Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Quest’anno è diverso

1 MAGGIO

Provo a scriverci su. Provo perché è il “primo” 1 maggio, dal 2004, che passo da non lavoratrice. A settembre scorso ho dato le dimissioni per occuparmi a tempo pieno della mia famiglia. Ne ho già parlato e non mi soffermo sui motivi alla base di questa mia decisione. In questo primo maggio 2014 vorrei portare la riflessione su cosa accade oggi al mondo del lavoro. Ci sono derive che ci spingono verso soluzioni sempre più estreme, orari sempre più folli, turni senza regole e paghe da fame. Si invoca un ripensamento dei sistemi di protezione sociale, si sfornano nuove leggi che mortificano il lavoro e precarizzano la vita. Nonostante tutto si porta all’estero parte o tutta la produzione, servizi compresi. Evidentemente stracciare tutto pur di sperare di conservare un pezzettino di lavoro non è stato sufficiente, è stata una scelta che non ci ha portati da nessuna parte. Se vogliamo affondare in un mondo senza diritti e senza garanzie, siamo sulla buona strada. Dobbiamo avere il coraggio di invertire la corrente. Siamo quasi fuori tempo massimo. Si va verso la distruzione di ogni sicurezza e non è proprio la soluzione migliore.

Guardo al mondo femminile: pressato e compresso tra precarietà, disoccupazione, mancanza di servizi di sostegno alla conciliazione vita privata-lavoro. Ci ripetono che dobbiamo contribuire al PIL. Ci fanno sentire degli oggetti utili solo per essere adoperati dal sistema produttivo e come welfare in carne ed ossa. Ci hanno promesso tante cose, ma alla fine di tutto restano solo le parole e le richieste di ulteriori sacrifici. Badate bene che si tratta naturalmente di sacrifici che valgono unicamente per coloro che non sono “nate bene”. Le differenze di classe esistono ancora, solo che la discriminante è ancora più subdola, più sfuggente rispetto al passato. Non è solo una questione di genere. Ci hanno consigliato di studiare, ma siamo rimaste esattamente dove eravamo. L’ascensore sociale per noi non è mai esistito, così come non sono mai esistiti i diritti e i servizi. L’unica regola che vale in questo paese è la furbizia, l’inganno e la truffa, l’evasione e il clientelismo. Devi affiliarti e servire qualcuno.

Siamo così ciechi da non accorgerci del punto in cui siamo? Non avete ancora compreso che i diritti e le garanzie saranno ristrette solo per chi non si può difendere e per chi non ha un potere contrattuale? Siamo incredibilmente vicini allo smantellamento di tutte le conquiste ottenute nel secolo scorso. Ci stiamo immolando per la ripresa e non ce ne accorgiamo.

Vorrei che questo primo maggio accendesse i riflettori su tutte le donne che hanno compiuto una scelta, una rinuncia, non per sé, ma per il bene degli altri. Noi donne siamo specializzate in sacrifici, ma non devono essere un’attenuante per chi da sempre ci mette i bastoni tra le ruote. Vorrei che si cancellasse la parola discriminazione. Vorrei che il peso dei sacrifici venisse equamente distribuito, in ogni senso. Vorrei che noi donne trovassimo il modo di essere un fattore di cambiamento, un elemento di stimolo critico al sistema che si è inceppato. Vorrei delle donne con il coraggio di essere se stesse e di alzarsi in piedi per dire che le cose così non vanno e non possono andare.
Vorrei un primo maggio di lavoro della mente, perché la ruggine non ci blocchi e non ci renda servi.

Ringrazio Paola Bucci per l’immagine splendida 🙂

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BUON 1 MAGGIO A TUTT*

mafalda trabajo

Vi auguro un buon Primo Maggio, con questo scritto di Rosa Luxemburg.

 

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Radici 2 – E le ragazze?

albero in fiore

Ieri ho letto l’intervista a Jackson Katz riportata dal blog Il ricciocorno schiattoso, che ringrazio.

Ottima analisi, ma a mio avviso manca un pezzo della storia.

La cultura americana forgia un certo modello di uomo, che deve essere forte e di successo a tutti i costi. Il modello educativo forma due tipologie di uomo: lo sfigato e sottomesso (che servirà poi alla produzione e a essere comandato) e il capo, il leader, il bullo, colui che ha sempre successo in tutti i campi, specialmente negli sport. Come sostenevo nel mio precedente post sul tema, Radici, quest’ultimo modello, come anche il primo, possono portare ad innescare degli strani meccanismi di violenza, nel caso qualcosa non dovesse girare nel verso giusto: sia nel caso dello sfigato che a un certo punto si sveglia e decide di non voler più accettare la sua condizione, sia nel caso in cui il leader fallisca miseramente nelle proprie aspirazioni.
Ultimamente le cose stanno cambiando, stanno venendo a galla le potenzialità di successo nella vita reale dei nerd, di coloro che a scuola non avevano una fama eccezionale o non erano popular.
Alla forza fisica si sta sostituendo una capacità intellettiva, di venditore onnicomprensivo, alla Jobs, mantenendo comunque un sistema competitivo forte e altamente infiammabile, per poter gestire un apparato produttivo e militare molto efficiente. I germi di questa cultura sono riscontrabili ad esempio nel film Ritorno al futuro, nel quale il mingherlino McFly ha il sopravvento sull’energumeno senza cervello Biff. Se a prima vista questo finale sembra happy, se si guarda attentamente, l’immagine finale ci mostra il bullo a sua volta deriso e emarginato. Per cui si sono invertiti i rapporti di forza, ma sono rimasti immutati gli strumenti di sopraffazione e il tipo di relazioni sociali.
All’analisi di Katz manca l’elemento femminile. Cosa fanno le ragazze in questo sistema educativo? Le ragazze si dividono a loro volta tra sfigate/bruttine/secchione e popular/cheerleaders. Se nel mondo male si ha una violenza che colpisce essenzialmente gli altri, il resto del mondo, nel caso delle ragazze, uno stato di frustrazione e di risentimento tende a covare e può sfociare in una violenza autoinflitta, che va da forme di anoressia/bulimia a un tentativo di autoannientarsi attraverso il suicidio.

Naturalmente, non sono una tecnica della materia, si tratta di considerazioni personali.

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