Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

La norma c’è già

su 24 giugno 2014
Pausa - Sergio Cerchi (Firenze, 1957)

Pausa – Sergio Cerchi (Firenze, 1957)

Ci risiamo, siamo ancora qui a voler modificare un limite. Dopo Firenze, ora anche in Puglia c’è qualcuno che ci prova. Allora, se si è stabilita una soglia limite (28 settimane) perché si possa richiedere l’iscrizione nei registri comunali dei feti mai arrivati al termine della gravidanza, ci sarà un motivo. Il motivo è semplice, perché se tale limite non ci fosse, si creerebbe un pericoloso vuoto, che renderebbe attaccabile la stessa norma che consente alla donna di compiere una libera scelta. L’albo e la sepoltura sono i mezzi con i quali gli antiabortisti vogliono scardinare la Legge 194. Da un lato ci sono le famiglie che magari vorrebbero ricorrere a questa pratica, in totale buona fede, ma dall’altro ci sono le organizzazioni che premono perché quanto previsto dalla 194 venga cancellato per tutte. Una libertà di scelta che sarebbe negata. A partire dalla 28 settimana si parla di parto prematuro, prima si parla di aborto. Queste previsioni sono contenute nella legge 285 del 1990 e il DPR 254 del 2003: prima della ventesima i feti vanno nell’inceneritore, a meno che qualcuno non reclami i resti. Fino alla ventottesima le aziende ospedaliere sono obbligate alla tumulazione in fosse comuni, come accade per gli arti amputati, sempre che i genitori non preferiscano un’altra sistemazione. Dopo la ventottesima i feti diventano bambini, possono essere registrati all’anagrafe come nati morti e avere una tomba con lapide (nome e cognome) come tutti. Questi vincoli servono a disciplinare la materia, che altrimenti sarebbe aleatoria e soggetta a mille interpretazioni e strumentalizzazioni. Se l’obiettivo è il riconoscimento giuridico dell’embrione umano, non ci stiamo. Questo spalancherebbe il portone alla cancellazione delle norme per l’interruzione volontaria di gravidanza, contenute nella Legge 194. Significherebbe tornare agli aborti clandestini e condannare le donne. Naturalmente, non tutte, solo coloro che non si potrebbero permettere di andare all’estero o in cliniche private ad hoc. Torneremmo alla salvaguardia della salute e ai diritti differenziati per censo. Stiamo attent*!

 

Aggiornamento del 25 giugno 2014

Vi suggerisco questo articolo che parla del Museo della Contraccezione e l’Aborto di Vienna. Un ottimo modo per ricordarci quanto possa essere terribile la vita delle donne, in assenza di metodi sicuri di contraccezione e di aborto.

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