Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Zone d’ombra

su 13 gennaio 2015

 

Oggi desidero proporvi un articolo, pubblicato a ottobre in Italia su Internazionale. L’autrice è Lydia Cacho, una giornalista messicana, autrice de I demoni dell’Eden. Il potere che protegge la pornografia infantile (Fandango Libri, 2014).

 

Dal 1993 il Messico include i “servizi sessuali” nel suo Sistema contabile nazionale (Scn), che è usato anche per determinare il prodotto interno lordo del paese. Secondo questi dati, i servizi sessuali calcolati corrispondono solo allo 0,5 per cento del pil. Ma come possiamo essere sicuri che questa cifra non comprenda le vittime della tratta di esseri umani? Viviamo all’interno di un doppio discorso, con l’Scn che calcola il contributo dei servizi sessuali all’economia formale e i politici messicani che da una parte vogliono perpetuare un modello di famiglia tradizionale e dall’altro se la spassano organizzando orge private durante le riunioni di lavoro. Chi lavora nell’industria del sesso a pagamento ha dei diritti civili che devono essere rispettati, questo è indiscutibile. Ma chi è convinto che la tratta di esseri umani scomparirà con la legalizzazione dei servizi sessuali si sbaglia di grosso.
Certo, è possibile considerare i servizi sessuali un’attività lecita in cui il corpo è uno strumento di lavoro, e sostenere che chi esercita quest’attività deve pagare le tasse, dev’essere tutelato e non dev’essere perseguito dalla giustizia. Ma questo punto di vista non tiene conto dei meccanismi culturali ed economici che reggono questa industria. C’è chi sostiene che nel capitalismo tutto è soggetto a un certo grado di schiavitù, di sessismo e di classismo, per cui nessuno dovrebbe pretendere che la prostituzione ne sia del tutto esente. Ma sono proprio lo squilibrio di potere, l’androcentrismo e lo sfruttamento di un modo di pensare che mercifica le donne invece del desiderio erotico a permettere a quest’industria di fatturare più di quindici miliardi di dollari all’anno.

È un’illusione credere che la piena legalizzazione del sesso a pagamento porterà la società a non discriminare chi si dedica a quest’attività. Ci sono preconcetti culturali radicati nella discriminazione di genere che sono estremamente difficili da eliminare dal discorso pubblico. D’altro canto, l’industria del sesso a pagamento vive e si rafforza grazie al perpetuarsi del maschilismo e al tabù del proibito, e presenta la sessualità come una fantasia basata sulla trasgressione.

L’industria del sesso non avrebbe un giro d’affari di miliardi di dollari se non rappresentasse una sfida alla morale pubblica entrare in un sexy shop dove un vibratore costa cento dollari e i film più venduti giocano con l’idea del proibito. Le barely teens, ragazzine protagoniste di orge con uomini adulti, l’hard sex, un’espressione usata dall’industria del sesso per celebrare lo stupro, o il sadomasochismo bondage che spaccia l’idea che la violenza intesa come un gioco con delle regole precise sia il miglior modo per mantenere la passione in una coppia: sono queste le cose che rendono di più dopo la prostituzione vera e propria nei locali notturni.

Il fatto è che, con la diffusione della pornografia gratuita e la rottura dei limiti della trasgressione su internet, chi vuole farsi pagare va in cerca di nuovi mercati nel porno adolescente (con attrici che hanno appena compiuto diciotto anni ma che ne dimostrano quattordici o quindici). L’industria del sesso a pagamento riproduce la cultura tradizionale, ma crea anche nuovi paradigmi di comportamento erotico.

Ecco perché è impossibile discutere della legalizzazione dei servizi sessuali senza parlare dei club, dei bordelli e della pornografia che sono sempre stati canali di riciclaggio del denaro sporco per le mafie e gli imprenditori corrotti. Insomma: se i servizi sessuali rientrano nel calcolo del pil, bisognerebbe smettere di affrontarne solo alcuni aspetti e rendere più trasparente tutto il settore. Ma questo è quasi impossibile, perché a muovere l’industria del sesso è anche l’opacità e perché il proibizionismo aumenta le vendite.

