Nuvolette di pensieri

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Porno & Femminismo

su 19 gennaio 2015
Tre donne, Fernand Léger

Tre donne, Fernand Léger

 

Riprendo il tema del Porno, dopo le sollecitazioni che mi sono giunte in merito al mio post Porno & Violenza.

In quel pezzo cercavo di indagare sul porno che potremmo definire mainstream, quello maggiormente diffuso e le sue ricadute sulla violenza di genere. Mi hanno fatto notare che esiste un filone porno cosiddetto “femminista”, un porno “dalla parte delle donne”. Che cosa sia ce lo spiega bene Giovanna Maina qui.
Nasce all’estero, ma approda in Italia grazie al progetto Le ragazze del porno (qui).
Vorrei comprendere in cosa questo tipo di porno è femminista e non di genere, ossia come portatore di un’ottica di genere/di generi fluidi.
Riporto questa frase di Slavina (qui), videomaker, performer, antropologa, ragazza del porno:

«La censura non funziona più come apparato repressivo che vieta esplicitamente, piuttosto rende invisibili le forme dissidenti (o le ridicolizza: in questo la televisione è maestra) ed esalta quelle forme di “trasgressione” che sono funzionali al mantenimento del sistema, come la sottomissione femminile al maschio ricco e potente. Voglio dire che non esiste una censura che vieta, esistono le regole di mercato che impongono ciò che è vendibile e ciò che non lo è, perché minimamente dissidente».

Slavina evidenzia come la censura porti in effetti a favorire la diffusione e il mantenimento di quel modello di porno che avevo ritratto nel mio post.
Fin qui le cose mi tornano e il ragionamento di Slavina è molto acuto.
Ma poi leggo in un altro articolo: «Il mio cortometraggio si intitolerà “Alicia in the supermarket”, somiglierà a un musical, avrà sequenze di animazione. L’idea è di un piacere in vendita: che si compra, a pezzi, al supermercato».
Chiediamoci se possiamo accettare una frase così.

C’è veramente molta confusione e sono un po’ sconcertata che la parola “vendita” non faccia sobbalzare più nessuno. Tutto è vendita, la parola magica che sottende ogni rapporto, ogni cosa, ogni faccenda. Tutto è monetizzabile altrimenti non esiste, tutto è sul mercato: la mia idea di piacere come anche i miei diritti.
Personalmente ritengo che quando ci sono di mezzo i soldi e c’è qualcosa da vendere, c’è ben poco spazio per le libertà e i diritti.
Questo bisogno di porno è un bisogno reale o indotto? Per vendermi un prodotto, mi induci un bisogno, di porno come di qualsiasi altro prodotto sul mercato. La conoscenza del mio corpo, la maturazione del mio desiderio, la liberazione del mio corpo passa veramente per un video porno da acquistare? Ne siamo così sicure? Alla fine mi stai somministrando uno o più modelli preconfezionati di sessualità.
Forse non si tratta né di emancipazione, né di liberazione, c’è solo l’anima del commercio. L’espressione il “corpo è mio e me lo gestisco io” è qui del tutto subordinata e asservita a una logica di vendita di un prodotto. Quando una donna, mente e corpo, diventano oggetto sul mercato non c’è liberazione, ma asservimento. In questi tempi in cui mancano le idee, tutto può acquistare un valore che di fatto non possiede.

Trovo irricevibile, l’auspicio di Valentina Nappi (che rappresenta il porno mainstream) secondo cui ‘tutte le donne dovrebbero essere troie’ e che ‘tutte le ragazze dovrebbero essere ragazze ultra-facili’. Le donne devono essere ciò che desiderano, questo è il punto, senza sovrastrutture o modelli maschili/femminili di riferimento. Dove finisce la scoperta? Il rischio è che io torni ad essere soggetto passivo di modelli descritti e narrati da altri, seppur donne. La sessualità è anche un’avventura personale, fatta di tasselli di scoperte.
Una sessualità che separa corpo dalla psiche, come se il piacere fosse solo un dato materiale e meccanico, non rischia di deformare la realtà e di comunicare messaggi deformanti? Non si creano aspettative pericolose? Non si generano frustrazioni? Non è comunque un fake?
Ritornando al modello economico sottinteso, ci sono tutti i termini tipici dell’ultraliberismo: io ho diritto di arricchirmi in tutti i modi, senza limiti di sorta. Ogni ambito mi è concesso. Nulla cambia nella sostanza, perché anche il porno femminista è un prodotto commerciale e come tale non è un’azione politica di liberazione e di sovvertimento delle regole di un sistema, post-capitalista avanzato. Per essere rivoluzionari occorre andare contro il sistema, per cui se il porno femminista fosse su base volontaria, nessuno ci guadagnasse su, venisse distribuito e prodotto gratuitamente, io stessa urlerei al miracolo. Ma finché accettiamo le regole del mercato, non ci può essere un’azione politica delle donne, sincera e di rottura. Perché potremo anche non soggiacere alle regole del mercato mainstream, ma non ci potremo tirare fuori dai processi del mercato, perché comunque mi si sta commercializzando qualcosa. In cosa è anti-capitalista? Solo perché non sfrutta e non c’è coercizione, né violenza? Ma siamo sicuri che alla fine non sia soggetto alle stesse regole del mercato capitalista?
Ok il manifesto de Le ragazze del porno: non capisco in che modo sia anticapitalista una cosa che tu mi vendi. Come si intende combattere il sistema capitalista? Serve solo a togliere spazi al porno mainstream? Sarei interessata a comprendere la diffusione del cosiddetto “porno femminista”, rispetto al porno mainstream e a ciò che gira in rete. È in grado di polverizzare sul lungo periodo il cosiddetto “porno cattivo”, correggendone gli errori?
Siamo davanti a una sorta di mercato equo-solidale del porno? Tutto qui? Oppure è una trovata per risollevare l’industria del porno e produrre una specie di porno a km0 (che tra l’altro esiste già e viaggia in rete), condito da un discorso più “etico”?
Concludo con un ultimo quesito. Esiste una pornodipendenza anche per le donne? Con tutte le conseguenze del caso?

