Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

La nociva semplificazione analitica

La vicenda della Crimea viene vissuta in Spagna come un precedente per la questione dell’indipendenza della Catalogna, dove il 9 novembre si svolgerà un referendum a riguardo. Ne parla José Ignacio Torreblanca in un suo post.

La Spagna viene relegata ai margini del dibattito europeo, che ora si è spostato verso est. La questione catalana è un problema delicato, che non ammette soluzioni facili, ma richiede un approccio solido e serio dal punto di vista politico, intellettuale e umano. Ora però i riflettori sono puntati sulla Crimea e su come affrontare il tentativo della Russia di annettere la regione ucraina, anche qui attraverso un referendum. L’elemento centrale è che questa consultazione popolare avviene sotto l’egida russa ed è stata indotta tramite l’occupazione militare. I pericoli sono la spaccatura, la guerra civile, la destabilizzazione dell’area. Per scongiurare il peggio, oltre agli aiuti economici sarebbe auspicabile un grande accordo politico tra gli attori ucraini coinvolti, di cui si dovrebbero rendere garanti gli USA, UE e Russia; assieme all’invio degli osservatori OCSE.

Questi eventi hanno avuto una vasta eco in Spagna e come al solito, nella semplificazione imperante, nelle analisi frettolose e confezionate con l’accetta, l’idea della secessione catalana non è più così remota. In Ucraina siamo di fronte all’ennesima violazione del principio di sovranità nazionale, con ingerenze forti dall’esterno. Catalogna e Crimea sono due episodi che devono essere presi in considerazione separatamente, in quanto è impossibile assimilarli. Altre analisi sull’argomento non sarebbero d’aiuto: l’obiettivo deve essere aiutare l’Ucraina a trovare la propria strada per una convivenza pacifica e unitaria. Per il bene della pace e della sicurezza europee.

 

Aggiornamento del 20 aprile 2014:

A quanto pare il percorso del referendum catalano si è bloccato. Qui la notizia su El País.

Lascia un commento »

Better together?

Questo (naturalmente senza il punto interrogativo) è il motto della campagna dei laburisti unionisti, in vista del referendum del 18 settembre prossimo, in cui si gioca l’indipendenza della Scozia. L’approccio degli unionisti è tiepido, insicuro, fragile nelle argomentazioni, forte solo di uno scetticismo verso la possibilità che prevalga il fronte separatista, capeggiato da Alex Salmond. Invece, stando ai sondaggi, il divario si assottiglia sempre più e cresce il sostegno allo Scottish national party, anche se Londra non sembra preoccuparsene più di tanto. La lunga campagna referendaria potrebbe giocare brutti scherzi agli unionisti. Quasi tutti i partiti sono contrari alla divisione, tranne il già citato Snp  e lo Scottish green party. Gli unionisti hanno sollevato questioni di tipo procedurale e giuridico riguardanti, ad esempio, il rapporto tra Edimburgo e l’UE. Ma agli entusiasti dell’indipendenza, questi appaiono problemi secondari e facilmente superabili. Mai sottovalutare questi fenomeni..

Vi suggerisco l’ottimo articolo di Alex Massie su Spectator.

Lascia un commento »

La destra dai modi “gentili”

Florian Philippot, classe 1981, francese, vicepresidente del Front National e leader dell’organizzazione del partito di Marine Le Pen. Un rampante stratega che cerca di migliorare il look a un partito che continua a incarnare ciò che sta estremamente a destra, ma che aspira a incamerare tutti coloro che sono assetati di risposte sui temi quali disoccupazione, sicurezza e immigrazione. Da qualche tempo è in atto un restyling del partito e si cerca di edulcorare le pillole amare di un partito che è geneticamente intriso di idee pericolose. Si cavalca l’onda del malcontento, si invoca l’uscita dall’euro, l’avvio di un “protezionismo intelligente” si aspira ad introdurre limiti nel libero mercato UE e di gettare a mare Schengen.  Il FN si aspetta di fare il botto alle europee. Intanto, Philippot, che dice di ispirarsi a De Gaulle, è candidato sindaco per le prossime elezioni della cittadina di Forbach,in Alsazia, ai confini con la Germania. La destra dal volto gentile che non vuole più far paura e che racconta una storia diversa, facendo perno sul patriottismo. Il FN potrà cambiare il pelo, ma la vecchia destra fascista non perderà mai i suoi connotati. Vigiliamo, che è meglio.

