Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Il Complesso

su 1 settembre 2014
Pieter Bruegel il Vecchio, The Triumph of Death, 1562. Madrid, Museo del Prado

Pieter Bruegel il Vecchio, The Triumph of Death, 1562. Madrid, Museo del Prado

Vi consiglio innanzitutto di leggere per intero l’intervista alla sociologa Andrée Michel, perché si tratta di un condensato di suggerimenti e chiavi di lettura di primaria importanza, soprattutto per gli stretti legami tra società patriarcale e gli aspetti militari/economici di uno stato.
Mi vorrei soffermare sul Complesso Militare Industriale, una sorta di patto di fratellanza tra i grandi industriali dell’armamento e gli alti dirigenti dell’esercito. Una combinazione vincente che presuppone da sempre la definizione, la creazione di un nemico, che possa fungere da motivazione e garantisca il successo del rapporto simbiotico di poteri. Una corsa agli armamenti sfrenata, ingiustificata se non per il CMI. Oggi ogni intervento militare viene giustificato con fattori umanitari e per garantire la democrazia, sempre di stampo occidentale. Tutte queste spese militari sottraggono risorse pubbliche importanti ai servizi rivolti alla popolazione civile. Siamo qui a considerare necessario ciò che è solo il frutto di una sovrastruttura più in alto di noi. Non stiamo parlando di fantapolitica. La Michel ha studiato a lungo il sistema CMI francese, che oltre ai militari e agli industriali, include le banche, i laboratori scientifici che elaborano nuovi sistemi d’arma, i partiti politici e i mass-media. Un meccanismo capillare per la creazione di consenso a un assetto militarizzato della società e per il controllo del dissenso. Per questo il femminismo con il suo antimilitarismo storico è pericoloso: mette a repentaglio un lavorio incessante volto ad anestetizzare il giudizio critico sull’operato dei governi. La Michel suggerisce che “Per cambiare la società bisogna partire da sé, comportarsi con coerenza, e cercare soluzioni davvero umane e democratiche”. Sarebbe pertanto auspicabile mobilitarsi non appena si verificano dei tentativi di intervento militare strumentale, chiedendo e pretendendo che i negoziati e il dialogo abbiano sempre la precedenza rispetto alle armi e alla violenza. Basta con le deleghe a scatola chiusa. Dobbiamo pretendere che le donne che ricoprono ruoli istituzionali importanti e rilevanti, soprattutto nell’ambito della difesa e della politica estera, non siano dei burattini nelle mani degli uomini, ma abbiano l’esperienza, la forza, le capacità per avviare un’altra politica, con il coraggio di sovvertire certi meccanismi per la soluzione dei conflitti. Le donne devono guardare in questa direzione. Ogni riferimento a fatti o a nomine recenti non è casuale.
Si legge nell’intervista che il CMI è una «una formazione sociale aggravata del patriarcato»:

“La militarizzazione rafforza e consolida a tutti i livelli il dominio patriarcale. Per funzionare il sistema militare necessita della sottomissione degli uomini, che devono obbedienza assoluta alla gerarchia. Perché questi accettino la loro strumentalizzazione, si permette loro di strumentalizzare le donne. Nei paesi dove da decenni vengono «esportate» le guerre, le basi e gli interventi militari dei Cmi occidentali, si concretizza nella prostituzione forzata, negli stupri e nei femminicidi, pratiche tollerate quando non autorizzate ufficialmente. Nella Repubblica Democratica del Congo, da anni le donne vengono sistematicamente violentate, torturate, uccise. L’obiettivo è traumatizzare la popolazione locale e forzarla all’esodo per sgomberare il loro territorio e permettere a certi capi di stato africani, e alle potenze occidentali che li sostengono, di impadronirsi delle ricchezze del sottosuolo. È per mettere fine all’impunità di questi crimini che chiediamo all’Onu l’istituzione di un tribunale penale internazionale per la Rdc che succeda a quello del Ruanda in chiusura alla fine di quest’anno”.