In questo post ho voluto inserire una serie di domande, di dubbi che spero qualcuno vorrà aiutarmi a dipanare.

Sto studiando un po’ il fenomeno, con letture specifiche. Non saltatemi al collo, a brevissimo proverò a rispondere ad alcuni degli interrogativi che ho espresso in questo post. Se poi vorrete chiamarmi bacchettona, moralista, reazionaria ecc. va bene lo stesso 🙂

 

 

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16 responses to “Porno & Femminismo

  1. Valentina Nappi chi, quella che si è dichiarata misogina su Wired? http://www.wired.it/play/cinema/2015/01/08/wired-intervista-video-valentina-nappi/
    Domanda: Sei in fondo un po’ maschilista?
    “Effettivamente io voglio distruggere la donna per quello che è comunemente: colei che fa sesso solo in un modo, la donna mamma. Non sono maschilista, sono misogina. Voglio distruggere la donna. Qualcuno me lo scrive, ed è vero, io faccio assolutamente male alle donne”.
    Ma tutta l’intervista è surreale. Vogliamo parlare della verginità come strumento di oppressione degli uomini?

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  2. Paolo ha detto:

    nel momento in cui ha il codice a barre ed è in libera vendita nelle librerie e si paga per averlo anche un libro di Simone De Beauvoir è una merce soggetta al mercato e secondo me di per sè non è un male.
    Detto questo: non credo che i romanzi di Saramago abbiano scacciato dalle librerie quelli di Fabio Volo così come i film d’autore e i candidati all’Oscar non tolgono dai cinema le commediole con adam sandler, e col porno sarà lo stesso: non credo che il porno femminista cancellerà il mainstream (non mi interessano giudizi etici del tipo buono o cattivo), si tratta solo di mostrare un altro tipo di porno, questione di pluralismo che non toglie quel che c’è ma aggiunge.
    Su Nappi: il suo problema è che è dogmatica come il sistema cui dice di opporsi. Una donna andrebbe rispettata e ritenuta libera a prescindere dal modo in cui vive la femminilità, l’eros, il sesso e l’amore: sia che sia disinibita sessualmente sia che no, sia che sia romantica o no per esempio.

    Sul tema della pornodipendenza..sono scettico anche per quanto riguarda gli uomini

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    • IDA ha detto:

      Paolo; la porno dipendenza esiste, non è un’opinione, è come la dipendenza dal gioco, ed è studiata e riconosciuta scientificamente. Definizione: “La dipendenza dalla pornografia è una forma di compulsione caratterizzata da un abuso di visione di pornografia con o senza masturbazione, che comporta una diminuzione della qualità della propria vita personale o familiare.” Sia per il gioco che per l’immagine pornografica, il cervello produce la dopamina, che è un neurotrasmettitore, e determina uno stato di benessere, ma più dopamina dai al cervello e più ne richiede, creando la dipendenza e di conseguenza anche l’astinenza, che provoca forti forme di depressione fino al suicidio.
      https://bccida.wordpress.com/2014/11/22/la-falena-zingara/
      http://www.siipac.it/it/patologie/dipendenza-da-pornografia/conseguenze
      http://it.wikipedia.org/wiki/Dopamina
      Alla domanda di Simona se esiste la porno dipendenza anche per le donne. Si! Esiste! Si stima che nel mondo occidentale ci siano da 11 a 12 milioni di porno dipendenti e il 20% sono donne. Non se ne parla molto, perché, il porno genera molti profitti. troppi per occuparsi della salute dei cittadini.