Vi suggerisco a proposito l’articolo di Mathieu von Rohr su Der Spiegel.

Aggiornamento del 31 marzo 2014: ecco i risultati elettorali.

Lascia un commento »

Locomotive a più velocità

Il prossimo 17 marzo Renzi sarà ricevuto dalla Merkel, non sarà una visita semplice, ma ci sono delle novità sul versante tedesco, che potrebbero ammorbidire la Cancelliera di ferro.

Un documento interno del governo tedesco, pubblicato in esclusiva dalla Süddeutsche Zeitung, per la prima volta riconosce che il surplus di export fatto registrare dalla Germania negli ultimi anni ha danneggiato la stabilità dell’Eurozona. “Un’eccessiva e duratura diseguaglianza dei bilanci commerciali fra i singoli Stati europei costituisce un danno per la stabilità dell’Eurozona”. Finora solo i paesi colpiti dalla crisi, come Italia, Portogallo, Spagna, Francia ma anche gli USA avevano sostenuto che i surplus eccessivi conseguiti da un solo paese producono inevitabilmente indebitamenti rilevanti in altri paesi. La Merkel aveva sinora respinto qualsiasi richiesta di “imbrigliare la locomotiva produttiva tedesca”, indicando come motivi del successo l’abilità dei suoi imprenditori, un costo del lavoro competitivo, la qualità e l’innovazione dei suoi prodotti, la capacità di sostenere l’export. Tutte queste considerazioni hanno creato i presupposti per le politiche di austerity finora applicate, per risanare i conti pubblici e far ripartire le economie dei Pigs. Oggi si riconosce che quelle disuguaglianze andavano tenute sotto controllo. Il rallentamento dei Brics, impone una sterzata alla Germania, se vuole continuare ad avere dei mercati di consumatori per i suoi prodotti, e tutti sappiamo che quei mercati sono principalmente europei.

La Commissione europea il 5 marzo ha invitato la Germania a varare iniziative che facciano crescere le importazioni. Bruxelles sta indagando sull’ipotesi che la Germania abbia infranto le regole europee, producendo uno squilibrio tra i paesi membri, che si realizza nel caso in cui uno Stato abbia per lungo tempo un disavanzo o un attivo superiori al 6% del PIL. La Germania ha sempre fatto finta di ignorare questo limite.

Per questo l’Italia dovrebbe farsi trovare pronta a cogliere l’occasione, nel caso si procedesse verso un riequilibrio dell’export tedesco.

Lascia un commento »

I forgot my mittens

cristalli di neve

 

Premetto che sono di parte e che probabilmente questo difetto invaderà ciò che sto scrivendo. Mi riallaccio al mio precedente post musicale per riprendere il tema dei rapporti tra figli e genitori. È la volta di una delle mie cantautrici preferite: Tori Amos e la sua Winter, brano del 1992, inserito in Little Earthquakes. Le canzoni della Amos sono vere, attenzione, non verosimili. Questo è indubbiamente un elemento imprescindibile per Tori. Sono musicalmente dei cristalli di neve, allo stesso tempo dirompenti e potenti come un ruscello di montagna. Figlia di un pastore metodista e di un’insegnante di origini cherokee, rompe la sua educazione musicale classica per seguire le sue personalissime inclinazioni. Chi l’ha vista dal vivo, attorniata dalle sue numerose tastiere, può tranquillamente affermare che lei è un’unica cosa con il pianoforte.

Ma torniamo al brano, dal testo a tratti ermetico, che racchiude il percorso di un padre e di una figlia. C’è tutta la tenerezza dei ricordi dell’infanzia, che riaffiorano. La piccola Tori si è dimenticata le sue muffole: “I get a little warm in my heart – When I think of winter – I put my hand in my father’s glove”. Poi affiora la consapevolezza che le cose cambiano in fretta, si cresce e bisogna imparare a farcela da soli:

“I tell you that I’ll always want you near. You say that things change”.

