Nuvolette di pensieri

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Spose?!

su 24 giugno 2014
Nujoud Ali - foto di Stephanie Sinclair

Nujoud Ali – foto di Stephanie Sinclair

Ci ho messo del tempo per iniziare a scriverci su. Non è semplice, perché mi sentivo strappare un pezzo di carne ad ogni storia che leggevo. Ma dobbiamo parlarne, perché quelle bambine potevamo essere noi, le nostre figlie o nipoti. Noi abbiamo avuto solo la fortuna di nascere altrove, in un contesto diverso.
I numeri del fenomeno delle spose bambine è allucinante: l’Onu stima che siano circa sessanta milioni nel mondo.
Il Niger è al primo posto, seguito da Rep. Centrafricana, Ciad, Bangladesh, Guinea, Mali, ecc. (i dati completi qui). Resta difficile censire i casi in gran parte del Medio Oriente.
Non ci sono solo ragioni culturali, analfabetismo, c’è soprattutto la povertà che spinge le famiglie a “dare in moglie” le figlie, per saldare i debiti e non doverle nutrire e mantenere. Da una ricerca condotta in Afghanistan, il 52% delle spose sono bambine.
Questa pratica compromette irreversibilmente la crescita e la salute psico-fisica di queste bambine, costrette a subire violenze e un tipo di vita che alla loro età non è ammissibile. Il loro corpo non può sopportare gravidanze così precoci, e anche psicologicamente sono pratiche devastanti. Solitamente le uniche vie d’uscita da queste situazioni sono uccidere il marito o suicidarsi, se non sei morta prima per gravidanze e violenza.
Queste giovani non conosceranno mai una vita normale, non potranno mai crescere e seguire le tappe tipiche di ogni età, né tantomeno studiare.
Quasi tutti i Paesi citati hanno fissato per legge un’età minima per il matrimonio, spesso a 18 anni, ma in molti casi, per questioni legate alla religione islamica, questo limite non viene rispettato. In Yemen, nonostante il divieto di matrimoni sotto i 17 anni, ci ricordiamo tutti del caso di Fawziya, 11 anni, costretta a sposarsi precocemente con un uomo più anziano. Lei ed il suo bambino sono morti durante il parto. Aveva solo 12 anni.
Ci sono storie di bambine anche più piccole.
Se sopravvivi al parto, ci sono altre complicazioni. Due milioni di queste bambine sono affette da fistole vescico-vaginali o retto-vaginali, in seguito a lacerazioni prodotte dalla pressione della testa del feto. Le fistole causano incontinenza.
Inoltre, devi augurarti che tuo marito non ti “doni” anche malattie sessualmente trasmissibili.
Vi consiglio questo post, che parla di Stephanie Sinclair, fotografa per il New York Times e per il National Geographic, che ha fotografato e documentato il fenomeno delle Child Brides.

Inoltre, qui trovate notizie sulla rete Girls not brides.
Un percorso infernale, davanti al quale non possiamo girare la testa e far finta di niente.
Per questo dobbiamo parlarne e chiedere di porre fine a queste pratiche.
Siamo vicin* a Razieh Ebrahimi, sposa a 14 anni, madre a 15, a 17 ha ucciso l’uomo che era stata costretta a sposare e dal quale subiva continue violenze, oggi rischia il patibolo in Iran. Qui l’appello di Amnesty International per salvarla.

Il fenomeno interessa anche i paesi “occidentali”, specialmente nelle comunità di immigrati. Qui Bologna e la Gran Bretagna. Si legge che sono state “inasprite le pene per il reato il ‪‎matrimonio forzato‬ in Gran Bretagna: fino a 7 anni di carcere per chi costringe qualcuno alle nozze contro la propria volontà. Attraverso l’inasprimento delle pene il governo di Londra si propone di salvare migliaia di potenziali vittime, concentrate soprattutto nelle comunità immigrate, garantendo loro la libertà di scegliere”.

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