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La politica antimafia e le istituzioni

su 5 aprile 2014

A4 EVENTO PD 5 APRILE 2014 - DEF

Il circolo PD “Enzo Biagi” di Milano ha organizzato un incontro dal titolo “La politica antimafia e le istituzioni”, che ha visto il prezioso contributo apportato da personalità da tempo impegnate su questo fronte. I lavori sono stati efficacemente introdotti e moderati da Rosario Pantaleo, consigliere del Comune di Milano e membro della Commissione Antimafia.
Il Senatore Franco Mirabelli, membro della Commissione parlamentare Antimafia, ha esordito ricordando i grossi passi in avanti compiuti dalla magistratura nella lotta alle mafie, grazie anche al fenomeno del pentitismo. In parallelo si è registrato un rafforzamento delle capacità di appartati come la ‘ndrangheta, che ha saputo ritagliarsi un ruolo di primo piano in riferimento ai principali traffici illeciti, anche grazie all’accesso ai vari cartelli sudamericani della droga. La ‘ndrangheta ha scelto di mettere in atto una strategia molto invasiva e che riguarda il riciclaggio di denaro sporco, che ha nel nord Italia ha ottenuto un particolare successo, poiché le attività economiche sono più numerose e attive e risulta più semplice ripulire il denaro. La ‘ndrangheta ha una struttura molto solida, costituita da “locali” sparse sul territorio, con un buon grado di autonomia, che però rispondono tutte al centro del sistema, in Calabria. L’infiltrazione avviene con successo grazie alla scelta di non procedere quasi mai con azioni eclatanti o di scontri violenti, per restare invisibili, per non suscitare reazioni nell’opinione pubblica, per evitare fenomeni di pentitismo. Un esempio tipico di questa prassi è il fatto che dopo la faida tra famiglie di Duisburg del 2007, qualcuno scelse la via di una sorta di “pacificazione” tra i clan, che bloccò ogni forma di scontro violento, al fine di spegnere i riflettori sulla vicenda: gli affari prima di tutto. Senza pentitismo, l’azione di contrasto risulta molto più complicata. Con l’arrivo della crisi economica e la riduzione dei prestiti da parte degli istituti di credito, la ‘ndrangheta ha incrementato l’invasione del nord Italia, divenendo uno dei principali finanziatori alle imprese. Questo ha permesso alla ‘ndrangheta di penetrare nel tessuto economico, di inquinare l’economia del territorio: ciò comporta un pari inquinamento della democrazia del paese.
Il Senatore Mirabelli ha richiamato il caso di Sedriano, che è stato il primo comune lombardo sciolto per mafia. Questa vicenda dimostra come la ‘ndrangheta sia capace di costruire strutture composte da pezzi di economia reale e di pubblica amministrazione. Si evince che non solo la produzione ma anche il settore delle professioni (avvocati e commercialisti) e la politica sono coinvolti in casi di infiltrazione mafiosa. A tal fine opera l’art. 416 ter del codice penale, che interviene in materia di scambio elettorale politico-mafioso. Il Senatore Mirabelli auspica un ruolo forte degli ordini professionali, volto a punire i professionisti che si prestano ad azioni di connivenza con le organizzazioni criminali: attraverso la creazione di una white list di professionisti a garanzia della legalità.
La mafia si innesta su politica e P.A. per riuscire ad ottenere consenso sociale, attraverso il controllo sui fondi per i sussidi per i poveri. La ‘ndrangheta ha superato la prassi della corruzione di organismi politici, riuscendo a collocare propri uomini presso le istituzioni amministrative locali. Per questo motivo dobbiamo attrezzarci e adottare criteri di trasparenza nella scelta delle candidature, in vista delle prossime europee e amministrative di maggio.
La mafia è forte, ma si sono contemporaneamente creati dei robusti anticorpi costituiti dall’antimafia. Ciò è stato reso possibile attraverso una legislazione all’avanguardia, che va comunque costantemente manutenuta e aggiornata. In Italia è previsto il sequestro e la confisca dei beni in via preventiva, anche in assenza di una sentenza di condanna definitiva. Colpire i patrimoni (anche attraverso sinergie internazionali) è vitale, perché segna una vittoria morale e concreta dello Stato nei confronti di queste organizzazioni. Al fianco di questa prassi, va accelerato il processo che deve consentire una veloce restituzione di tali beni alla collettività. A tale scopo Mirabelli suggerisce la necessità di una modifica delle modalità di azione dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione di beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Occorre assegnare più potere ai magistrati che dispongono queste misure, in modo tale che decidano immediatamente che uso farne. Inoltre, va rivisto anche il ruolo dei custodi giudiziari. Siccome spesso sono intere aziende ad essere oggetto di confisca, occorre consentire che esse proseguano la produzione, prevedendo anche che arrivino le risorse finanziarie necessarie (da qui la necessità di una collaborazione con le banche). Al momento, per quanto concerne i fondi liquidi confiscati alle mafie, è previsto che confluiscano nel FUG (fondo unico giustizia). Mirabelli auspica che si crei un fondo ad hoc.
