Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Prendiamo esempio dai pinguini

su 18 febbraio 2014

pinguini3

Con la crisi e il calo dell’occupazione, si aggancia anche un abbassamento della natalità, per cui l’Europa ha sentito il bisogno di soffermarsi sul tema delle pari opportunità e su come conciliare famiglia e lavoro. Il 2014 è (o dovrebbe essere) l’anno europeo della conciliazione tra vita professionale e familiare.

Cinque gli obiettivi:

  • sensibilizzare l’opinione pubblica per aggiornare le politiche UE sulla conciliazione;
  • diffondere la conoscenza sulle leggi e i diritti esistenti;
  • stimolare il dibattito pubblico e lo scambio di informazioni sulle azioni in atto o in fieri nei singoli stati;
  • favorire la partecipazione al dibattito di tutti gli attori coinvolti: sindacati, associazioni, singoli, politici, amministrazioni locali ecc.;
  • incentivare le buone iniziative sia aziendali che degli enti pubblici.

Come ce la caviamo nel nostro Belpaese malandato? Negli ultimi anni, quasi un milione di donne hanno rinunciato al lavoro dopo la maternità, per incompatibilità di ruoli. Il nostro sistema aziendale spesso non accoglie a braccia aperte le neomamme e scarseggiando le opportunità di soluzioni flessibili, si sceglie di accantonare il lavoro.

Siamo tra i Paesi in cui si lavora per più ore al giorno e dove gli straordinari sono una costante. Va da sé che le donne sono le più penalizzate, ma il problema non è solo femminile: avere dei padri assenti non è il massimo. Se è vero che un incremento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro porterebbe notevoli benefici in termini di PIL, allora sarebbe utile capirne a fondo tutti i vantaggi. Come in un circolo virtuoso, laddove le donne in età fertile lavorano, si ottiene maggior ricchezza/benessere/sicurezza, con una maggiore propensione a mettere al mondo più figli. Questo dovrebbe portare (in un Paese sano) a sviluppare la domanda di beni e servizi, con conseguente aumento di occupazione e di PIL. Finora, si è scelto di delegare la conciliazione lavoro-vita privata al faidate: si organizzi chi può, come meglio crede. In pratica si è scelto un liberismo del welfare familiare. Invece, occorrerebbe un intervento “diretto” dello stato: con incentivi alle aziende che investono in progetti ad hoc, con politiche fiscali (detrazioni realmente convenienti per figli a carico), con servizi di qualità per la prima infanzia equamente distribuiti sul territorio, con sussidi per integrare attraverso il privato l’offerta pubblica (nidi, tate, baby sitter). Queste iniziative se prese singolarmente e sporadicamente non apportano grandi benefici: andrebbero realizzate sinergicamente e in un quadro progettuale ben studiato. Altrimenti, i risultati sono quelli dei voucher della Fornero alternativi al congedo parentale facoltativo, e del Fondo nuovi nati. Le politiche in materia devono riferirsi alla famiglia, non unicamente alla donna, perché si attui una vera rivoluzione dei carichi familiari. L’ultimo rapporto Ocse parla di 326 minuti dedicati dalle donne italiane alla cura della casa e dei figli. (la media Ocse è di 131 minuti). Le donne, che lavorano, diventano delle integratici di reddito familiare, con l’uomo che ne resta il principale produttore. Per le donne vengono cuciti dei contratti e dei lavori che gli consentano il lavoro di cura familiare. Ma se il lavoro è a singhiozzo e part-time, il rischio è diventare delle potenziali anziane povere.

Ci stiamo dimenticando la dimensione di famiglia: se ci limitiamo a considerare la questione solo come un problema di trovare il giusto parcheggio per i figli, oppure di creare delle modalità per la “staffetta” tra i due genitori nella cura dei figli, siamo sulla strada sbagliata. Dobbiamo riunire la coppia, far sì che il nucleo trovi i giusti spazi e la necessaria tranquillità per passare del tempo insieme. Altrimenti si corre il rischio di vivere come degli estranei sotto lo stesso tetto. La fretta non è mai un nido accogliente e piacevole nel quale far crescere i nostri figli. Magari per qualcuno va bene così, ma dev’esserci un’alternativa percorribile.

Aggiornamento 17 marzo 2014:

La Commissaria Reding chiarisce che il lavoro fatto dalle associazioni, dalle organizzazioni e da chi ha dato il suo contributo su questo tema, come la COFACE, non andrà perso: nel 2014, anno delle elezioni europee, continuerà l’anno europeo della cittadinanza, ma il tema della conciliazione tra famiglia e lavoro verrà portato avanti e potrà essere a completamento delle tematiche che verranno discusse.

La Commissione supporterà, anche in Italia, iniziative a sostegno di questo tema, tra le quali segnalo che a novembre 2014 supporterà, con il contributo della COFACE, l’organizzazione di una conferenza sulla conciliazione a Milano.

Ringrazio l’On. Patrizia Toia per essersi attivata in merito.

Approfondimenti:

http://www.coface-eu.org

http://www.assofamiglia.it

http://www.forumfamiglie.org

 

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