Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Senza nome, senza volto

Matisse - Viso senza volto

Matisse – Viso senza volto

 

La comunità internazionale in questi giorni si è mobilitata per l’attacco a Charlie Hebdo. Contemporaneamente, e purtroppo già da molto tempo, i media occidentali sembrano dare meno importanza e rilievo a ciò che accade per esempio in Nigeria ad opera del gruppo terroristico Boko Haram. Nessuna insurrezione di massa, nessuna indignazione collettiva. Ci siamo forse dimenticati le studentesse ancora prigioniere? Quanto è durato l’interesse per #BringBackOurGirls?
Sono in pochi a dedicargli ancora attenzione. Ringrazio Narrazioni Differenti per questo recente post.
Riporto da un articolo di Internazionale:

“Ignatius Kaigama, l’arcivescovo della diocesi di Jos, capitale dello stato di Plateau, nella Nigeria centrale, in un’intervista alla Bbc ha accusato l’occidente di ignorare la minaccia del gruppo terroristico Boko haram. “La comunità internazionale dovrebbe avere lo stesso spirito e la stessa determinazione mostrati dopo gli attacchi in Francia”, ha detto l’arcivescovo dopo una nuova serie di attentati che ha colpito il nordest della Nigeria a Potiskum e Maiduguri, in cui in totale sono morte 23 persone.

 

Tutti noi dovremmo dare un forte segnale, per queste bambine che non diventeranno mai donne. Per ricordare le loro giovani vite rese strumento di morte e di terrore. Perché questi episodi non si moltiplichino e non si faccia uso delle anime e dei corpi di altre innocenti. Per chi non ha scelta.
Perché non basta sfilare per Parigi, se non c’è niente di sincero dietro. Che senso ha quando laicità e libertà si sbandierano solo all’occorrenza, una tantum, ma nella prassi quotidiana sono spesso ripudiate da molti di quei capi di stato e rappresentanti che sfilavano ieri a Parigi e non solo?
Mi dispiace, ma oggi non mi interrogherò su donne velate o su coloro che hanno un volto e un nome, sulle storie conosciute e riportate in questi giorni dai media. Non mi preoccuperò di scandagliare lo scontro tra civiltà e culture; né le difficoltà di una integrazione fallita nelle nostre tronfie società occidentali che si ergono a faro dell’intera umanità; né i miraggi di successo che si sono scontrati con una realtà che non fa regali a nessuno, se non nasci bene. Lascio queste analisi a chi ha o dovrebbe avere conoscenze e saperi specifici. Vorrei però esprimere ciò che penso.
Non c’è un noi e loro, no. Se iniziamo ancora una volta a tracciare la linea di confine commettiamo un errore enorme, perché strumentale a demarcare le parti. Un fronte ideologico a vessillo e a giustificazione di una guerra e di un nuovo scontro. Penso che forse occorrerebbe tornare all’essenziale, agli esseri umani, al valore della loro vita, prima di interrogarci sui costumi (legati al tempo storico) e sulle culture. Perché valori e culture sono elementi che vanno costruiti costantemente e non si possono imporre. Perché rischiamo di perderci le persone in carne ed ossa, con le loro aspettative, le loro storie e le loro unicità. Perché potremmo giungere a chiuderci a riccio senza tentare di comprendere la situazione che stiamo vivendo. Ammassare individui di qua o di là, in base alla cultura, alla religione, all’etnia ha sempre portato a tragedie immense. Ecco, nel mio piccolo penso che si debba fare un passo verso l’essenziale, verso l’importanza e verso l’unicità di ciascun essere umano.

Detto questo, qui, oggi, da questo micro spazio, voglio semplicemente ricordare tutte quelle bambine, ragazze e giovani donne che hanno subito sulla loro pelle le violenze e le conseguenze di queste folli azioni terroristiche. Bambine imbottite di esplosivo per esplodere a comando, svuotate della propria identità, della propria possibilità di scegliere, disumanizzate, rese armi azionate a distanza, piccole donne a cui è stato strappato un futuro, vittime di gruppi terroristici senza scrupoli. Le loro storie, i loro sogni, i loro nomi, le loro voci, i loro sorrisi e le loro lacrime, i loro volti che nessuno conoscerà mai e di cui nessuno si interesserà mai abbastanza. Ecco, oggi lo dedico a loro, a chi non c’è più e a coloro che ci auguriamo tornino presto a riabbracciare i loro cari. Che possa arrivarvi il mio abbraccio ovunque voi siate!

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