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Una “tutela” come anestetico? No, grazie!

su 8 settembre 2014
Marta Orlowska

Marta Orlowska

Riassumo qualche passaggio del testo di Lea Melandri Amore e violenza, che sarà il punto di partenza per alcune considerazioni che volevo condividere con voi.
Nel disagio della civiltà, Freud inizia a cogliere l’aspetto violento che si annida nell’amore, per quel retaggio primordiale che si porta dentro: la nostalgia dell’originaria unità a due. Violenta è l’appropriazione del maschio sul corpo femminile, da cui ha ricevuto cure e stimoli sessuali (il dominio patriarcale); violento è anche il sogno d’amore, inteso come fusione di due esseri in uno, una ricomposizione del maschile e del femminile. La pulsione di morte è la tentazione di risolvere definitivamente la questione. L’aggressività è necessaria per conservare quell’unità ideale, trovando una minaccia all’esterno (questo vale anche per i gruppi, le nazioni e le etnie). L’Eros ha in sé una logica di conflitto (amore e guerra, in un rapporto di dipendenza circolare), che si può esprimere attraverso un’appropriazione del corpo femminile, la chiusura della donna in un ruolo di madre, di cura, la sua esclusione dalla comunità e dagli ambiti decisionali (salvo poi, nelle società che si ritengono più “avanzate”, destinarle le briciole della torta del potere).
“Lo stupro e l’omicidio sono le forme estreme del sessismo e sarebbe un errore considerarle isolatamente, come se non fossero situate in una linea di continuità con rapporti di potere e culture patriarcali che, nonostante la costituzione, le leggi, i valori sbandierati della democrazia, stentano a riconoscere la donna come persona”.
Relegare la donna a un ruolo puramente sessuale e legato alla procreazione, la cancellazione della donna come persona, individualità, soggetto politico produce inevitabilmente uno svilimento del suo corpo, che diventa vile, come quello di uno schiavo, di un prigioniero, su cui l’uomo ha esercitato da sempre, fino alle soglie della modernità, un potere di vita e di morte. Questa mentalità (di cui parla anche Zaron Burnett qui) è arrivata nel nostro contemporaneo (società, istituzioni, rapporti umani) e lo ha contaminato, rendendo latente (ma non meno pericolosa) questa pulsione, ma non l’ha cancellata. La violabilità del corpo femminile è un fattore culturale che ha permeato la comunità occidentale, dalle sue origini greche, romane e cristiane. La violenza non è un corpo estraneo, passeggero, frutto di un raptus: è un ingrediente delle nostre radici, con cui ci si deve confrontare. Fin quando non si affronterà questo problema in questi termini, nulla verrà risolto.
Per quanto riguarda gli aspetti emancipatori delle donne: se queste vengono messe sotto “tutela”, “protezione” attraverso nomine, concessioni di incarichi da parte dell’uomo, che le “includono” nel circolo del potere maschile e gli concedono uno spazio, si sarà compiuto un ennesimo atto di quel gioco sottile che è sempre stretto nelle redini maschili. Il cerchio del controllo dell’uomo sulle donne non si aprirà finché non saremo in grado di affrancarci da questi meccanismi, finché non ci rifiuteremo di essere la longa manus di qualcun altro che ci concede di esibire il nostro sorriso e nulla più. Vogliamo veramente che venga riconosciuto il nostro giusto valore? Evitiamo di essere l’ombra di noi stesse e la trasfigurazione di un corpo che non ci appartiene e che viene ancora una volta adoperato per essere merce e complemento d’arredo, in uno spettacolo in cui le decisioni e le scelte sono sempre dell’uomo. Diciamo pure no a questo spettacolo mutilatorio delle nostre aspirazioni legittime. Perché anche questa è violenza, quando il corpo, la materialità, l’involucro, sostituisce la donna come persona, soggetto di diritti, di saper fare e di contenuti. E se non ci accorgiamo di essere diventate ancora una volta merce, prodotto manipolabile, allora è giunto il momento di svegliarci. E faccio un appello alle donne: cerchiamo di riempire di senso le nostre azioni, dai sorrisi ad ogni cosa, educhiamo le più giovani a non separare corpo, anima, sentimenti e mondo interiore. Educhiamole a una giusta percezione di sé, del mondo in cui vivono, dei rapporti umani, delle relazioni, del denaro e di quel che è il vero successo (la trasmissione Presa Diretta di ieri sera testimonia un buco nero nella nostra comunità sociale). Quando i media esibiscono un corpo di una donna, svuotato della sua essenza, stanno proponendo un messaggio pericoloso: il successo, la carriera, i soldi e il potere per una donna vanno conquistati unicamente ammiccando e facendo la gattina. E purtroppo a noi donne, a quel corpo che portiamo in giro, viene sempre chiesto di dimostrare mille volte in più il nostro valore e il nostro merito rispetto a quanto viene preteso da un uomo. Concentriamo le nostre energie su un cambiamento culturale, che deve partire da noi stesse. Pretendiamo dagli uomini un reale cambio di rotta e di mentalità e non accettiamo regalini, carriere facilitate, insomma le briciole. A partire anche dal linguaggio, perché le parole contano tanto, forse più delle immagini. Il mutamento dev’essere profondo, noi donne dobbiamo esserne il motore propulsivo, altrimenti ci saremo rese complici di un mancato cambiamento. Non possiamo attendere che l’uomo, da solo, porti avanti quella rivoluzione culturale necessaria. Non dobbiamo mollare.


