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Ectoplasmi?

su 14 ottobre 2014
Roberto Cambi - Fantasmi urbani

Roberto Cambi – Fantasmi urbani

Questo è stato il secondo convegno sul tema della prostituzione che ho seguito nel giro di pochi mesi, indetti entrambi dal Forum permanente sulla prostituzione. In questo caso si è cercato di dare un taglio economico-sociologico, con uno spaccato sui traffici di esseri umani e le connessioni con la criminalità locale e internazionale. Sostanzialmente le premesse sono le medesime del precedente incontro. È stato sottolineato come la libertà di scelta interessi solo una percentuale esigua del fenomeno, in cui lo sfruttamento sessuale invece riguarda la maggior parte dei casi. Ivana Brunato ha affermato che non esistono buoni motivi per vendere il proprio corpo, soprattutto se alla base ci sono motivi come povertà, bisogno e degrado. Si cerca di andare oltre i luoghi comuni e gli stereotipi per parlare di prostituzione, un esempio. Sono stati invocati interventi strutturali che diano sostegno alle vittime di tratta. Ma si sa che in tempi di tagli, i risultati sono quanto mai incerti. Soprattutto, perché si parla di prostituzione solo per occasioni elettorali o in pochi altri rari casi. La Professoressa Luisa Rosti, economista dell’Università degli studi di Pavia, ha portato una interessante lezione sul rapporto tra etica ed economia, intrinsecamente legate. Rosti ha chiuso il suo intervento spiegando come non bastino le buone intenzioni per fare delle buone leggi. A buon intenditor poche parole. Qui i punti salienti della presentazione.

