Nuvolette di pensieri

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Dominanza e violenza

su 30 ottobre 2014
© Franco Matticchio

© Franco Matticchio

Cito un paragrafo di Chiara Volpato e il suo “Psicosociologia del maschilismo“.

“Il lato più tragico del maschilismo è quello che traduce gli atteggiamenti di dominanza maschile in comportamenti di oggettivazione, mercificazione, violenza, che possono arrivare all’annichilimento fisico e psichico della vittima”.

Secondo Patrizia Romito nel suo Un silenzio assordante. La violenza occultata su donne e minori, 2005, ha evidenziato i pericoli di una separazione tra le diverse forme di violenza, che invece vanno considerate insieme per poterne cogliere gli aspetti comuni e la stretta interdipendenza. Spesso un filo sottile ma innegabile lega le forme di sessismo di ultima generazione (di cui parlavo in un mio post precedente), la pornografia violenta che sfocia in prostituzione, le forme di sopraffazione, gli stupri e i femminicidi. La violenza maschile è uno strumento di oppressione e controllo e un modo per sottomettere, per ribadire la superiorità gerarchica, nei confronti di donne, minori e anche altri uomini (mascolinità subalterne). Sembrerebbe che gli uomini siano programmati per l’aggressività più delle donne. La violenza tra uomini è per lo più dettata dalla competizione, mentre quella nei confronti delle donne è principalmente di tipo domestico. La cultura paternalistica ha sancito che le donne hanno bisogno della protezione maschile, subordinata all’accettazione del ruolo di genere. Quando si sovverte questo equilibrio, la violenza prende il posto della protezione, nel tentativo di riportare in riga la donna. Marco Cavina nel suo Nozze di Sangue documenta la violenza domestica dal Medioevo al Novecento.

A proposito di violenza domestica ho trovato significativa la Power-Control-Wheel, elaborata la prima volta negli USA da un gruppo di donne maltrattate e di operatrici e ricercatrici del progetto “Duluth”, in Minnesota.

Layout 1
Tutta la storia e molti studi dimostrano come buona parte della violenza sulle donne si poggi su un’asimmetria di potere e di status (socio-economico-culturale) uomo-donna. Alcuni potrebbero sostenere che le cose sono cambiate. Ebbene, se da un lato è venuto meno il sostegno ideologico alle pratiche violente e l’accesso al lavoro ha permesso alle donne di allontanarsi dai partner violenti (cosa che non è così scontata), così come status e potere si sono ampliati, dall’altro lato si registra una sorta di backlash da parte di alcuni uomini, che cercano di invertire la rotta, non accettano di perdere il dominio sulla donna. Le violenze sulle donne che pongono fine a una relazione o che vorrebbero vivere in modo non tradizionale e rivendicano la propria indipendenza, le molestie sul lavoro, lo stalking non sono altro che manifestazioni di questa resistenza maschile.
Carrie Yodanis, in Gender Inequality, Violence Against Women, and Fear: A Cross-National Test of the Feminist Theory of Violence Against Women, 2004, rileva una correlazione tra debolezza dello status delle donne e la probabilità di incorrere in episodi di violenza. Lo studio coinvolge anche l’Italia e noi italiane siamo tra coloro che maggiormente avvertono l’insicurezza, che le porta ad autolimitarsi, a non uscire al buio, oppure pensiamo ai consigli sull’abbigliamento anti-stupro. Tutta questa paura è indotta anche da un certo modo di riportare le notizie di violenza sui media, una sorta di battage affinché le donne si sentano più insicure e si affidino alla protezione maschile, nel tentativo di evitare che la violenza le colpisca. Capite che è un circolo vizioso e i messaggi dei media tutt’altro che neutrali.
Quanto il nostro contesto culturale in qualche modo incoraggia, alimenta e legittima la violenza sulle donne? Le parole che si adoperano e le rappresentazioni delle donne oggettivate e deumanizzate che si propongono sui media dovrebbero essere oggetto di valutazioni più accurate. Ma questo è un altro capitolo, che magari affronterò più avanti.
Purtroppo l’editoria è diventata anche questo.


7 responses to “Dominanza e violenza

    • simonasforza ha detto:

      Esatto Ida, tutto questo concorre a creare il clima ideale per suggerire che è meglio ricorrere alla protezione del manto maschile. Si creano gabbiette di sicurezza per animaletti femmine, anziché cercare di risolvere il problema alla radice (culturale), educando meglio gli uomini.

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  1. canettie69 ha detto:

    Sono contenta che qualcuno affronti questo tema nel silenzio assordante del discorso sulle donne. A me personalmente sta a cuore, ultimamente, il problema enorme che si è creato nel mondo del lavoro per le donne. Cerco di affrontare questo argomento nel mio blog essendo 45enne donna senza lavoro da due anni e purtroppo sempre più scoraggiata e depressa. Sembra che laureata – donna – single – bella costituiscano un mix micidiale che porta dritto all’esclusione sociale.