Le organizzazioni internazionali dei servizi sessuali e l’industria del sesso sostengono che le critiche sono frutto di una morale religiosa limitata e sessuofoba che nega i loro diritti civili. Il paradosso è che non vogliono uscire davvero alla luce e diventare del tutto legali, ma pretendono che lo facciano le donne, e solo in parte. È proprio questa la trappola dietro cui si nasconde il potere dei trafficanti di esseri umani.

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5 responses to “Zone d’ombra

  1. IDA ha detto:

    La diseguaglianza sessuale e il predominio maschile sono gli elementi fondanti , del capitalismo. Tempo fa mi capitò di leggere questo articolo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/17/gang-bang-il-racconto-noi-sei-donne-con-30-uomini-pagate-100-euro-a-testa/1067316/
    Da notare soprattutto i commenti, tutti incentrati sulle donne, ma gli uomini che hanno partecipato non esistono, e sono quasi certamente dei bravi padri di famiglia, difensori ad oltranza senza se e senza ma della famiglia tradizionale, son quelli che si sacrificano sempre.. le donne sono delle puttane. Non concepiscono la libertà sessuale, ma solo la libertà di disporre del corpo delle donne.

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    • simonasforza ha detto:

      Condivido le tue riflessioni Ida. Si tratta sempre di punti di vista cristallizzati, difficili da scardinare. Mi sconcerta un certo appoggio a questo tipo di mentalità da parte di alcune donne. Difficile far capire che nessun corpo può essere merce in vendita. Questo “coprire” e questo “comprendere” gli uomini è veramente incomprensibile.

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  2. Paolo ha detto:

    personalmente non sono attratto nè dal bondage nè dalle orge, nè dal sadomaso, mi sono sempre eccitato per cose molto “classiche” non capisco cosa ci trovino alcuni in manette e frustini quando per me due corpi nudi e caldi e eccitati sono sufficienti ma ci sono uomini e donne a cui questa roba piace e finchè parliamo di adulti consenzienti vanno rispettati.
    Che poi la trasgressione sia un elemento che PUO’ far parte della sessualità, mi pare innegabile

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  3. RossaSciamana ha detto:

    Citazione: “L’industria del sesso non avrebbe un giro d’affari di miliardi di dollari se non rappresentasse una sfida alla morale pubblica entrare in un sexy shop dove un vibratore costa cento dollari e i film più venduti giocano con l’idea del proibito. Le barely teens, ragazzine protagoniste di orge con uomini adulti, l’hard sex, un’espressione usata dall’industria del sesso per celebrare lo stupro, o il sadomasochismo bondage che spaccia l’idea che la violenza intesa come un gioco con delle regole precise sia il miglior modo per mantenere la passione in una coppia: sono queste le cose che rendono di più dopo la prostituzione vera e propria nei locali notturni.”
    Hai focalizzato su un punto sul quale rifletto da molto tempo, quello dei ruoli e canoni dell’industria del sesso, fantasie maniacali nelle quali pare debba essere tutto concesso perché tipiche di una sessualità patriarcale, neanche maschile ma appunto patriarcale. Non conoscevo la questione delle barely teens che devo dire mi fa venire i brividi e salire pure parecchio la rabbia, ma conosco persone che ritengono il bondage e il sadomasochismo una cosa normale mentre da sempre penso che siano (proprio per i ruoli e non solo) strettamente collegati al sistema capitalistico e al patriarcato.
    La prostituzione farà sempre parte delle società classiste, il mercimonio del corpo ne farà sempre parte e progressivamente ci saranno mistificazioni su questo argomento e “giustificazioni” da parte di coloro che vedono tutto come merce o che pensano sia una strada praticabile e normale avendo introiettato il patriarcato in loro.
    Il proibito poi, è esattamente l’opposto di una sessualità espressa liberamente, personalmente studio da anni le cultura matrifocali e su queste si è detto di tutto, sono propensa a credere che in quelle culture il tabù del proibito non esistesse ma che sia appunto uno strumento del patriarcato invece e su questo hanno basato un business pluri migliardario come dici anche te.

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    • Paolo ha detto:

      non sono un fan del sadomaso ma se una coppia lo fa consensualmente non vedo il male, tra l’altro ci sono pure uomini a cui piace essere il sottomesso alla donna mistress

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