Emerge la difficoltà di centrare pienamente ciò che si è, si gira attorno senza riuscire a cogliere l’essenza di ciò che siamo.

E poi i ruoli si ribaltano ed è la figlia che chiede al padre:

“When you gonna love you as much as I do”.

Il tempo è trascorso e molti sogni sono stati abbandonati, ci si confida il desiderio di essere orgogliosi l’uno dell’altra.

Un sussurro chiude la canzone:

“Never change. All the white horses…”

Cosa saranno i cavalli bianchi che in un primo tempo “are still in bed” e alla fine della canzone have gone ahead?

Azzardo un’ipotesi: penso che i cavalli bianchi siano i sogni, i bivi che nella vita si incrociano e che ci impongono una scelta, le occasioni perdute. Sono le porte di quelle scelte mai compiute e che sono ormai chiuse. La strada per diventare adulti passa per il superamento e per il doloroso abbandono di quel mondo di white horses. Nonostante le cose inevitabilmente cambino, quei sogni non mutano e restano dentro di noi.

L’ispirazione deriva da una poesia di E. E. Cummings del 1926, “After all white horses are in bed”, ripresa da Gwyneth Walker nel 1979 nell’opera per coro e piano denominata “White Horses”:

after all white horses are in bed
will you walking beside me, my very lady,
touch lightly my eyes
and send life out of me and the night
absolutely into me?

Lascia un commento »

Ucraina a caccia di idee. Modello Finlandia?

Ucraina lingue

 

Mentre l’Ucraina è nel caos e la minaccia di un intervento russo rimane attuale, l’occidente ha la responsabilità di impegnarsi per trovare una soluzione costruttiva alla crisi”. Ad affermare questo è il politologo statunitense di origine polacca Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter. Gli USA devono far capire a Putin di essere pronti a usare tutta la loro influenza perché l’Ucraina unita e indipendente rimanga tale. Brzezinski suggerisce di prendere esempio dalla soluzione che venne applicata alla Finlandia del secondo dopoguerra. I due Paesi devono rispettarsi reciprocamente e Kiev deve poter intrattenere stretti rapporti economici sia con Mosca che con l’UE, ma non deve partecipare a nessuna alleanza militare che Mosca consideri ostile. Il modello finlandese che ebbe buoni frutti, potrebbe essere un ottima soluzione in grado di bilanciare gli equilibri geostrategici tra est e ovest. Non si deve dimenticare l’aspetto economico, che qui gioca un forte ruolo geoeconomico: la crisi ha avuto tra le sue origini i grossi problemi finanziari dell’Ucraina. L’UE era stata molto tiepida e Mosca aveva generosamente offerto la sua stampella. Putin, preoccupato di perdere terreno sul piano euroasiatico e di veder intaccato il suo sbocco sul Mar Nero, sta dimostrando di voler e saper giocare duro, sfruttando il reale o provocato malcontento degli ucraini di etnia russa, specie in Crimea.

Oggi Bruxelles deve in fretta mettere in piedi un pacchetto di aiuti economici, per evitare che l’Ucraina precipiti in un caos finanziario autodistruttivo. L’Occidente deve spingere affinché le forze democratiche non cadano vittime della sete di vendetta e si scelga la via della moderazione e dell’unità. Il nodo sta nel capire quanto moderati potranno rivelarsi i leader delle proteste. L’UE ha mostrato (a partire da novembre, quando sono falliti i negoziati per un accordo di associazione) di non avere l’esperienza degli USA nella gestione dell’egemonia internazionale. A peggiorare la situazione, la Germania, leader (riluttante e suo malgrado?) dell’UE, ha sempre agito per i propri interessi economici ed energetici, mantenendo un forte rapporto bilaterale con la Russia. Oggi, assistiamo a segnali confusi e contrastanti da parte dei leader tedeschi. La Germania, da strenue fautrice di un modus operandi fondato sul diritto e la difesa dei diritti umani, oggi appare indecisa sulla linea da seguire e da applicare a questa circostanza. Questo non giova all’UE intera. C’è una sorta di abisso tra la politica estera tedesca e quelle che dovrebbero essere la visione e l’approccio unitario dell’UE.

