Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

No quiero hijos

su 8 gennaio 2015
Dora Maar - 1936,  Man Ray

Dora Maar – 1936, Man Ray

 

Il tema di oggi è: essere o non essere madri.
Ne avevo già parlato in altri post. Soprattutto, avevo segnalato il bel lavoro di Eleonora Cirant, importante perché ha in qualche modo aperto la strada nel 2012 a un dibattito su questa tematica, lasciando che fossero le stesse donne a parlare nel suo libro “Una su cinque non lo fa. Maternità e altre scelte”. Ottimi anche gli incontri che Eleonora organizza in giro per parlare del suo lavoro in maniera “circolare” e aperta. Momenti ricchi di spunti di riflessione.

Di recente sono nati due documentari dedicati: Stato interessante e Lunàdigas (in uscita il 22 gennaio). Il secondo accoglie anche le testimonianze di donne “note” al pubblico. Personalmente, preferisco maggiormente progetti come quello di Cirant e di Stato interessante, mi appaiono più autentici e perciò li sento più vicini.

Torno sul tema traducendo questo articolo (qui l’originale) di Cristina Fernández-Pereda e Cristina Galindo Galiana, pubblicato su El Pais Semanal, lo scorso 6 dicembre.

La scelta di non avere figli è diventata sempre più diffusa nei paesi occidentali. Molte donne preferiscono concentrarsi sulla vita personale e professionale, piuttosto che affrontare ciò che comporta essere madre. Negli Usa, dove questo tipo di scelta è maggiormente diffusa, una donna su cinque supera l’età fertile senza avere avuto figli (negli anni Settanta era una su dieci), sia per motivi socio-economici, che dovuti alle circostanze (non aver incontrato la persona giusta) o per problemi di fertilità. L’Europa segue lo stesso andamento, dove la Germania segna una delle maggiori percentuali mondiali di non madri. I sostenitori di una vita senza figli difendono con orgoglio la loro scelta. Ma permane la pressione sociale affinché si facciano figli.
Melanie Notkin affronta questo aspetto quotidianamente. Nel suo libro The Otherwood, il termine che l’autrice nordamericana ha adoperato per riferirsi alle “altre donne”, è un grido che descrive la realtà di migliaia di ragazze attorno ai 30 anni, che, come lei, si trovano ad affrontare la stessa domanda da parte di amici, familiari, colleghi di lavoro e anche sconosciuti: quando diventerai madre? Notkin ha deciso di raccontare la verità sulle donne senza figli, tre anni fa, quando ha iniziato a collaborare con Huffington Post. “Molti sostengono che si può anche fare figli da sole”, ha spiegato da New York, “sei troppo esigente… ma la soluzione non è così semplice”. Le donne che scelgono di non essere madri sono più di quello che appaiono, non si sentono rappresentate e come Notkin, hanno deciso di parlare attraverso un libro, dei documentari o su internet.
Negli Usa, questo dibattito ha avuto una diffusione pubblica maggiore rispetto a quanto accada in Europa. “Se avessi dei figli, mi odierebbero”, ha dichiarato la presentatrice Oprah Winfrey, 60 anni. “Non ho figli, ma la mia vita è stata soddisfacente. Lo sarebbe stata anche se avessi avuto dei figli”, ha affermato Condoleezza Rice, ex segretaria di stato sotto l’amministrazione Bush, (anche lei di 60 anni). Nel suo saggio, No quiero hijos. ¿Estoy loca? ¿Por qué nadie me deja en paz?, la blogger statunitense Gala Darling sostiene che ci sono altre cose che puoi fare nel corso della tua vita” e che l’unica cosa scomoda è che chi ascolta la tua risposta sembra conoscerla meglio di te. Darling indica due punti chiave dell’affermazione: “La società si aspetta che le donne abbiano figli (…). Dovrebbe essere una questione di rispetto; quando dici di non volerne, dovrebbe essere sufficiente a chiudere la conversazione.
La realtà è che questo accade raramente. È qualcosa che colpisce sia le donne che sanno di non poter aver figli che coloro che sperano di esserlo in futuro, in un momento che non è ancora giunto. Tabitha, la blogger di Geektastic, ha denunciato, come molte altre blogger, la sensazione di intrusione quando qualcuno le domanda perché non ha figli. “Quando sarai madre capirai” o “Cambierai sicuramente idea”, sono alcune delle risposte più frequenti che si ricevono. “Può non essere la loro intenzione, ma quando mi rispondono che cambierò idea, è come se mi stessero dicendo che la mia scelta non è giusta, e che non è il caso”. A volte certi commenti vengono fatti anche se non richiesti. Beth Lapides mentre si trovava dal suo fisioterapista, lamentandosi per il dolore, si sentì rispondere così: “non sopporti niente, meno male che non hai figli”. Nel suo saggio, riportato nel libro No es broma, escritoras que se saltan la maternidad, Lapides si chiede anche se tale affermazione sia legale.

Notkin spiega che, attraverso la propria esperienza e i dati raccolti per il suo libro, è riuscita a comprendere perché così tante donne sopra i 35 anni non abbiano figli, non solo per scelta, ma a causa delle circostanze. “Desiderano fare ciò che è giusto per loro”, dice. “Sono moderne, libere, indipendenti e vorrebbero anche dei figli, ma sono una maggioranza silenziosa”. Un’indagine condotta da Catherine Hakim, una sociologa britannica, in 25 paesi ha concluso che la decisione di non avere volontariamente figli è più diffusa tra gli uomini che tra le donne. Sommando i due generi, risulta che meno del 10% delle persone lo ha fatto per scelta.

