Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Le rovine di un’utopia?

su 28 febbraio 2014

disegno nicaragua

Guardando i dati nudi e crudi, il Nicaragua ha fatto passi da gigante:

  • è al decimo posto al mondo per la promozione delle pari opportunità
  • L’ONU ha confermato che il Paese ha raggiunto il primo degli obiettivi del millennio (dimezzare il numero di persone che soffrono la fame)
  • ha una legge all’avanguardia contro la violenza sulle donne
  • ai vertici delle istituzioni statali la presenza di donne supera il 50%
  • dal 2010 è stato definito un Paese a reddito medio dalla Banca Mondiale e non ha più bisogno di assistenza finanziaria permanente.
  • rispetto al 2006 il Nicaragua esporta il doppio e riceve il triplo degli investimenti stranieri
  • il primo governo di centrodestra di Chamorro avviò nel 1990 un progetto volto a trasformare l’economia di guerra niacaraguense in un’economia di produzione e di esportazione. In tal senso si è dato impulso all’industria manifatturiera in zone franche, aree industriali con un regime di lavoro speciale, conveniente per gli investitori esteri.

Nonostante queste pillole dorate, i bambini a Managua continuano a mendicare per strada e attorno alla città ci sono miriadi di baracche. Nel Paese vivono circa 6 milioni di persone, di cui quasi la metà è povera. Secondo il programma dell’ONU per lo sviluppo, il Nicaragua è il secondo più povero dell’America Latina e l’ultimo nel continente per reddito pro capite. I fondi venezuelani hanno smesso di arrivare dopo la morte di Chavez. Il Nicaragua è una repubblica cristiana, socialista e solidale, guidata da Daniel Ortega, membro del Fsln dall’inizio della rivoluzione che nel 1979 rovesciò la dittatura di Somoza (iniziata nel 1934, sotto la protezione USA). Presidente dal 1985 al 1990, dopo una lunga parentesi di governi conservatori, è tornato nel 2006 e ha finora inanellato 3 mandati presidenziali, che lo hanno reso una specie di monarca, insieme alla moglie Rosario Murillo. L’orteguismo è qualcosa di diverso dagli ideali che sostennero la rivoluzione. Perciò, molti dei compagni rivoluzionari di Ortega hanno preso le distanze, formando il Movimiento Renovador sandinista (Mrs), di cui fa parte anche la scrittrice Gioconda Belli. La famiglia del presidente controlla quasi tutti i mezzi di informazione e anche i sindacati fanno capo al Fsln. La vita è dura, per tutti, per vari fattori. Basta vedere la diffusione di HIV, epatite e tubercolosi, i cicli di carestia dopo i vari uragani, la violenza sessuale, le condizioni di vita dei minatori del Triangulo minero. A questo si aggiunge la legge che dal 2008 ha reso illegale l’interruzione di gravidanza, pena il carcere. Una situazione che colpisce le zone più povere, le ragazzine, le donne costrette a partorire nonostante gravi complicanze, nei contesti dove è alta l’incidenza degli stupri. Nonostante una forte opposizione governativa, i movimenti femministi resistono, cercano di raddrizzare la situazione, sostenere le donne in un processo di emancipazione lavorativa ed economica. Si stanno diffondendo le cooperative agricole solidali di donne, le donne sono sempre più consapevoli della necessità di uscire dall’isolamento, di essere autonome e di studiare. Si tratta di un processo lungo in cui il femminismo si muove per ottenere risultati concreti e non solo ideali. Il sogno del cambiamento attraverso la rivoluzione sembra essere tramontato. Oggi, in molti guardano a un passaggio democratico verso un sistema diverso, non più attraverso quello che fu il movimento sandinista.

Ringrazio Rubén Díaz Caviedes per il suo interessante reportage.

 

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