La comunità internazionale deve bilanciare la necessità di garantire che l’Ucraina non diventi il campo di battaglia di questi interessi egemonici divergenti. Da questo episodio deve scaturire il concetto che NATO e Russia hanno bisogno l’una dell’altra. Quindi è necessario un impegno di USA e UE affinché Putin capisca di non essere l’unico attore sulla scena.

Spunti di riflessione e di analisi: ringrazio Ana Palacio per questo interessante articolo.

Lascia un commento »

Io sono qui

lavoro domicilio1

 

Quando le ricerche ti mostrano la tua posizione nella società e nell’economia.

In questo caso posso affermare “io mi trovo esattamente in questo gruppo”. L’Istat ha diffuso i dati della disoccupazione che è giunta al 12,9%; dall’inizio della crisi sono quasi un milione di posti di lavoro in meno, un record dal 1977, dicono. Fin qui i dati tremendi, con Renzi che promette a breve un progetto per il lavoro.

Ma il mio “io sono qui” riguarda un altro aspetto: quello dell’insieme statistico delle donne che rinunciano al lavoro per la maternità o che fanno la scelta opposta. Triste la condizione per le donne fertili: bassa natalità e occupazione femminile.

La CGIL ha scattato una fotografia delle Marche, un piccolo campione del fenomeno. “Nella regione sono 573 le madri nel 2013 che si sono dimesse nel primo anno di vita del figlio, durante la gravidanza o dopo la nascita”.

Forse non tutti sanno che la legge Fornero, per controllare il fenomeno delle dimissioni in bianco, aveva previsto che le mamme con bambini fino ai 3 anni andassero a convalidare le proprie dimissioni volontarie, presso le direzioni provinciali del lavoro. In questa sede devi compilare anche una sorta di questionario con valenza prettamente statistica, in cui motivi la tua scelta. Io ho scelto molte delle opzioni proposte, ma sarò finita nelle statistiche della florida e progredita Lombardia, ma la sostanza non cambia. In pratica, lo stato ti chiede di convalidare le tue dimissioni e di definirle “volontarie, ma..”. Siamo al teatro dell’assurdo.

Nelle Marche le motivazioni sono così distribuite: il 22% manca un parente a cui affidare il bambino (io sono qui), il 18% non ha ottenuto l’iscrizione al nido (io non sono qui, ma il nido serve fino a un certo punto), l’8% si lamenta degli elevati costi dei servizi nido e baby sitter (io sono qui). Il 2% si dimette per mancata concessione del part-time (io sono qui). Il 58% è al primo figlio (io sono qui), nel 70% dei casi si tratta di Pmi con meno di 15 dipendenti (io non sono qui). “In dieci anni, dal 2002 al 2012 le donne che hanno perso il lavoro sono aumentate del 40%. Nel 2012 quasi una madre su quattro a distanza di due anni dalla nascita del figlio non ha più un lavoro, un dato stabile nel tempo”. Il fenomeno non è solo italiano, ma da noi i numeri sono peggiori. La conciliazione da noi sembra un rompicapo e non è per un problema di ruoli o di suddivisione dei compiti e dei carichi familiari: non penso sia giusto far ricadere tutto sulla coppia. La situazione italiana è strutturalmente fragile e allo stesso tempo gravata da una rigidità nei modelli di lavoro, che non prevedono flessibilità, salvo rare eccezioni, nel nome di un’efficienza produttiva e di fatturato che piallano qualsiasi tentativo di mediazione. Per questo molte donne rinunciano a priori alla maternità.

Vorrei fare una postilla. Linda Laura Sabbadini dell’Istat sottolinea che i dati dimostrano che le più “strong” sono le laureate, che lasciano o perdono il lavoro ‘solo’ nel 12,2% dei casi.

«Ci dice che il maggior investimento in cultura e informazione le protegge di più, sono inserite in mansioni in cui sono meno ricattabili o sottoposte, in famiglie di status sociale più elevato in cui ci si può permettere il pagamento anche di servizi privati o sono in posizioni che permettono una maggior conciliazione di tempi di vita come è per le insegnanti o nella Pa. Inoltre, le laureate hanno il vantaggio che hanno una divisione dei ruoli nella coppia migliore delle operaie o delle lavoratrici in proprio».

