagli insegnamenti del Corano. Questi movimenti femministi riconoscono il testo sacro come liberatore, ma anche che al momento non è così. Pertanto, non è il Corano, che ha generato la discriminazione delle donne, ma c’è stata una rottura della tradizione e una distorsione dei suoi insegnamenti che ha portato all’attuale struttura patriarcale nella maggior parte degli Stati musulmani, come spiega la giornalista Ana Fernández Vidal.
Il femminismo può essere una possibilità per l’integrazione delle donne musulmane nella società, in condizioni di parità?
Contestualizzando il rapporto tra femminismo e islam, si deve prima capire che il femminismo è tutta teoria, pensiero e pratica sociale, politica e giuridica che mira a rendere evidente e a rimuovere l’oppressione subita dalle donne e a garantire la piena ed effettiva uguaglianza di tutti gli esseri umani. In altre parole, si tratta di un movimento eterogeneo, composto di una pluralità di approcci e proposte (De las Heras, 2008).
“L’emancipazione della donna non può essere raggiunta in un ambito strettamente religioso”.
Così il femminismo islamico, in quanto tale, trae le sue origini nel femminismo laico, rappresentato da musulmane e cristiane. Queste femministe si sono diffuse in diversi stati per tutto il XX secolo, sia prima, che durante e dopo l’occupazione coloniale, in un contesto di modernizzazione e di nascita dei movimenti islamici riformisti. Il femminismo laico è un discorso e una pratica create da donne provenienti da diverse comunità religiose, dei paesi arabi del Mediterraneo meridionale, che desideravano istituire uno stato nazionale di cittadini uguali tra loro, in cui stato e religione fossero separati. Queste femministe e le loro organizzazioni avevano come obiettivo quello di garantire che le nuove istituzioni statali fossero egalitarie tra i generi, non solo in teoria, ma anche nella pratica. Volevano anche riformare le “leggi religiose in materia di diritti della persona”, tra questi, i codici musulmani e cristiani dei diritti della persona, elaborati dagli stati. Per questo attaccano l’islam come religione patriarcale che ha storicamente danneggiato le donne. Pur riconoscendo il miglioramento che rappresentava l’islam, al momento, ritengono che siccome tutte le religioni monoteiste hanno una essenza patriarcale, l’emancipazione della donna non può avvenire all’interno di un ambito strettamente religioso (Badran, 2008).

 

Afghanistan 1970

Afghanistan 1970

 

Tuttavia, il processo di modernizzazione e i problemi economici, o i conflitti sociali e culturali e tutto ciò che ne derivò, non incontrarono un canale di espressione adeguato, né una soluzione sociale e politica. Vi fu poi una rivitalizzazione dell’islam, che si tradusse in una rinnovata importanza dell’islam fondamentalista, a scapito dell’islam progressista, confidando nella religione per risolvere tutti i problemi sociali e politici, e insieme restaurare i dogmi. Inoltre, si tratta di un modo per reagire volto a proteggere la cultura, dalla minaccia rappresentata dalla società liberale occidentale in ambito economico, politico e sociale, che portano con sé capitalismo, democrazia e dissolutezza morale. Le donne hanno visto i propri diritti, in quelle società in cui si era raggiunto un maggiore livello di partecipazione, sempre più ridotti e si sono ritrovate nuovamente confinate nella vita privata, familiare, si sono ritrovate fuori dallo spazio pubblico che avevano conquistato.
In questo contesto nasce il femminismo islamico, come un movimento di protesta basato sul Corano, che rivendica la possibilità di raggiungere la parità di diritti tra uomo e donna sotto il segno dell’islam. Sono soprattutto donne che non vogliono abbandonare la propria religione e rifiutano il machismo e il sessismo imperanti nella maggior parte delle società musulmane. I principali approcci di questo tipo di femminismo sono (Prado, 2008):
– è un movimento che fonda le sue basi nel Corano e nello spirito egualitario dell’Islam: il Corano è una parte fondamentale per ottenere dei risultati per quanto concerne le richieste di una maggiore uguaglianza e viene portato avanti da donne dotate di conoscenze linguistiche e teoriche necessarie per sfidare le interpretazioni patriarcali e offrono letture alternative del Corano, volte a raggiungere la parità dei diritti.; e al tempo stesso come mezzo per confutare gli stereotipi occidentali e il fondamentalismo religioso. L’ijtihad – lo sforzo interpretativo – è molto importante a questo punto in quanto alla base delle richieste del femminismo islamico, nella misura in cui qualsiasi musulmano può interpretare il Corano ed è una lettura valida, dato che il testo fondamentale lo permette.
La posizione e il ruolo attualmente occupato dalle donne nella società musulmana proviene da una interpretazione della sharia o legge islamica, risalente al IX e X secolo e la ha imposta come verità inamovibile, a cui tutti i musulmani devono obbedire. Da questa interpretazione sono derivate una serie di trattamenti discriminatori e vessatori nei confronti delle donne, come le punizioni corporali, la violenza domestica, la poligamia, i codici di abbigliamento e la famiglia che limita la libertà delle donne.
– Posto che si deve effettuare una lettura analitica del Corano e che la giurisprudenza islamica classica non è una interpretazione oggettiva dei principi del Corano, ma relativa a un determinato periodo storico, e realizzata da un punto di vista patriarcale e autoritario, con un concetto di società estremamente gerarchico. Postulato anche che il vero islam contiene elementi importanti per la liberazione, quali la parità e l’assenza di gerarchie religiose, e propone di recuperare questi elementi come mezzo di emancipazione sociale. Questo implica la necessità di riformare tutte quelle leggi discriminatorie contro le donne sia per quanto riguarda le minoranze religiose, razziali e sessuali. Se la sharia prevede anche solo una minima discriminazione, da una prospettiva femminista, questa dovrebbe essere respinta. Al contrario, se la sharia implica una possibile applicazione del messaggio coranico di giustizia sociale e di uguaglianza di tutti gli esseri umani, allora è lecito difendere il diritto dei musulmani ad essere disciplinati dalla legge della sharia.
– Secondo questa visione, l’islam non sarebbe una religione patriarcale. Tutti gli esseri umani hanno pari dignità indipendentemente dal sesso; la discriminazione di genere dovrebbe essere combattuta e completamente sradicata; e una corretta interpretazione dei testi sacri e della tradizione giuridica costituiscono una importante sfida al patriarcato in un contesto islamico.
– Infine, il femminismo islamico promuove la partecipazione delle donne all’interno degli organi decisionali. Rivendica il diritto di proprietà, alla libertà individuale e all’indipendenza economica, basandosi sulla tradizione islamica. Richiede l’accesso alla moschea come un diritto delle donne musulmane.