Mirabelli ha toccato anche il tema della necessità di una legge che preveda e persegua il reato di autoriciclaggio (ricordo la proposta presentata qualche giorno fa da Giuseppe Civati).
Il presidente della Commissione Antimafia del Comune di Milano David Gentili ha sottolineato l’importanza di coinvolgere tutti i ruoli nel contrasto alle mafie, poiché queste organizzazioni criminali creano legami trasversali tra professioni, settori economici, pubblica amministrazione. Uscire dall’omertà, dalla convenienza personale, dal clima di paura sono le ricette per creare un fronte coeso di lotta. Occorre contrastare la deresponsabilizzazione e spingere per una cittadinanza attiva e per una partecipazione responsabile. Questo significa agire anche a livello culturale e sin dalla scuola, come ha ribadito anche Laura Grata dell’associazione Libera. Milano è stata il primo Comune ad applicare la legge 231/2007 in materia di antiriciclaggio, che prevede l’obbligo per banche, operatori finanziari e pubbliche amministrazioni di segnalazione delle operazioni sospette, attraverso analisi (e incroci di dati) puntuali e periodiche di determinati indicatori di rischio. In questo il Comune di Milano è stato pioniere nel prevedere questo tipo di prassi, sia in capo a persone fisiche che ad aziende. Esiste un ufficio preposto alla ricezione di segnalazioni in caso di atti intimidatori, cambiamenti sospetti di licenze commerciali, incendi dolosi di attività commerciali ecc. Gentili ha ribadito la necessità di un codice di autoregolamentazione per i politici del PD, al fine di evitare spiacevoli episodi di infiltrazione mafiosa (vedi Pioltello e Lecco). Come Commissione Antimafia di Milano si è cercato di dare un segnale sanzionatorio (tramite la sospensione dell’appalto organizzativo) laddove le imprese che gestivano le feste di via e le fiere hanno dimostrato di non avere una conduzione corretta. Le situazioni opache come queste devono essere chiarite, anche grazie alla partecipazione diretta della cittadinanza.
Per quanto riguarda il PD, Gentili ha auspicato che le liste dei candidati siano rese pubbliche con largo anticipo, per consentire una verifica tempestiva.
Laura Grata, da tempo impegnata con Libera, associazione nata nel 1995 a ridosso delle grandi stragi di mafia degli anni ’90, ha ricordato gli sforzi per la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare, diventata poi la L. 109/1996, che ha previsto che i beni sottratti alle organizzazioni criminali siano restituite alla collettività, alla società, per fini di giustizia e sociali. Sicuramente un’impresa tolta alla mafia e affidata a una cooperativa di giovani ha un forte valore simbolico: un fiore che cresce laddove la criminalità aveva fatto terra bruciata. Ma spesso il passaggio non è così semplice e molte di queste attività falliscono e stentano a decollare. In questo alveo si inserisce l’iniziativa di Libera sui Forum regionali e interregionali sui beni confiscati alla criminalità organizzata, conclusasi con la con la Conferenza nazionale “Le mafie restituiscono il maltolto. Il riutilizzo sociale dei beni confiscati per la legalità, lo sviluppo sostenibile e la coesione territoriale”, che si è tenuta il 1 marzo in Campidoglio a Roma.
In Lombardia si contano 958 beni confiscati, di cui ben 585 solo a Milano. Le istituzioni del territorio milanese stanno svolgendo un’importante opera di controllo di tutto il grande cantiere dell’EXPO 2015, che sinora ha portato ad estromettere dai lavori 42 aziende risultate non in regola con i protocolli fissati per le attività.
Per rimarcare la centralità del tema del lavoro, si segnala l’iniziativa di Libera presso l’Università Statale di Milano, dal titolo: “Quale gestione per le aziende confiscate”. Tra i relatori Nando dalla Chiesa, Davide Pati, don Virginio Colmegna, Antonio Calabrò, Stefania Pellegrini.
Libera è impegnata anche in vista delle elezioni europee per creare una rete capace di incidere sulle istituzioni, per parlare di welfare e di sostegno a chi non ha lavoro. A tale scopo è nata l’iniziativa “Miseria Ladra”. La povertà è la peggiore delle malattie, perché senza uguaglianza e giustizia sociale si lascia spazio all’illegalità.
Il 24 febbraio 2014 anche l’Europa (qui e qui) si è dotata di una normativa in tema di confisca di beni alla criminalità organizzata, sebbene solo dopo sentenza definitiva passata in giudicato.

Il tema della legalità dev’essere centrale, perché non si tratta solo di criminalità organizzata, ma di rispetto delle regole: se viene meno si crea una frattura nel rapporto di fiducia cittadini-rappresentanti politici, che consente alla criminalità di infiltrarsi nelle istituzioni. Prevedere uno scudo fiscale per il rientro dei capitali dall’estero, varato quando Maroni era ministro dell’Interno, significa legittimare un comportamento illegale e derubricarlo. Un pericoloso precedente e un esempio da non ripetere.

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