L’assetto militarizzato dei nostri rapporti sociali che si ripercuote nel rapporto tra i sessi può generare una escalation di violenza, e a farne le spese è proprio la donna. Per alcuni uomini diventa la giustificazione e l’unico modello da seguire. Facciamo caso, senza spostarci in zone di guerra ma restando in un contesto di “pace”, a quanti ambienti e situazioni sono intrisi di una mentalità militaresca e fortemente gerarchizzata. Da un lato c’è la coercizione e la forza e dall’altro un’obbedienza assoluta, che non ammette eccezioni. Le eccezioni vanno punite, sanzionate. Per alcuni uomini non è concepibile che vi sia ribellione alla gerarchia. Devo ammettere, anche per esperienza personale, che talvolta questo modello militaresco viene utilizzato anche dalle donne, specialmente in ambiente lavorativo e ha come bersaglio preferito proprio altre donne. Purtroppo queste sono le conseguenze di un’adesione nuda e cruda a un modello maschile: una falsa emancipazione e una triste riscossa.
La violenza che si impara ad esercitare sui campi di battaglia viene poi reimportata in patria, in occidente, attraverso i soldati che tornano dal fronte di guerra.
Naturalmente il CMI è vivo e vegeto anche in Italia. È impossibile non accorgersi dei sintomi e delle sue ramificazioni.
Vi ricordo che in base alle nuove formule di conteggio del PIL, i costi per gli armamenti sono stati “riallocati” nel capitolo investimenti, non sono più costi.
Noi non ci stiamo ad essere stritolate in questi ingranaggi. Diamoci una mossa!
Vi lascio con questa bella canzoncina, in tema:

P.S. a proposito di violenza, vi segnalo che il prossimo 25 novembre, in occasione della Giornata contro la violenza maschile sulle donne, torna lo #ScioperoDelleDonne. Di cosa si tratta? Leggete bene qui:

Facebook

Sito

“Scioperiamo per fermare la cultura della violenza, per protestare contro tutte le ingiustizie che subiamo ogni giorno”.

Facciamoci sentire!

“Con proposte, idee da mettere in campo per la giornata del 25 novembre prossimo, con iniziative e manifestazioni in tutta la penisola da rilanciare sui social network e su tutti i media e fare di nuovo rete per una grande e partecipata Giornata contro la violenza maschile sulle donne. Che dia uno scossone – fortissimo – a tutte le teste di questo paese”.

Anarkikka per #scioperodelledonne

Anarkikka per #scioperodelledonne

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8 responses to “Il Complesso

  1. IDA ha detto:

    Il monumento; una canzone poco conosciuta di Enzo Jannacci.
    “Il nemico non è, no non è
    oltre la tua frontiera;
    il nemico non è, no non è
    oltre la tua trincea;
    il nemico è qui tra noi,
    mangia come noi, parla come noi,
    dorme come noi, pensa come noi
    ma è diverso da noi.
    Il nemico è chi sfrutta il lavoro
    e la vita del suo fratello;
    il nemico è chi ruba il pane
    il pane e la fatica del suo compagno;
    il nemico è colui che vuole il monumento
    per le vittime da lui volute
    e ruba il pane per fare altri cannoni
    e non fa le scuole e non fa gli ospedali
    per pagare i generali, quei generali
    quei generali per un’altra guerra…”

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  2. Paolo ha detto:

    autoritarismo, mentalità militaresca possono essere maschili come femminili. Detto questo, non demonizzo i militari nè il mondo militare che quando si tratta di difendersi da chi ci attacca ha una sua utilità

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    • simonasforza ha detto:

      A mio parere autoritarismo, mentalità militaresca hanno matrici ben precise, non confondibili e se declinate al femminile mutuano sempre un modello maschile. La polpetta rimasticata può essere peggiore dell’originale, a volte. Per quanto riguarda la questione della difesa, è necessario spingersi oltre la superficie e scartavetrare un po’: a volte ci spacciano un po’ di tutto con la favola della difesa. Leggendo la sociologa Andrée Michel, molti trucchetti vengono svelati e quel che resta è ben triste. Grazie Paolo per il tuo contributo.

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      • Paolo ha detto:

        di nulla. mi limito solo a dire che una donna che fa parte del sistema militare o aderisce ad una mentalità di un certo tipo (che possiamo condividere o no) non è di per sè meno se stessa rispetto ad altre donne che fanno altre scelte o hanno un’altra idea o un’ altra indole

        quanto alla difesa, con tutto il rispetto per chi crede nella nonviolenza oggi ci sono certe minacce (penso all’islamismo armato) contro le quali l’uso della forza letale è necessario (non solo quello, ovviamente)

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        • simonasforza ha detto:

          Io sono per altri tipi di negoziazione, che vanno sempre tentati, ma seriamente, credendoci e investendo energie. Le pantomime di negoziazione per giustificare un intervento armato deciso a priori non servono a nessuno. Il problema centrale è la creazione del “nemico”, con tutto quel che ne deriva.

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      • Paolo ha detto:

        sistema militare o guerrigliero

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  3. […] e sopraffazione di stampo patriarcale ha campo libero. Secondo la sociologa francese Michel (qui un mio post in merito), la violenza che si impara ad esercitare sui campi di battaglia viene poi […]

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