Pro e contro
Si può vedere che, effettivamente, il femminismo islamico rivendica la difesa dei diritti delle donne e l’uguaglianza di genere nella società, così come il femminismo cerca di fare in tutto il mondo. Tuttavia, mentre la religione che il femminismo occidentale sperimenta è vista come uno dei principali fattori di oppressione delle donne, per il femminismo islamico diventa lo strumento attraverso il quale le donne possono lottare per la parità o in questo caso per una integrazione più giusta nella società, considerando il contesto religioso e culturale di questo tipo di società. Questo fatto, fa sì che per i movimenti femministi più radicali questo non possa essere un “reale femminismo”, lo invalida come tale.
Ragionando sui pro, se la religione è la causa per cui (le donne) sono state oppresse, discriminate e destinate a un ruolo inferiore rispetto agli uomini, l’unico modo per cambiare la loro posizione nella società è quello di modificare l’interpretazione (dei testi sacri) che è stata imposta da una società patriarcale. Pertanto, il femminismo deve adattarsi ai contesti politici, economici e culturali di ogni società, perché altrimenti le donne musulmane non avrebbero nell’islam un valido strumento per difendere i propri diritti. Per quanto riguarda queste donne, un femminismo che non trova la sua giustificazione all’interno dell’islam, è destinato a un rifiuto da parte del resto della società e sarebbe pertanto controproducente.

 

 

Maggiori informazioni e fonti:

Qui una recensione di Féminismes islamiques (La Fabrique, 2012), su InGenere, a cura di  Renata Pepicelli.

Qui  Femminismi musulmani. Un incontro sul Gender Jihad
“Femminismi musulmani. Un incontro sul Gender Jihad” a cura di Ada Assirelli, Marisa Iannucci, Marina Mannucci e Maria Paola Patuelli

DE MIGUEL ÁLVAREZ, Ana. “El proceso de redefinición de la violencia contra las mujeres: de drama personal a problema político” en Revista de Filosofía, Nº 42, 2007, pp. 71-82.

AMORÓS, Celia. Tiempo de feminismo. Sobre feminismo, proyecto ilustrado y posmodernidad. España: ed. Cátedra, 2000.

BADRAN, Margot. “El feminismo islámico en el nuevo Mediterráneo” en NOMANI Q., Asra Q: La emergencia del feminismo islámico. Oozebap, 2008.

BADRI, Balghis. “Feminismo musulmán en Sudán: un repaso” en NOMANI Q., Asra Q: La emergencia del feminismo islámico. Oozebap, 2008.

DE LAS HERAS AGUILERA, Samara. “Una aproximación a las teorías feministas” en Revista de Filosofía, Derecho y Política, Nº9, Enero 2009.

ELORZA, Antonio y BALLESTER, Mateo. “Islam y democracia” en Letras Libres, 2008.

GUERRA PALMERO, María José. “¿Servirá el multiculturalismo para revigorizar al patriarcado? Una apuesta por el feminismo global” en Leviatán Nº 80, Verano 2000.

“Feminismo e islamismo en Egipto: en busca de nuevos paradigmas” en Nodo50, 02/12/2004.

PRADO, Abdennur. “La emergencia del feminismo islámico” en NOMANI Q., Asra Q: La emergencia del feminismo islámico. Oozebap, 2008.

RAMÍREZ, Ángeles. “Libres, fuertes y mujeres: diversidad, formación y prácticas de los feminismos islámicos” en Feminismos en la Antropología: nuevas propuestas críticas. 2007.

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2 responses to “Femminismo e Corano: la lotta delle donne musulmane

  1. Paolo ha detto:

    con tutto il rispetto credo che la sola possibilità di liberazione non solo per le donne ma per ogni essere umano venga dalla progressiva secolarizzazione della società che ha come conseguenza una minore influenza della religione prima nella vita pubblica e poi piano piano nella vita provata delle persone o della maggioranza di esse
    E anche i musulmani femministi e non, se ne dovranno fare una ragione

    Mi piace

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