Io, rientro nel 12,2% di mosche deboli che non ce l’hanno fatta. Oltre a trovare discutibili alcune delle affermazioni della Sabbadini, trovo veramente vergognoso che in un Paese civile e progredito si debba ancora far affidamento sullo status familiare d’origine. Un tenero pugno nell’occhio al fantomatico ascensore sociale e tanti auguri.

Ringrazio il prezioso articolo di Laura Preite su La Stampa, da cui ho attinto i dati e l’analisi di Laura Sabbadini.

Lascia un commento »

Cat’s in the cradle

Eishosai_Choki_-_Cat's_Cradle

Il brano risale al 1974, l’autore è Harry Chapin, sconosciuto ai più. Chapin si ispirò a una poesia scritta dalla moglie Sandy sul rapporto del suo ex marito e del rispettivo padre. Johnny Cash ne fece una cover nel 1990. Sarà forse più facile ricondurre questo pezzo agli Ugly Kid Joe, che lo ripresero nel 1993. Mentre l’originale era pienamente ascrivibile al genere country, il secondo rientra pienamente nel sound rock degli anni ’90.

Il brano gioca sul rapporto padre-figlio, ma rispetto al brano di Cat Stevens Father and Son, qui non abbiamo un punto di contatto tra i due. Il padre è troppo impegnato per dedicare del tempo al figlio, ed il figlio colma questo vuoto cercando di essere “just like him”. Il tempo passa, il figlio è un giovane adulto e i ruoli si ribaltano: ora è il padre che vorrebbe maggiori attenzioni da quel figlio che è “just like me”, ma il figlio è a sua volta troppo occupato. Nel brano ci sono altri riferimenti ad elementi dell’infanzia, oltre al gioco con il filo richiamato dal titolo: i cucchiaini d’argento che si usa regalare per il Battesimo, la filastrocca Little Boy Blue e l’uomo sulla Luna.

“He learned to walk while I was away”: questo è uno dei motivi per cui ho deciso di fermarmi ed esserci in momenti come questo, che non ti capitano due volte nella vita. Provo, come tutti, ad essere un buon genitore e vediamo come va.

Lascia un commento »

tiritere72663953.wordpress.com/

"Alle giovani dico sempre di non abbassare la guardia, non si sa mai". Miriam Mafai

Il blog di Paola Bocci

Vi porto in Regione con me

Non Una Di Meno - Milano

Contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere

ilportodellenuvole.wordpress.com/

I tessitori di nuvole hanno i piedi ben piantati per terra

Variabili Multiple

Uguali e Diversi allo stesso tempo. A Sinistra con convinzione.

Blog delle donne

Un blog assolutamente femminista

PARLA DELLA RUSSIA

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Critical thinking

Sociology, social policy, human rights

Aspettare stanca

per una presenza qualificata delle donne in politica e nei luoghi decisionali

mammina(post)moderna

Just another WordPress.com site

Femminismi Italiani

Il portale dei femminismi italiani e dei centri antiviolenza

violetadyliphotographer

Just another WordPress.com site

Il Golem Femmina

Passare passioni, poesia, bellezza. Essere. Antigone contraria all'accidia del vivere quotidiano

Last Wave Feminist

"Feminism requires precisely what patriarchy destroys in women: unimpeachable bravery in confronting male power." Andrea Dworkin

Links feminisme

geen feminisme zonder socialisme, geen socialisme zonder feminisme

Rosapercaso

La felicità delle donne è sempre ribelle

vocedelverbomammmare

tutto, ma proprio tutto di noi

Stiamo tutti bene

Le tragicomiche avventure di una famiglia di nome e di fatto

Abolition du système prostitueur

Blog du collectif Abolition 2012

REAL for women

Reflecting Equality in Australian Legislation for women

Banishea

Gegen Prostitition. Für Frauen. Für Selbstbestimmung und Unabhängigkeit. Gegen Sexkauf. Not for Sale. Weil Frauen keine Ware sind.

Psicodinamica

idee di psicologia e psicoterapia

Sarah Ditum

Writing, etc.

Femina Invicta

Feminist. Activist. Blogger.

THE FEM

A Feminist Literary Magazine