Luisa Leonini, sociologa dell’Università degli studi di Milano, ha esordito citando Max Weber e la sua distinzione tra etica della convinzione e etica della responsabilità. La prima richiama ciò che è giusto a livello individuale, sulla base di convinzioni personali. La seconda, che dovrebbe essere tipica della politica, ci deve spingere a ragionare sulle conseguenze del nostro agire sul domani (tipico esempio il tema dell”inquinamento). Le decisioni politiche devono avere uno sguardo sul futuro, leggendo anche cosa è stato fatto altrove. Quando si associa la parola prostituzione a quella di mestiere (il mestiere più antico del mondo) è come se se ne desse una legittimazione, una giustificazione allo sfruttamento del corpo, prodotto venduto al pari di altri. In un’epoca di capitalismo avanzato, l’elemento del consumo è dominante. L’agire è dettato dal consumo, così vendere il proprio corpo è legittimato. La mercificazione di tanti aspetti della nostra vita, rende normale che la prestazione sessuale diventi un bene vendibile e acquistabile sul mercato, consumabile, tanto da essere pienamente nel mercato e concorrere al calcolo del PIL. La cultura odierna ha prodotto la svalutazione del corpo (io aggiungerei: disgiunto dal mondo interiore e dalle emozioni) e la rivalutazione dei beni materiali (sono stati ricordati i fatti di cronaca dei Parioli). Il denaro da mezzo è diventato fine, per cui è diventato uno dei valori principali: “Il quanto corrisponde a chi sei. Non c’è forma di resistenza e diventa molto difficile resistere”. Il web ha ampliato le possibilità di incrocio tra domanda e offerta e in qualche modo è un canale di affrancamento di questo tipo di mercato. Si assiste a una normalizzazione del fenomeno anche attraverso il linguaggio: escort. In fondo tutto si basa su relazioni di potere (il denaro è potere), di diseguaglianza, di dominio, di bisogno, di necessità, di carriera. Il fenomeno è variegato ed è complicato da cogliere. Leonini richiama il modello svedese che starebbe dando buoni risultati (i clienti: Svezia 10% dei maschi adulti, Italia 30-40%). Qui, un post di Maria Rossi, che vi consiglio. Gli interventi dei consiglieri regionali lombardi Fabio Pizzul e di Stefano Carugo ve li risparmio: all’insegna del più puro buonismo e del messaggio elettorale più classico. Solita critica alla Lega che cavalca l’onda della riapertura delle case chiuse, ma nella sostanza tanta ipocrisia bipartisan. Fabrizio Maronta, giornalista di Limes, ha portato i dati di Europol, per evidenziare come l’80% dell’immigrazione irregolare sia facilitata da gruppi criminali di vari livelli. Ha illustrato le rotte dei contrabbandi di armi, stupefacenti ed esseri umani, le modalità di passaggio, i Paesi maggiormente coinvolti. Il tutto si svolge all’interno di un complicato giro di affari tra mafie locali e internazionali in Africa, Medioriente ed Europa. Il tema è poi stato sviluppato dal giornalista Alessandro de Lisi, Progetto S. Francesco, che ha spiegato i meccanismi adoperati dalla criminalità italiana. Quello che sorprende è il numero di organizzazioni che si occupano dei traffici (droga, armi e esseri umani): 27 solo in Italia. La prostituzione non frutta le cifre degli altri traffici, ma diventa un ottimo strumento di pressione politica e di controllo del territorio. I clan utilizzano una sorta di ricatto, per aumentare il consenso dei cittadini in una certa zona, spostano le prostitute da altre parti. Per non parlare della cosiddetta prostituzione borghese adoperata a fini corruttivi: di questo ne siamo fin troppo al corrente. Al termine del convegno ho avvertito un senso di smarrimento. Le storie delle donne sono state assenti. Nessuna traccia del loro passaggio, se non nella categoria nebulosa delle prostitute. Tutte nel mucchio, indistinte e indistinguibili. Tutte sotto la lente, ma alla fine senza riuscire a coglierne i particolari. Una spersonalizzazione delle donne e del fenomeno. Ma come si può capire veramente in questo modo? Diamo numeri e stiliamo classifiche: dati che rischiano di scivolare via, senza cogliere il nucleo del fenomeno. Nessun rimando alla realtà, tanto che alla fine la prostituta sembra un’entità astratta, sulle labbra di tanti, ma mai messa a fuoco. Questo approccio a mio avviso è pericoloso, perché poi lascia spazio al mito, alle costruzioni imbellettate che alcuni fanno della vita delle prostitute. Questa assenza delle voci di queste donne è un vuoto che va colmato, altrimenti parliamo su una vaga idea di cosa significhi prostituirsi, senza sapere nulla delle storie e delle vite reali. Un’altra annotazione. Le voci maschili, mi spiace dirlo, a mio parere, sembravano lontane, come se la questione non li riguardasse nel profondo. Ho avvertito l’effetto “pulpito” e nulla più. Luisa Rosti e Luisa Leonini, a mio avviso, hanno riempito di senso questo convegno e le ringrazio. Nel dibattito finale sono intervenuta perché non potevo trattenermi ulteriormente. Altro grande assente, in questo come in molti altri dibattiti sul tema, è l’uomo, l’Innominato Cliente. Possibile che l’uomo, il maschio non sia mai interpellato? Non si analizza mai la domanda, non si scandaglia mai la radice e la matrice maschile. Stiamo lì a cercare il sistema per controllare l’immigrazione, i traffici e gli sbarchi, per trovare la legge perfetta, gli strumenti per aiutare le vittime di tratta. Ma nessuno nomina mai quella cultura del dominio patriarcale che legittima l’utilizzo di quei corpi, divenuti oggetti sui quali esercitare il potere e il controllo. Nessuno è in grado di focalizzare l’attenzione sugli uomini. Come se il mercato della tratta e della prostituzione si reggesse con la sola offerta. Dove sono questi uomini? Se non li inseriamo in un discorso che vada a scandagliare i processi culturali, avremo una ricostruzione a dir poco parziale. Io desidero che si prenda atto e che si espliciti che alla radice di questo fenomeno esiste una precisa cultura che considera la donna come un oggetto sessuale da usare, ben antecedente alla cultura consumistica contemporanea. Non possiamo pretendere di risolvere le cose se non interveniamo precocemente a correggere questa mentalità. Sarà come tentare di riempire un secchio bucato. Dobbiamo educare i nostri figli a una sana, matura e corretta affettività e a delle relazioni paritarie. Non possiamo chiudere gli occhi e lasciare che gli adulti di domani si formino sulle medesime idee di dominio. Ripeto, qui c’è un problema di educazione ai sentimenti e a una sessualità equilibrata e consapevole. Rifiutarsi di parlare di certi aspetti, provoca solo danni. Introduciamo questa buona abitudine nelle scuole, rendiamo questo tipo di educazione un elemento imprescindibile e non lasciato alla buona volontà dei singoli operatori ed educatori. Rispondo a coloro che sono certa mi diranno che gli uomini con questa mentalità sono casi isolati: allora i clienti sono in buona parte fantasmi di uomini dei tempi passati? Allora i frequentatori di certi siti, come questo di cui parla il Ricciocorno, sono anche loro dei fantasmi. Crediamo ancora agli ectoplasmi? Non venite a raccontarmi che ci può essere libertà di scelta quando una delle due parti è in una situazione economica di necessità e quindi in posizione non paritaria. Questo serve solo ad aprire le porte alla legalizzazione dello sfruttamento e dell’uso del corpo delle donne. Far passare l’idea che il corpo delle donne possa essere una merce da vendere sul mercato, come un qualsiasi altro bene è distorsione, corrosione pura dell’etica, di ciò che è giusto e lecito. Ringrazio tutt* coloro che quotidianamente approfondiscono questo tema, considerando tutti gli attori, senza dimenticarsi nessun dettaglio. Il governo faccia qualcosa per sostenere i sistemi che forniscono aiuto alle vittime di tratta. ok ok2 ok3 ok4


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