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    • simonasforza ha detto:

      Comprendo il tuo disagio, noi donne, in molti casi, veniamo percepite come problemi e non come risorse. Qualunque sia la nostra condizione siamo pericolose, perché alla base c’è un problema culturale. Il contributo delle donne nelle istituzioni, che dovrebbero essere parte del motore del cambiamento, è tremendamente insufficiente e a volte controproducente. Dobbiamo chiedere soluzioni, leggi universali, non particolari, non eccezionali, non temporanee, altrimenti resteremo ghettizzate a vita e mai nulla cambierà veramente. Ma di interventi strutturali non se ne vede nemmeno l’ombra. E poi dobbiamo imparare a fare rete tra donne, fare massa critica e cercare di spingere per il cambiamento.

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  2. BETTY ha detto:

    A proposito di soluzioni e Leggi, mi stupisce che, pur sedendo in Parlamento moltissime donne giovani, non una iniziativa sia emersa per affrontare proprio questa questione del rapporto donne-mondo del lavoro. Si parla di giovani, di pensionati, di cassintegrati ma è come se un’intera fascia della popolazione fosse dimenticata. Non so nemmeno se esista ancora il Ministero delle pari opportunità. E’ incredibile come nemmeno chi si oppone alle misure di questo Governo, membri del PD compreso, abbia l’intelligenza di non limitarsi a ripetere a pappagallo le solite tre frasi e non ce la faccia proprio a portar fuori un argomento diverso. Vogliamo parlare dei giovani 5 Stelle che dovevano essere i portatori di chissà quale nuova visione della società e dell’economia!!!
    Mio Dio!! Che desolazione

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    • simonasforza ha detto:

      Purtroppo il Ministero delle Pari Opportunità non esiste più, Matteo Renzi ha assunto le deleghe di questo dicastero. Di recente Giovanna Martelli è stata nominata consigliera per le pari opportunità, per coadiuvare il premier. Ma l’impressione generale è che si tiri a campare, senza occuparsi seriamente dei problemi. Se la fedeltà al capo è l’unico metro per le nomine istituzionali, si capisce perché i risultati siano così desolanti.

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  3. […] di simonasforza su 5 luglio 2016 Il “bambolina imbambolata” è solo l’ultimo episodio in ordine di tempo del sessismo e del maschilismo che permea stabilmente il linguaggio e gli atteggiamenti degli uomini nostrani, che facciano politica e siano dei rappresentanti istituzionali poi getta una luce fosca sul loro background valoriale e sulla palese incompatibilità con le loro funzioni.   Perché sappiamo che il sessismo non si compone di eventi eccezionali, ma quotidiani, tante pillole di becera in-saggezza che vengono gentilmente elargite da maschi che non riescono a porsi neanche per sogno in un atteggiamento paritario e rispettoso nei confronti delle donne, che non sono oggetti, suppellettili, vuoti soprammobili, ma persone, cittadine al 100%. Non tenere conto di questo, apostrofarle continuamente in questo modo, attaccarle per silenziarle con frasi sessiste, considerarle solo in funzione sessuale o come docili ancelle che obbediscono mansuete a ogni input maschile, sono cattive abitudini che devono essere sradicate.   Perché sessismo, maschilismo, misoginia sono sintomi di un ben più ampio morbo, si tratta di una egemonia dell’inciviltà, dello sberleffo dei valori della convivenza civile e rispettosa di tutt*, delle regole, delle norme. Questi sono sintomi di un modo malato di fare politica, che non si pone limiti di alcun tipo, capaci di passare sopra ogni cosa o persona si frapponga, che mette in campo metodi para-mafiosi, in cui la Politica diventa evanescente e restano solo i bacini elettorali, le clientele, gli scambi, gli accordi extra-politici, destra e sinistra si confondono e si mescolano in una medesima gestione del potere.   Finché le competenze e l’esperienza, il rispetto delle/degli altre/i, l’osservanza dei valori di civiltà e democratici e di convivenza paritaria, non torneranno al centro della Politica, questo avrà ripercussioni negative sull’intera comunità. E’ una questione di esempi e di modelli culturali. Ci sono personaggi che si credono superiori e onnipotenti, tanto da dimenticarsi delle regole alla base dell’appartenenza a una comunità composta da uomini e donne, con regole uguali per tutt*. Costoro pensano che la componente femminile sia una costola di quella maschile, da manipolare e da oggettivizzare all’occorrenza.   A questo e a tutte le altre prassi che ne derivano dobbiamo dire nettamente NO, BASTA! E’ ora di applicare una nuova etica, perché non basta parlare di pari opportunità e di valori come la trasparenza, l’antimafia, l’anticorruzione, si devono tradurre in realtà quotidiana, devono essere parte di noi stessi. Ripensiamo alla questione morale di cui parlava Berlinguer. I fenomeni sono strettamente interconnessi.   Ci sono sintomi da non sottovalutare. Non voglio più sentire da nessuno che gli attacchi sessisti e misogini sono problemi secondari, risolvibili conciliando in via privata. Sono questioni pubbliche, politiche, sintomi di un morbo molto più esteso, sono prassi perniciose e vigliacche, sintomi di una gestione del potere malata e dannosa. Noi non staremo zitte! Altri post sul sessismo: https://simonasforza.wordpress.com/2014/11/12/le-parole-contano/ https://simonasforza.wordpress.com/2014/10/16/le-strategie-del-dominante/ https://simonasforza.wordpress.com/2014/09/08/una-tutela-come-anestetico-no-grazie/ https://simonasforza.wordpress.com/2014/10/30/dominanza-e-violenza/ […]

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