Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Sforbiciamo lo stipendio?

aborto

La legge 194 è stata il frutto di un compromesso. Inserendo la possibilità per i medici di essere obiettori e quindi di non praticare l’interruzione di gravidanza, si è creata una pericolosa eccezione, che oggi sta mettendo a serio rischio non solo l’applicazione di una legge dello stato, ma soprattutto la salute delle donne. Si moltiplicano gli episodi in cui le donne sono sottoposte a veri episodi di violenza e di accanimento. Non c’è più il rispetto e la garanzia di diritti sacrosanti: alla vita, alla salute, al rispetto dell’individuo. Siamo carne da macello. Le continue disfunzioni delle strutture ospedaliere che pullulano di obiettori più o meno in buona fede, i pellegrinaggi in cerca della RU486, le torture psicologiche che ti propinano (vedi i fondi Nasko in Lombardia), le ore passate ad aspettare in attesa di una visita, sono tutti sintomi di un problema strutturale devastante. Dietro c’è una precisa volontà di negare un normale e sereno servizio.

Devi sempre affrontare la montagna, perché devi espiare la tua colpa. Per non parlare dello strano incremento di aborti “spontanei”.
E a livello istituzionale? Silenzio quasi tombale.
Nel mio partito sappiamo come va. Oggi leggo una delle poche voci indipendenti e serie del PD, Marina Terragni, che si avventura in una proposta interessante: decurtare gli stipendi ai medici obiettori. A mio avviso si tratta di una buona idea, da verificare, insieme alle organizzazioni sindacali di categoria. Sarebbe da studiare la percentuale di stipendio da decurtare in caso di obiezione. Sarebbe forse un buon strumento per far uscire allo scoperto tutti coloro che diventano obiettori per mera convenienza di carriera o simili.
Facciamone una proposta di legge, portiamola avanti, vediamo cosa accade. Sono curiosa di vedere le facce dei colleghi e delle colleghe della Terragni. Quanto meno un segnale di vita.
Quanto meno ne parliamo?

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Quando mancano le parole

ragù

Ho provato a soprassedere, ma ho dovuto cedere. Le esternazioni della Picierno a dir poco “infelici”, sono dettate da superficialità e da una voluta (o meno) non conoscenza della realtà. Quando vivi in certi contesti perdi il contatto con la realtà, almeno che tu non sia animato da doti personali che ti portano a mantenere i piedi per terra. Ci sono questioni su cui sarebbe preferibile non aprir bocca, se questi sono i risultati. Se non si sa che dire e se non si ha qualcosa di intelligente e sensato da dire, meglio tacere. La non curanza con cui si parla è indice di pigrizia mentale e di mancanza di rispetto per i potenziali interlocutori e elettori. Come se il voto derivasse da un atto di fede o di amore spassionato nei confronti di un leader o di un partito. Se si vuole essere sinistra, non è sufficiente la parola o un’etichetta. Parlando in questo modo si è non dissimili dalla destra becera e qualunquista. Che siamo all’interno di una permanente campagna pubblicitaria lo abbiamo capito, ma almeno ci risparmino questi consigli per gli acquisti.

Qui non si tratta di elemosina o di social card, ma di usare bene le parole. La Picierno, per quanto possa essere un’ottima deputata (mi era sembrata tale sino a ieri), si è giocata la carta credibilità.

Queste toppe postume lasciamole a casa. Leggendo quest’ultima intervista mi va in tilt il sistema nervoso. La Picierno che da brava massaia cucina il ragù per ore ed ore. Con 80 euro riesce a comprare macinato “sceltissimo”. Se volete, potete gustarvi il video della Picierno che fa la spesa. Oppure vederla a Ballarò.

Non ci lamentiamo se diventiamo una barzelletta e risultiamo indifendibili.

Vi consiglio questo post di Abbatto i muri.

Basta così.

Una militante sconcertata, per usare un eufemismo.

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