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Porno & Femminismo

Tre donne, Fernand Léger

Tre donne, Fernand Léger

 

Riprendo il tema del Porno, dopo le sollecitazioni che mi sono giunte in merito al mio post Porno & Violenza.

In quel pezzo cercavo di indagare sul porno che potremmo definire mainstream, quello maggiormente diffuso e le sue ricadute sulla violenza di genere. Mi hanno fatto notare che esiste un filone porno cosiddetto “femminista”, un porno “dalla parte delle donne”. Che cosa sia ce lo spiega bene Giovanna Maina qui.
Nasce all’estero, ma approda in Italia grazie al progetto Le ragazze del porno (qui).
Vorrei comprendere in cosa questo tipo di porno è femminista e non di genere, ossia come portatore di un’ottica di genere/di generi fluidi.
Riporto questa frase di Slavina (qui), videomaker, performer, antropologa, ragazza del porno:

«La censura non funziona più come apparato repressivo che vieta esplicitamente, piuttosto rende invisibili le forme dissidenti (o le ridicolizza: in questo la televisione è maestra) ed esalta quelle forme di “trasgressione” che sono funzionali al mantenimento del sistema, come la sottomissione femminile al maschio ricco e potente. Voglio dire che non esiste una censura che vieta, esistono le regole di mercato che impongono ciò che è vendibile e ciò che non lo è, perché minimamente dissidente».

Slavina evidenzia come la censura porti in effetti a favorire la diffusione e il mantenimento di quel modello di porno che avevo ritratto nel mio post.
Fin qui le cose mi tornano e il ragionamento di Slavina è molto acuto.
Ma poi leggo in un altro articolo: «Il mio cortometraggio si intitolerà “Alicia in the supermarket”, somiglierà a un musical, avrà sequenze di animazione. L’idea è di un piacere in vendita: che si compra, a pezzi, al supermercato».
Chiediamoci se possiamo accettare una frase così.

C’è veramente molta confusione e sono un po’ sconcertata che la parola “vendita” non faccia sobbalzare più nessuno. Tutto è vendita, la parola magica che sottende ogni rapporto, ogni cosa, ogni faccenda. Tutto è monetizzabile altrimenti non esiste, tutto è sul mercato: la mia idea di piacere come anche i miei diritti.
Personalmente ritengo che quando ci sono di mezzo i soldi e c’è qualcosa da vendere, c’è ben poco spazio per le libertà e i diritti.
Questo bisogno di porno è un bisogno reale o indotto? Per vendermi un prodotto, mi induci un bisogno, di porno come di qualsiasi altro prodotto sul mercato. La conoscenza del mio corpo, la maturazione del mio desiderio, la liberazione del mio corpo passa veramente per un video porno da acquistare? Ne siamo così sicure? Alla fine mi stai somministrando uno o più modelli preconfezionati di sessualità.
Forse non si tratta né di emancipazione, né di liberazione, c’è solo l’anima del commercio. L’espressione il “corpo è mio e me lo gestisco io” è qui del tutto subordinata e asservita a una logica di vendita di un prodotto. Quando una donna, mente e corpo, diventano oggetto sul mercato non c’è liberazione, ma asservimento. In questi tempi in cui mancano le idee, tutto può acquistare un valore che di fatto non possiede.

Trovo irricevibile, l’auspicio di Valentina Nappi (che rappresenta il porno mainstream) secondo cui ‘tutte le donne dovrebbero essere troie’ e che ‘tutte le ragazze dovrebbero essere ragazze ultra-facili’. Le donne devono essere ciò che desiderano, questo è il punto, senza sovrastrutture o modelli maschili/femminili di riferimento. Dove finisce la scoperta? Il rischio è che io torni ad essere soggetto passivo di modelli descritti e narrati da altri, seppur donne. La sessualità è anche un’avventura personale, fatta di tasselli di scoperte.
Una sessualità che separa corpo dalla psiche, come se il piacere fosse solo un dato materiale e meccanico, non rischia di deformare la realtà e di comunicare messaggi deformanti? Non si creano aspettative pericolose? Non si generano frustrazioni? Non è comunque un fake?
Ritornando al modello economico sottinteso, ci sono tutti i termini tipici dell’ultraliberismo: io ho diritto di arricchirmi in tutti i modi, senza limiti di sorta. Ogni ambito mi è concesso. Nulla cambia nella sostanza, perché anche il porno femminista è un prodotto commerciale e come tale non è un’azione politica di liberazione e di sovvertimento delle regole di un sistema, post-capitalista avanzato. Per essere rivoluzionari occorre andare contro il sistema, per cui se il porno femminista fosse su base volontaria, nessuno ci guadagnasse su, venisse distribuito e prodotto gratuitamente, io stessa urlerei al miracolo. Ma finché accettiamo le regole del mercato, non ci può essere un’azione politica delle donne, sincera e di rottura. Perché potremo anche non soggiacere alle regole del mercato mainstream, ma non ci potremo tirare fuori dai processi del mercato, perché comunque mi si sta commercializzando qualcosa. In cosa è anti-capitalista? Solo perché non sfrutta e non c’è coercizione, né violenza? Ma siamo sicuri che alla fine non sia soggetto alle stesse regole del mercato capitalista?
Ok il manifesto de Le ragazze del porno: non capisco in che modo sia anticapitalista una cosa che tu mi vendi. Come si intende combattere il sistema capitalista? Serve solo a togliere spazi al porno mainstream? Sarei interessata a comprendere la diffusione del cosiddetto “porno femminista”, rispetto al porno mainstream e a ciò che gira in rete. È in grado di polverizzare sul lungo periodo il cosiddetto “porno cattivo”, correggendone gli errori?
Siamo davanti a una sorta di mercato equo-solidale del porno? Tutto qui? Oppure è una trovata per risollevare l’industria del porno e produrre una specie di porno a km0 (che tra l’altro esiste già e viaggia in rete), condito da un discorso più “etico”?
Concludo con un ultimo quesito. Esiste una pornodipendenza anche per le donne? Con tutte le conseguenze del caso?

In questo post ho voluto inserire una serie di domande, di dubbi che spero qualcuno vorrà aiutarmi a dipanare.

Sto studiando un po’ il fenomeno, con letture specifiche. Non saltatemi al collo, a brevissimo proverò a rispondere ad alcuni degli interrogativi che ho espresso in questo post. Se poi vorrete chiamarmi bacchettona, moralista, reazionaria ecc. va bene lo stesso 🙂

 

 

16 commenti »

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