Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Spose?!

Nujoud Ali - foto di Stephanie Sinclair

Nujoud Ali – foto di Stephanie Sinclair

Ci ho messo del tempo per iniziare a scriverci su. Non è semplice, perché mi sentivo strappare un pezzo di carne ad ogni storia che leggevo. Ma dobbiamo parlarne, perché quelle bambine potevamo essere noi, le nostre figlie o nipoti. Noi abbiamo avuto solo la fortuna di nascere altrove, in un contesto diverso.
I numeri del fenomeno delle spose bambine è allucinante: l’Onu stima che siano circa sessanta milioni nel mondo.
Il Niger è al primo posto, seguito da Rep. Centrafricana, Ciad, Bangladesh, Guinea, Mali, ecc. (i dati completi qui). Resta difficile censire i casi in gran parte del Medio Oriente.
Non ci sono solo ragioni culturali, analfabetismo, c’è soprattutto la povertà che spinge le famiglie a “dare in moglie” le figlie, per saldare i debiti e non doverle nutrire e mantenere. Da una ricerca condotta in Afghanistan, il 52% delle spose sono bambine.
Questa pratica compromette irreversibilmente la crescita e la salute psico-fisica di queste bambine, costrette a subire violenze e un tipo di vita che alla loro età non è ammissibile. Il loro corpo non può sopportare gravidanze così precoci, e anche psicologicamente sono pratiche devastanti. Solitamente le uniche vie d’uscita da queste situazioni sono uccidere il marito o suicidarsi, se non sei morta prima per gravidanze e violenza.
Queste giovani non conosceranno mai una vita normale, non potranno mai crescere e seguire le tappe tipiche di ogni età, né tantomeno studiare.
Quasi tutti i Paesi citati hanno fissato per legge un’età minima per il matrimonio, spesso a 18 anni, ma in molti casi, per questioni legate alla religione islamica, questo limite non viene rispettato. In Yemen, nonostante il divieto di matrimoni sotto i 17 anni, ci ricordiamo tutti del caso di Fawziya, 11 anni, costretta a sposarsi precocemente con un uomo più anziano. Lei ed il suo bambino sono morti durante il parto. Aveva solo 12 anni.
Ci sono storie di bambine anche più piccole.
Se sopravvivi al parto, ci sono altre complicazioni. Due milioni di queste bambine sono affette da fistole vescico-vaginali o retto-vaginali, in seguito a lacerazioni prodotte dalla pressione della testa del feto. Le fistole causano incontinenza.
Inoltre, devi augurarti che tuo marito non ti “doni” anche malattie sessualmente trasmissibili.
Vi consiglio questo post, che parla di Stephanie Sinclair, fotografa per il New York Times e per il National Geographic, che ha fotografato e documentato il fenomeno delle Child Brides.

Inoltre, qui trovate notizie sulla rete Girls not brides.
Un percorso infernale, davanti al quale non possiamo girare la testa e far finta di niente.
Per questo dobbiamo parlarne e chiedere di porre fine a queste pratiche.
Siamo vicin* a Razieh Ebrahimi, sposa a 14 anni, madre a 15, a 17 ha ucciso l’uomo che era stata costretta a sposare e dal quale subiva continue violenze, oggi rischia il patibolo in Iran. Qui l’appello di Amnesty International per salvarla.

Il fenomeno interessa anche i paesi “occidentali”, specialmente nelle comunità di immigrati. Qui Bologna e la Gran Bretagna. Si legge che sono state “inasprite le pene per il reato il ‪‎matrimonio forzato‬ in Gran Bretagna: fino a 7 anni di carcere per chi costringe qualcuno alle nozze contro la propria volontà. Attraverso l’inasprimento delle pene il governo di Londra si propone di salvare migliaia di potenziali vittime, concentrate soprattutto nelle comunità immigrate, garantendo loro la libertà di scegliere”.

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La norma c’è già

Pausa - Sergio Cerchi (Firenze, 1957)

Pausa – Sergio Cerchi (Firenze, 1957)

Ci risiamo, siamo ancora qui a voler modificare un limite. Dopo Firenze, ora anche in Puglia c’è qualcuno che ci prova. Allora, se si è stabilita una soglia limite (28 settimane) perché si possa richiedere l’iscrizione nei registri comunali dei feti mai arrivati al termine della gravidanza, ci sarà un motivo. Il motivo è semplice, perché se tale limite non ci fosse, si creerebbe un pericoloso vuoto, che renderebbe attaccabile la stessa norma che consente alla donna di compiere una libera scelta. L’albo e la sepoltura sono i mezzi con i quali gli antiabortisti vogliono scardinare la Legge 194. Da un lato ci sono le famiglie che magari vorrebbero ricorrere a questa pratica, in totale buona fede, ma dall’altro ci sono le organizzazioni che premono perché quanto previsto dalla 194 venga cancellato per tutte. Una libertà di scelta che sarebbe negata. A partire dalla 28 settimana si parla di parto prematuro, prima si parla di aborto. Queste previsioni sono contenute nella legge 285 del 1990 e il DPR 254 del 2003: prima della ventesima i feti vanno nell’inceneritore, a meno che qualcuno non reclami i resti. Fino alla ventottesima le aziende ospedaliere sono obbligate alla tumulazione in fosse comuni, come accade per gli arti amputati, sempre che i genitori non preferiscano un’altra sistemazione. Dopo la ventottesima i feti diventano bambini, possono essere registrati all’anagrafe come nati morti e avere una tomba con lapide (nome e cognome) come tutti. Questi vincoli servono a disciplinare la materia, che altrimenti sarebbe aleatoria e soggetta a mille interpretazioni e strumentalizzazioni. Se l’obiettivo è il riconoscimento giuridico dell’embrione umano, non ci stiamo. Questo spalancherebbe il portone alla cancellazione delle norme per l’interruzione volontaria di gravidanza, contenute nella Legge 194. Significherebbe tornare agli aborti clandestini e condannare le donne. Naturalmente, non tutte, solo coloro che non si potrebbero permettere di andare all’estero o in cliniche private ad hoc. Torneremmo alla salvaguardia della salute e ai diritti differenziati per censo. Stiamo attent*!

 

Aggiornamento del 25 giugno 2014

Vi suggerisco questo articolo che parla del Museo della Contraccezione e l’Aborto di Vienna. Un ottimo modo per ricordarci quanto possa essere terribile la vita delle donne, in assenza di metodi sicuri di contraccezione e di aborto.

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