Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Vorrei capire cosa c’è dietro

Tramonto Odilon Redon (1840 – 1916)

Tramonto Odilon Redon (1840 – 1916)

 

Ho letto questa notizia e qualcosa non mi quadrava e tuttora, dopo averci riflettuto su, ci sono degli aspetti leggermente opachi. E quando qualcosa è opaco, non riesco a capire cosa c’è dietro. La storia: una donna che scopre di essere incinta e decide di non portare avanti la gravidanza. Per cui decide di fissare un appuntamento per abortire. Fin qui una storia normalissima.
Poi Emily Letts, così si chiama la donna, fa un’indagine: “Inizialmente voleva prendere la pillola RU486 e limitarsi a raccontare la sua decisione sul blog, ma poi ha trovato un video su Internet in cui una donna si era filmata mentre prendeva la pillola abortiva RU486, per mostrare alle altre donne che non era una cosa dolorosa e che era convinta della sua scelta. Letts provò a cercare filmati del genere di aborti chirurgici, non ne trovò e decise di girarne uno lei”.
Nell’intervista a Cosmopolitan, sostiene: “While I was pregnant and waiting for my procedure, I thought, “Wait a minute, I have to use this”. Due sono le strade: usarla per propri fini oppure per le altre donne.
Ok, ammesso anche che volesse fare un servizio buono alle donne, qui mi puzza un po’ di azione strumentale e di mossa pubblicitaria. Sembra che abbia fatto un’indagine in rete, prima di scegliere la modalità di aborto, come se volesse essere certa di essere la prima. Avrebbe potuto prendere la pillola, ma ha scelto la via chirurgica:
“I could have taken the pill, but I wanted to do the one that women were most afraid of. I wanted to show it wasn’t scary — and that there is such a thing as a positive abortion story. It’s my story”.
In tutta la vicenda, anche se non si vuol pensare male, si rischia di strumentalizzare le battaglie di coloro che cercano di informare sull’aborto e di assicurare una piena libertà di scelta. Qui, a mio parere, la dimensione personale viene meno e resta solo l’idea di esibirsi ad ogni costo, facendo passare messaggi e opinioni sbagliate su tutte le donne che decidono di abortire. Roba del genere rischia di essere un boomerang, non è detto che non sia stata pensata proprio per screditare chi abortisce e gli attivisti per l’autodeterminazione della donna. Non è detto che sia un aiuto per le donne. Cosa c’è dietro? Serve davvero per aiutare le altre donne? Serve davvero per scacciare via tutte le dicerie e le false informazioni attorno all’aborto chirurgico? Non so.
Un’informazione aggiuntiva: Letts è una ex attrice professionista.

Spero di sbagliarmi e che i miei dubbi siano falsi. Lo spero vivamente per tutte le donne.

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Giocattoli di genere

Gangs of Paris - France, 1950

Gangs of Paris – France, 1950

A quanto pare sembra diventato una moda interrogarsi sui giocattoli di genere. Ho già scritto altre volte sul tema, oggi ci torno su dopo aver letto questo studio.

Quando ero piccola, all’asilo, vigeva una separazione netta tra giochi per femminucce e per maschietti. Ricordo che adoravo i pupazzetti degli indiani e dei cowboys, ma non mi era permesso giocarci. Potevo solo colorare, disegnare e giocare con roba da femmine. Mi annoiavo a morte, anche perché sono sempre stata negata per il disegno ornato. Al di là del fatto che questo accadeva 30 anni orsono, nella mia vita quotidiana, extrascolastica, nessuno mi ha mai impedito di giocare con qualche giocattolo. Di solito la scelta era libera e tuttora, con mia figlia, cerco di assecondare il suo istinto, più che il mio. Per cui l’esperienza di Riley di cui parla l’articolo, in realtà è un non problema, in quanto basta cambiare corridoio e si possono scegliere tutti i giocattoli che si desidera. Il problema è più in noi adulti, gli stereotipi sono in noi. Nonostante mia figlia non abbia martellamenti sul rosa e affini, quando si tratta di scegliere un vestito o un paio di scarpe, si butta decisamente su articoli con fiorellini e simili. Questo cosa significa: che ognuno è fatto a suo modo e bisogna soltanto non pressare questi gusti, ma assecondarli. I gusti poi cambiano molto velocemente e facilmente. Non esiste una soluzione pratica alla ghettizzazione delle bambine nell’utilizzo di giochi “femminili”: l’alternativa, sarebbe bandire il rosa o i colori pastello o i giochi di cura e di bellezza, con un’ulteriore rischio di proibizione. Quindi un gioco di genere non mi sembra così decisivo nella maturazione e nella crescita, non penso che sia un problema vedere una bambina che gioca a cucinare. Sarebbe una violenza impedirle di farlo o nasconderle alcuni tipi di giocattoli solo perché considerati fuorvianti. Questo vale anche per i maschi.

Lasciamo i bambini giocare con quello che desiderano, senza la nostra perenne preoccupazione che questo possa ledere la loro crescita e il loro successo da adulti, perché secondo me gli adulti vanno nel panico solo perché hanno paura che i figli non siano adeguatamente equipaggiati per avere successo.
Spesso questi studi partono con dei risultati già prefissati e nel corso del loro processo dimostrativo, fanno di tutto per giungere a quel risultato predeterminato, scartando tutte le ipotesi e le prove che confutano la loro idea iniziale. Facendo così si manipola la realtà e si cerca di convincere che il mondo segua leggi che non hanno fondamento. Opinione personale.

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Riflessione personale, a posteriori

Paola Bacchiddu è la dimostrazione e la testimonianza di come non contino più i contenuti, nemmeno in politica. Cerco di spiegarmi meglio e non linciatemi a priori. Lei ha cercato di far arrivare i veri contenuti per settimane, ma alla gente questo non interessa o interessa molto poco. Per cui a un certo punto ha scelto di adoperare un post provocatorio e ironico su Facebook per avere una visibilità che non sarebbe riuscita ad avere in altro modo, vista la scarsa informazione da parte dei media sulla Lista Tsipras. Dal mio punto di vista in linea teorica le posso dar ragione, però, in questo modo ha ceduto alle regole di un certo modo di far politica e i contenuti lo stesso non emergeranno. Io non sono moralista, ma la Bacchiddu non so se ha fatto un buon servizio alla campagna della Lista Tsipras. Se ne parla, ma ancora una volta il bel programma della Lista non viene alla ribalta. Eppure su diritti, autodeterminazione e questioni di genere la Lista Tsipras ha idee eccezionali e chiare, che mi sono piaciute molto. Ma ne possiamo parlare o dobbiamo per forza ricorrere all’immagine, all’azione eclatante? Interessano a qualcuno veramente? La Bacchiddu ha il merito di aver messo a nudo questo aspetto. Non giriamoci attorno, siamo noi, con la nostra superficialità a non porre attenzione alle cose realmente importanti che dovremmo chiedere in campagna elettorale ai candidati e al nostro partito di riferimento.

Vi consiglio questo articolo di Lorella Zanardo, che espone il suo punto di vista sulla questione.

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