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Radici 2 – E le ragazze?

su 1 maggio 2014

albero in fiore

Ieri ho letto l’intervista a Jackson Katz riportata dal blog Il ricciocorno schiattoso, che ringrazio.

Ottima analisi, ma a mio avviso manca un pezzo della storia.

La cultura americana forgia un certo modello di uomo, che deve essere forte e di successo a tutti i costi. Il modello educativo forma due tipologie di uomo: lo sfigato e sottomesso (che servirà poi alla produzione e a essere comandato) e il capo, il leader, il bullo, colui che ha sempre successo in tutti i campi, specialmente negli sport. Come sostenevo nel mio precedente post sul tema, Radici, quest’ultimo modello, come anche il primo, possono portare ad innescare degli strani meccanismi di violenza, nel caso qualcosa non dovesse girare nel verso giusto: sia nel caso dello sfigato che a un certo punto si sveglia e decide di non voler più accettare la sua condizione, sia nel caso in cui il leader fallisca miseramente nelle proprie aspirazioni.
Ultimamente le cose stanno cambiando, stanno venendo a galla le potenzialità di successo nella vita reale dei nerd, di coloro che a scuola non avevano una fama eccezionale o non erano popular.
Alla forza fisica si sta sostituendo una capacità intellettiva, di venditore onnicomprensivo, alla Jobs, mantenendo comunque un sistema competitivo forte e altamente infiammabile, per poter gestire un apparato produttivo e militare molto efficiente. I germi di questa cultura sono riscontrabili ad esempio nel film Ritorno al futuro, nel quale il mingherlino McFly ha il sopravvento sull’energumeno senza cervello Biff. Se a prima vista questo finale sembra happy, se si guarda attentamente, l’immagine finale ci mostra il bullo a sua volta deriso e emarginato. Per cui si sono invertiti i rapporti di forza, ma sono rimasti immutati gli strumenti di sopraffazione e il tipo di relazioni sociali.
All’analisi di Katz manca l’elemento femminile. Cosa fanno le ragazze in questo sistema educativo? Le ragazze si dividono a loro volta tra sfigate/bruttine/secchione e popular/cheerleaders. Se nel mondo male si ha una violenza che colpisce essenzialmente gli altri, il resto del mondo, nel caso delle ragazze, uno stato di frustrazione e di risentimento tende a covare e può sfociare in una violenza autoinflitta, che va da forme di anoressia/bulimia a un tentativo di autoannientarsi attraverso il suicidio.

Naturalmente, non sono una tecnica della materia, si tratta di considerazioni personali.


5 responses to “Radici 2 – E le ragazze?

  1. Paolo ha detto:

    non condivido queste accuse verso il cinema, la narrativa racconta la realtà e l’umano, i Marty McFly e i Biff esistono e vanno raccontati, quanto ai personaggi femminili sono complessi quanto quelli maschili: è riduttivo ridurle a “ragazza popolare” versus secchiona” (che pure ci sono nella realtà ma possono e vengono raccontate come è giusto, in maniera complessa)..e le storie di amicizia femminile come quelle di rivalità non mancano come non mancano storie analoghe al maschile

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    • Paolo ha detto:

      è pur vero che gli USA sono una società competitiva e che da’ importanza all’individuo (sto banalizzando concetti che in realtà sono più complessi, non è che in USa sia assente il concetto di comunità), questo come tutte le cose ha i suoi lati positivi (finchè la competizione viene vissuta in maniera sana) e quelli negativi

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      • simonasforza ha detto:

        Ti ringrazio Paolo per il tuo commento. Quando sostieni che “la narrativa racconta la realtà e l’umano”, vorrei aggiungere che non è sempre così e anche il verismo o realismo stilistico sono sempre soggetti al filtro dell’autore e del contesto in cui vengono creati. Non penso che non esistano film o romanzi frutto di un deliberato intento didascalico, educativo, che si proponga di istruire la società e di orientarla in una certa direzione.
        L’esempio di Ritorno al futuro mi sembrava particolarmente calzante, perché non credo che gli autori avessero delle intenzioni palesi di rappresentare un certo meccanismo di successo. Il film in questione è la dimostrazione di come una cultura possa influenzare anche indirettamente e in modo silente. Se si fosse trattato di una rappresentazione puramente descrittiva, molto probabilmente il bullo sarebbe rimasto tale e la vittima non avrebbe avuto modo di riscattarsi, come accade in genere. Inoltre, perché inserire un rapporto capo-dipendente che poi viene ribaltato? Qual è l’elemento che ribalta la situazione? Il padre di McFly, che fino a quel momento era stato un pacifico e debole ragazzo, nel finale, decide di usare la violenza (dando un pugno al rivale) per avere il sopravvento. Quindi il messaggio da quel momento è: per avere successo con le donne e nella vita devi farti valere con qualunque mezzo.
        Invece, se guardiamo il racconto/film Stand by me, non avviene un cambiamento dei ruoli, non si arriva all’esplicitazione della violenza come metodo risolutivo. Non ci sono vittorie permanenti, ma ognuno ha la sua dose di vittoria e sconfitta nella vita.
        Ritornando a Columbine, i ragazzi che compiono stragi a scuola scelgono di mettere in atto un meccanismo violento moltiplicato per mille, perché un semplice pugno non è sufficiente ad affermare il loro desiderio di annientamento totale e perché avrebbero la peggio. Con armi da fuoco si pongono in una situazione di superiorità di forza.
        La mia “riduzione” o semplificazione era finalizzata a descrivere un contesto particolare, laddove ci sono situazioni che diventano focolai estremi di eruzioni violente. È ovvio che la realtà sia più complessa dei miei gruppi, ma mi sono volutamente dedicata ai particolari più estremi, ai poli opposti della realtà.

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        • Paolo ha detto:

          il messaggio è che per me non si può subire sempre le prepotenze dei bulletti di turno e a volte è possibile reagire..il pugno in questo caso è una difesa contro l’aggressione di un prepotente e violento che ha quel che merita e per me non è un messaggio negativo, si racconta una dinamica che esiste che è umana quanto quella di stand by me e non credo che debba portare alla columbine high.
          Quando ho detto che la narrativa racconta l’umano (filtrato dalla sensibilità artistica dell’autore che certo vive in una certa epoca e cultura e la racconta ma ciò non vuol dire che la sua opera non possa avere una valenza universale) non facevo una questione di contenuti “realistici” o meno..un romanzo fantastico racconta l’umano e la società (o determinati aspetti) come un romanzo di verga

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  2. […] passato ho già affrontato queste questioni (qui, qui, qui e qui). Il mio ragionamento odierno parte da un interessante post su Abbatto i muri. Secondo un […]

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