Tra le donne statunitensi, di età compresa tra i 40 e i 44 anni, il 18% non sono madri, rispetto al 10% del 1976 (1,9 milioni di donne, rispetto alle 580.000 del 1976), secondo il Centro Pew de Investigaciones. Questa tendenza è simile in Spagna (il 18,1% delle donne tra i 40 e i 44 anni non hanno figli), Francia (20,6%), Finlandia (28,8%) e Germania (che detiene il record con il 33,6%), secondo i dati dell’OCSE. Nelle statistiche è difficile capire quante non sono madri per scelta. “L’assenza di figli sembra essere correlata alla formazione”, secondo l’OCSE. Per esempio, in Svizzera, circa il 21% delle donne di 40 anni non ha figli, ma questa percentuale arriva fino al 40% nel caso di donne con livelli di istruzione superiori. Nel suo libro Las mujeres sin sombra o la deuda imposible. La decisión de no ser madre, la psichiatra francese Geneviève Serre ha tracciato il profilo di coloro che scelgono di non aver figli: laureata, dirigente, vive nei centri urbani.

 

L’influenza dell’aumento del grado di istruzione sembra emergere anche in Italia (qui) secondo una indagine condotta da GfK Eurisko (ndr).

Per le donne che temono di pentirsi, o che semplicemente desiderano rinviare la gravidanza, la scienza ha messo a disposizione la crioconservazione degli ovuli. Gli studi legali sono stati i primi a fornire queste tecniche nel loro portafoglio di benefici salariali, con controlli e assicurazione medica. Di recente la stessa prassi, messa in atto da Facebook e Apple, ha destato molto clamore. I difensori di queste iniziative considerano la necessità di un crescente bisogno di una libera scelta all’interno della forza lavoro femminile. Per i suoi critici, queste pratiche sono una forma indiretta per convincere i propri dipendenti a non fare figli, invece di facilitare misure di conciliazione tra maternità e carriera.

“Abbiamo bisogno di ridefinire il concetto di famiglia e di riconoscere che le donne hanno un valore che va oltre la loro capacità procreativa”, denuncia Laura Scott che nel 2003 creò Childless by Choice, un progetto per indagare sulle ragioni per cui le donne, come lei, avevano deciso di non essere madri. Scott e Notkin concordano sul fatto che la maggior parte delle donne sperano di diventare madri tra i 25 e i 35 anni, ma per varie circostanze sono costrette a rinviare e quando raggiungono i 45 anni non lo desiderano più. “Altre, al contrario, lo hanno deciso già molto tempo prima” dice Scott.
“L’istruzione è un fattore, ma anche l’aspetto economico conta”, ha detto, riferendosi anche ai debiti contratti per pagare gli studi universitari. Notkin concorda sul fatto che la situazione attuale è il risultato del fatto che le donne stanno compiendo scelte molto più varie rispetto a quelle che ci si attendeva da loro. Assicura che sulla base delle conversazioni correnti su blog tra migliaia di donne, sui forum e attraverso i libri, può sembrare “più femminista” dire di non avere figli, come se fosse la scelta più autentica, quando in realtà si tratta di un processo più complesso.
Avere o non avere figli è oggi meno associato all’identità femminile rispetto a quanto accadeva 50 anni fa, si è compreso che non è l’unico destino delle donne, ma una combinazione di fattori, ma ciò non significa che la società in generale, e quella Usa in particolare, profondamente radicata nei valori tradizionali, ha tenuto il medesimo passo di milioni di donne. “Diamo ancora per scontato che le persone con figli siano più felici”, lamenta Scott. “Dobbiamo sbarazzarci dell’idea che i bambini siano degli investimenti economici per il futuro, oggi sono un lusso, una scelta”.

 

I figli non fanno necessariamente la felicità, non per tutt* per lo meno, motivo per cui la pubblicità della Fiat di Natale (qui) mi sembra veramente anacronistica, oltre ad essere una sottile ma lampante forma di violenza per chi non può o non desidera avere figli.

Non dimentichiamoci poi di salvaguardare i matrimoni.. guardate qui cosa si inventa la Comunità Europea per incentivarli.. Affrettatevi, più figli fate e più vi sposate, meglio è!

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2 responses to “No quiero hijos

  1. Paolo ha detto:

    mi sembra ovvio che più laica è una società, maggiore è l’emancipazione femminile intesa in senso laico moderno (emancipazione in cui l’invenzione della pillola contraccettiva ha giocato un ruolo importante) maggiore è l’istruzione femminile e l’accesso delle donne al lavoro meno figli si fanno o si fanno sempre più tardi (quando la fertilità femminile diminuisce), direi che è fisiologico nei paesi moderni e laici, chi più chi meno,…come è normale però che la società tenda a sostenere la natalità senza con questo colpevolizzare nessuno
    che poi non volere figli sia più femminista che volerne..ma anche no, questo etichettare politicamente le scelte di vita non mi piace. Ci sono donne che vogliono figli e li fanno (in accordo ovviamente col loro compagno!) in maniera “programmata” o no, c’è chi ne vorrebbe e non può per vari motivi, c’è chi non vuole figli, c’è chi non non ne voleva e poi cambia idea magari in seguito a una gravidanza non programmata, chi decide di portare avanti una gravidanza non programmata e chi decide di interromperla. Tutte scelte e desideri che meritano rispetto. un uomo non viene giudicato più o meno libero a seconda del suo desiderio di paternità, lo stesso deve valere per le donne

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