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Esercizi di sottrazione a 360°

su 5 giugno 2014
Magritte - La firma in bianco (1965)

Magritte – La firma in bianco (1965)

 

Qualche tempo fa, mi soffermavo ad analizzare le derive della frase: “Fa’ quello che ami. Ama quello che fai”.

Oggi ho recuperato questo post su FemminilePlurale, che in qualche modo mi ha richiamato quegli stessi rischi di cui parlavo nel mio post. La cura che si dedica e che si concentra sull’attività lavorativa diventa un’arma a doppio taglio, una sorta di autorizzazione e legittimazione dello sfruttamento, come se si desse il via libera a un sistema in cui il lavoro è senza regole, limiti, garanzie, dove tutti siamo sostituibili e per non farci sostituire siamo disposti ad accettare qualsiasi carico e obbligo. La cura che noi mettiamo in un lavoro che ci piace è il mezzo con cui diventiamo “ricattabili”, facendo rientrare queste dissonanze in un tunnel dal quale non usciamo più. Il nostro appagamento ci deve bastare, i diritti e il rispetto per un minimo di norme di base possono venir rinnegate. Noi donne poi siamo naturalmente abituate ad amplificare questo spirito di cura altruistica, al limite dell’auto-immolazione sull’altare del “faccio tutto io e faccio tutto al meglio”. Questo sia nel privato che nella nostra attività lavorativa fuori casa. Ci facciamo sfruttare e ci sfruttiamo fino allo sfinimento e in questo loop ci viene rubata la vita autentica. Così la nostra piacevole precarietà ci vede complici, almeno fino a che non decidiamo di svegliarci e di dire basta. Ma qui si presuppone un passaggio dall’individuale al politico.
Per noi donne la cura ha risvolti molteplici e ci porta a espandere il nostro ruolo di dispensatrici di cura in varie direzioni e ambiti: dal lavoro, alla casa, alla famiglia, ai genitori, agli anziani, ai figli.
Nel post di FemminilePlurale si legge:

“almeno la maternità – il lavoro di cura privata e pubblica per eccellenza – permette di fare esercizio di sottrazione”.

In pratica, significa sottrarsi alla obbligatorietà diffusa e farne oggetto di una libera scelta consapevole. Concordo con questa dichiarazione di libertà di scelta in tema di maternità, ma aggiungerei che dobbiamo far sì che ci sia sempre una possibilità di scelta e quindi di “sottrazione” (in varia misura e secondo diverse modalità) in ogni occasione in cui ci curiamo di qualcosa o di qualcuno. Io non mi rassegno a una impossibilità di incidere e di cambiare le cose sia nel privato che nel pubblico. Non accetto che i miei diritti e la mia libertà possano essere schiacciati nel nome di un’omologazione e di un appiattimento di orizzonti, di natura culturale o economica. Non accetto che la mia disponibilità venga scambiata per un benestare a ogni nuova forma di schiavitù, specie nel lavoro.
Nel post di FemminilePlurale si legge in conclusione:

“Nessuna di noi è infinita. La cura è quella pratica in cui è essenziale la libertà di chi cura e la felicità che prova mentre lo fa (questo anche per il bene del curato). Chiunque abbia ricevuto o elargito cure controvoglia sa quanto siano essenziali queste dimensioni, quanto, se assenti, possano stravolgere la situazione. Nella cura vive il paradosso di un contesto che rende necessaria la scelta di cura ma contemporaneamente permette che sia la libertà l’origine di quella scelta. Allora sarebbe essenziale interrogarci sulla natura delle innumerevoli cure obbligatorie che produciamo, sulla libertà che sperimentiamo dentro quelle trincee e sulle sottrazioni che, per antidoto e compensazione, operiamo”.

Si ritorna, a mio avviso, alle preziose intuizioni e riflessioni di Ina Praetorius, di cui avevo parlato qui.
Dobbiamo anche riabituarci a recuperare il politico che è nelle nostre vite, perché ciò che permette la deturpazione dei diritti è il pensarci sempre declinati in maniera individuale, quando basterebbe osservare la moltiplicazione degli impatti che hanno i nostri comportamenti, le nostre pigrizie, la nostra rassegnazione a livello collettivo. Occorre tornare a ragionare in termini inclusivi e collettivi, alzando lo sguardo oltre il nostro ombelico.
A proposito di libera scelta sulla maternità, vi segnalo che a Milano il 6 giugno alle 19:30, nel contesto della Ladyfest , si terrà lo SpeeDebate | IO MADRE? DOMANI, FORSE, MAI! con Eleonora Cirant autrice del libro “Una su cinque non lo fa. Maternità e altre scelte” (FrancoAngeli, 2012) e con Daniela Danna, autrice di numerosi testi sul tema tra cui “Contro la procreazione”. Qui il sito della Ladyfest.

Mi dispiace un sacco non poter partecipare! Con la bimba piccola, la sera diventa un po’ complicato uscire 🙂

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