5 responses to “Una “tutela” come anestetico? No, grazie!

  1. Paolo ha detto:

    no l’amore se è sincero non opprime..l’eros, la seduzione la sensualità, il desiderio sessuale maschile o femminile che sia, non è semplicemente “dominio patriarcale”, fa parte dell’umano, fa parte della vita
    e no al sogno d’amore inteso non tanto come fusionalità ma come passione, fiducia reciproca e appartenenza reciproca nella libertà (che può sembrare un paradosso ma io credo possa esistere nonostante tutto) non rinuncio

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    • simonasforza ha detto:

      Capisco ciò di cui parli e concordo sulla “fiducia reciproca”. Mi riferivo all’amore inteso come possesso dell’altro/a, come se fosse una proprietà. Nessuna persona può essere considerata alla stregua di un oggetto. Occorre essere in grado di leggere quando in un rapporto si insinua questo istinto “primordiale”, che può essere molto pericoloso, perché porta con sé una miriade di conseguenze nelle relazioni.
      La violenza non è un elemento estraneo. Ti consiglio di leggere attentamente il pezzo di Burnett.

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      • Paolo ha detto:

        ho letto il pezzo di Burnett. Alcune cose le condivido altre meno, cercherò di riassumere le mie critiche, queste non sono tutte ma sono le più importanti: credo che la responsabilità degli stupri sia degli stupratori e indirettamente di chi dice che la vittima se l’è cercata, ma non di generiche battute a sfondo sessuale (quali? dette da chi in che contesto?) o di immagini violente . Quando passeggio da solo la sera mi rendo conto che una donna ha delle paure in comune con me e altre no e consapevole di questo mi comporto in maniera non minacciosa ma certo non posso e non voglio il fatto che sono un uomo sconosciuto che passeggia di notte e non posso impedire a lei di avere timore nel vedermi.

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      • Paolo ha detto:

        infatti il concetto di appartenenza reciproca (tu sei mio/a come io sono tuo/a) nella libertà non c’entra con “ti posseggo nel senso di proprietà. Ogni rapporto d’amore sincero per come io lo intendo oltre alla passione deve avere anche sostegno reciproco, fiducia reciproca che tiene a bada eventuali gelosie e non le fa degenerare in ossessione possessiva

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