Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

35 anni. Cosa è cambiato?

Sono passati 35 anni dal varo della legge 194, che ricordo, ha come titolo: “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione di gravidanza”, pertanto contiene delle norme volte a garantire la salute, una maternità consapevole e l’autodeterminazione della donna. Quindi, non soltanto aborto, ma una legge che estende i suoi effetti su un panorama molto ampio.

Se guardiamo i numeri, possiamo innanzitutto affermare che il numero delle IVG è crollato: nel 2012 sono state 105.968, un – 4,9% rispetto al 2011, -54,9% rispetto agli inizi. L’Italia segna anche un numero bassissimo tra le minorenni: in questo potrebbe pesare una struttura più stabile ed efficace dei rapporti familiari. In Italia 6,4 per mille under 20 interrompono la gravidanza, in Spagna 13,7,  in Francia 15,2, in Usa 19,8, in Svezia 19,8. Le immigrate sono un 30% del numero totale e sono anche coloro che hanno l’età più bassa e che spesso si rivolgono ad ambulatori illegali.

Insomma, i numeri sembrano segnare un successo. Ma dobbiamo soffermarci sul nodo che riguarda il ruolo dei medici obiettori di coscienza, che sta diventando sempre più preoccupante. Le percentuali di obiettori si aggirano tra l’80 e il 90%, con picchi nel Sud. Essere obiettori fa bene alla carriera e soprattutto non finisci a fare solo quello. Nel 2005 il picco di +10% degli obiettori. In quel periodo andarono in pensione molti medici del periodo delle grandi mobilitazioni femministe. Ma ricordiamo che nel 2005 (epoca di Berlusconi e del cardinal Ruini) i partiti di sinistra e i radicali perdono il referendum contro la legge 40 (non si raggiunse il quorum a causa di un forte astensionismo)sulla fecondazione assistita, che vieta la diagnosi pre-impianto e la fecondazione fuori dal matrimonio. Una bella botta alla laicità e alle fondamenta della 194. Anche l’approccio all’aborto medico (la pillola RU486) contiene dei limiti: prevede la predisposizione di un reparto ad hoc , per accogliere le donne per due giorni, come prescritto dall’Agenzia italiana del farmaco. Questo è un costo, che non sempre le strutture scelgono di sostenere, anche perché il 90% delle donne che ricorrono a questo metodo sceglie di tornare subito a casa, assumendosi i rischi del caso (che non sono proprio da sottovalutare). Non ne parliamo poi dell’aborto terapeutico che richiede un’equipe permanente molto vasta. L’epidemiologo Michele Grandolfo, dirigente di ricerca all’Istituto superiore di sanità, conta molto sulla diffusione della RU486, così come sull’importanza dell’applicazione della legge sui consultori (29 luglio 1975): era previsto un consultorio ogni 20.000 abitanti. Ad eccezione del Piemonte, seppur con organici ridotti, questo piano non è mai stato attuato. I consultori sono in media uno ogni 100.000 abitanti. Occorre rafforzare il ruolo delle donne e sottolineare la loro capacità di scelta . L’autodeterminazione non ha bisogno di soggetti terzi che autorizzino o certifichino questa capacità: occorre riportare al centro del discorso la donna. Invece, siamo sempre trattate come soggetti parzialmente capaci di intendere e volere.

Se guardiamo le liste d’attesa per le IVG: spesso superano i 15 giorni e talvolta i 22, con il rischio di superare le 6 settimane consentite dalla legge. Aumentano le persone che vanno all’estero, soprattutto per gli aborti terapeutici.

In questo clima difficile, aumentano i casi di ambulatori illegali e di farmaci di contrabbando. Ma quanto pesano gli aborti clandestini? Da un’inchiesta del 2013 dell’Espresso, si parla di 20.000 (Ministero della Sanità – 2008, stima (al ribasso) basata sul tasso di abortività delle italiane 6,9 per 1.000), forse 40.000-50.000 quelli reali. Secondo l’Istat nel 2011 ci sono stati 75.000 aborti spontanei, ma sembra che un buon numero di essi sia frutto di aborti casalinghi con gravi complicazioni. Il silenzio che sta calando su questi drammi e sulla 194 è pericoloso, perché apre le porte a una sorta di rewind culturale e pratico sulla pelle delle donne. Come se non fosse sufficiente il dolore che ciascuna di queste donne prova.