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      • simonasforza ha detto:

        Grazie Ida per avermi risposto. In effetti, questi particolari andrebbero evidenziati maggiormente, perché la dipendenza è reale e genera problemi reali. Il rischio è che con operazioni commerciali per “riverniciare il porno”, ci si dimentichi anche degli aspetti più invasivi e distruttivi.

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      • Paolo ha detto:

        sarei curioso di sapere cosa distingue un normale fruitore/fruitrice di porno da uno/a “dipendente”

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    • IDA ha detto:

      La stessa differenza tra un giocatore e un giocatore compulsivo. Gli effetti sul cervello sono gli stessi. La stessa differenza tra consumatore occasionale e tossico-dipendente.

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  3. simonasforza ha detto:

    Sai Ricciocorno, sto iniziando a pensare che siamo in una fase di “normalizzazione” dell’odio nei confronti delle donne, macro-categoria umana (per molti ancora un gradino sotto) ancora indegna di diritti. Ci abbiamo provato, ci proviamo a cambiare la cultura, ma non ne usciamo. Motivo? Siamo in un contesto sociale gerarchico e immobile, in cui i diritti sono sempre per prima cosa declinati al maschile. Se un problema è unicamente di target femminile, possiamo stare certe che potrà godere di un’attenzione solo minore e secondaria. Purtroppo i diritti sono fortemente connotati in base al genere. Le battaglie saranno molto più lunghe e difficili. Quel tipo di affermazioni non sono assolutamente derubricabili come una provocazione da parte di una donna, perché sono parte di una diffusa mentalità, molto pericolosa. In tutto ciò, noi donne siamo ancora una volta strumento e veicolo di questa mentalità, che se vogliamo chiamarla per nome è proprio patriarcale.

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  4. IDA ha detto:

    Ad essere sincera, i sostenitori del porno femminismo, se realmente credono in quello che sostengono sono degli ingenui. Sia l’omologazione che la diversificazione del prodotto fanno parte integrante del capitalismo, il porno femminismo è una categoria come un’altra, riservata all’appassionati del genere, lesbo, anal, gangbang, fetis e porno femminismo, fanno parte dello stesso marketing. Il capitalismo si combatte con il boicottaggio e il sabotaggio.
    La pornografia è sessista, e il sessismo non fa parte della sfera della morale. Al contrario la Nappi è una moralista, e tra le peggiori forme di moralismo, quello molto di moda oggi, che confonde dominio con il dominato, attribuendo al dominato le intenzioni del dominio.
    Altra confusione viene fatta, quando si sostiene che se sei contro il porno vuol dire che sei per la censura anche se di censura non ne hai mai parlato. Io sono contraria al porno e contro ogni forma di censura.
    Fino a qualche anno fa, io non ero contraria l porno, anzi, molto favorevole, perché pensavo che creasse scandalo, e lo scandalo, scandalizzare ed essere scandalizzati è la linfa vitale di una società. Ma questo era prima dell’avvento di internet, questo quando ero totalmente disinformata, sul porno. Il mondo della pornografia è molto mistificato, nulla e nessuno è quello che dice di essere, tutto è in funzione al dominio del maschio eterosessuale e del profitto. Non c’è nessun riguardo per la salute degli attori e dei consumatori, al contrario c’è il massimo disprezzo, sia per i consumatori che per gli attori.
    La pornografia è il mondo fantastico del maschio eterosessuale, dove la donna dice sempre “SI”, dove la donna non vede l’ora di fare un pompino al primo maschio che passa ed è sempre a gambe aperte, dove la donna viene de-umanizzata, le viene negata una soggettività, per essere considerate solo per l’utilizzo sessuale. E tutto questo lo chiamano erotismo..
    Il porno è il paradiso di ogni buon maschilista, dove la donna finalmente non rompe i coglioni e non ha le mestruazioni….

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    • simonasforza ha detto:

      Concordo con quanto dici Ida. Il mio post include una serie di interrogativi, spontanei, perché a me non bastano le etichette, anzi se proprio devo essere sincera mi urta non poco il fatto che si adoperino categorie in modo strumentale. La mia impressione è che siamo di fronte a un prodotto. Quindi tutti i ghirigori appartengono comunque al mercato. E allora dov’è il capovolgimento? Un prodotto per ciascun gusto, come sempre.

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      • IDA ha detto:

        Appunto, non c’è nessun capovolgimento diventa un genere come un altro. In più c’è un’altra questione quella della diseducazione sessuale, il facile accesso all’immagine pornografica, sopratutto in un paese come il nostro dove è vietato l’educazione sessuale, molti ragazzi e ragazze formano le loro convinzioni da immagini pornografiche. Quindi è la pornografia che educa sessualmente i giovani. Leggevo tempo fa che le attrici porno, nate dopo il 90, hanno avuto il loro primo contatto con filmati pornografici in un’età inferiore ai dieci anni. Ma anche per i maschi crea grossi problemi, se considerano normale le dimensioni dei peni, esposti nella pornografia.

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