Ringrazio il sito InGenere e L’Espresso:

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2013/05/23/news/aborti_obiettori_di_coscienza-59475182/

http://ingenere.it/articoli/trentacinque-anni-portati-abbastanza-bene

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La chiave di lettura del voto europeo

UE

 

Dalle prossime elezioni europee riceveremo delle risposte sulla salute del progetto dell’Unione oppure si scoprirà il calderone delle questioni di respiro nazionale? I destini sono incrociati e per quanto riguarda la situazione italiana, sarà forte la componente critica, in chiave antieuropeista. Al di là della scarsa propensione dell’elettore medio alla partecipazione consapevole al voto europeo, si svolgeranno i soliti balletti populisti, un po’ lontani dalla realtà, imperniati su un ritorno al sicuro e caro orticello nazionale. Il voto europeo potrebbe essere usato come uno strumento di critica (dubito che possa essere premiante), se non punitivo dell’approccio nazionale al discorso europeo. In Italia, non potrà essere usato per fustigare o lodare il governo nazionale: siamo al secondo governo in un anno. Da noi, la situazione è molto ingarbugliata e non sappiamo se il neogoverno Renzi potrà pacificare un clima interno da pugnali volanti. Ci sarà sicuramente il solito terrorismo sempliciotto di coloro che auspicano meno Europa (anche se non si sa in che termini).

Ringrazio José Ignacio Torreblanca per la sua ottima analisi, che cerco di riassumervi.

Dagli ultimi sondaggi, sembra che il PSE sia destinato a vincere. I socialisti dovrebbero ottenere 217 seggi, contro i 200 del PPE (alle elezioni del 2004, i Socialisti ebbero 194 seggi, mentre i Popolari 275). Questo significa un allentamento delle misure di austerità e un cambiamento di rotta dell’UE? Non proprio, perché occorre leggere questa notizia in termini europei: il Parlamento UE non funziona come quelli nazionali. Il Parlamento europeo è composto da 736 membri, per il presidente della Commissione saranno necessari 376 voti, il che significa che i socialisti potrebbero aver bisogno di altri 159 membri per comporre una maggioranza. Vista la frammentazione del Parlamento europeo, si tratta di un numero considerevole e difficile da raggiungere. I liberali (ALDE) dovrebbero avere 70 seggi, i Verdi (Verdi-ALE) 44, la Sinistra Unita (GUE-NGL) 56. Perciò, la coalizione più semplice e meno onerosa potrebbe essere quella con i popolari. Ve lo immaginate il risultato? Più o meno quello che stiamo cercando di fare in Italia. Al dato generale dobbiamo aggiungere il fatto che i Socialisti potrebbero essere il primo partito solo in Gran Bretagna, Romania, Croazia e Lituania. Nei quattro grandi Paesi dell’Euro, la situazione non brilla per i Socialisti: in Italia sarebbero la prima forza, ma solo al 26%, in Spagna ci potrebbe essere un pareggio o potrebbero essere leggermente dietro i Popolari, in Germania sarebbero la seconda forza politica, in Francia sarebbe al terzo posto (18%). Perciò non sembra che ci siano i presupposti per avere un blocco di sinistra pronto a dominare nel Consiglio Europeo (vero luogo decisionale e di potere), in grado di controllare la Commissione e sostenuto da una forte maggioranza parlamentare.

Quello che si desume con certezza dal sondaggio è il gran numero di euroscettici: in Francia saranno la prima forza politica (23% FN), Olanda (16% PVV), Grecia (Syriza 30%), nel Regno Unito saranno la seconda forza (UKIP 26%), la seconda in Italia (M5S 23%), Austria (FPO 23%). Per non parlare delle destre radicali che difficilmente potranno coalizzarsi con i partiti maggiori. La vera sfida non si giocherà tanto tra Socialisti e Popolari, ma sarà importante capire i valori che avranno gli euroscettici alle urne.

 

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