Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Una vergogna tutta italiana

Il prossimo 19 febbraio ricorrono i 10 anni dalla nascita della Legge 40, che è nata male, ma che oggi subisce un ulteriore affondo, andando a colpire uno degli elementi più assurdi della legge: è legittimo che alle coppie fertili siano negati i trattamenti della FIVET? Il tutto è partito da una coppia di portatori di distrofia muscolare, che si era vista negare la possibilità di ricorrere alla FIVET  e alla diagnosi pre-impianto, solo perché erano considerati una “coppia fertile”. Il giudice Filomena Albano del Tribunale di Roma ha posto la questione alla Consulta. Ancora una volta una legge ha creato delle discriminazioni, anche perché ha agevolato chi aveva le disponibilità economiche e poteva permettersi di andare nelle cliniche all’estero. In passato era già caduto il limite di embrioni da poter produrre (in principio erano 3), poi l’obbligo di impiantarli tutti contemporaneamente. Ad aprile la Consulta si dovrà esprimere sul divieto dell’eterologa. In tutto, si sono susseguite 28 sentenze dall’approvazione.

Alcuni punti della Legge:

–          La legge consente la fecondazione assistita quando è impossibile risolvere i problemi di infertilità con altri metodi.

–          Il metodo è consentito solo a coppie etero, maggiorenni, sposati o conviventi, in età fertile.

–          La diagnosi pre-impianto non è vietata, ma è proibita in base all’art. 13 qualsiasi selezione a scopo eugenetico sugli embrioni.

–          La legge proibisce la fecondazione eterologa, con seme e/o ovulo esterni alla coppia, e qualsiasi sperimentazione sull’embrione.

 

Aggiornamento del 24.02.14. Un articolo da L’Unità. Ringrazio il sito www.zeroviolenzadonne.it.

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La globalizzazione amica della pace?

Riprendo ed estendo un mio post del 18 gennaio. La domanda che vorrei porvi è la seguente: “La globalizzazione può garantire la pace?”. La stessa domanda se l’era posta il giornalista inglese Norman Angell nel suo saggio La grande illusione, del 1909. Il libro prospettava un futuro di pace e di prosperità. I motivi? In un mondo così globalizzato la guerra diventava economicamente svantaggiosa, a rischio di ingenti perdite, difficilmente finanziabile: un evento da cui nessuno ne sarebbe uscito vincitore. Sappiamo com’è andata a finire la storia. Oggi la storica canadese Margaret MacMillan, nel suo The War that ended peace, ripercorre i passi di Angell e cerca di comprendere i punti deboli della sua analisi, che portarono al fallimento delle sue rosee previsioni. Sul piano economico aveva ragione, ma non comprese gli svantaggi delle interdipendenze create dalla globalizzazione. La MacMillan analizza le trasformazioni che investirono la società e l’economia degli inizi del XX secolo, compreso il darwinismo sociale, e ne evidenzia gli aspetti che portarono all’esplosione del nazionalismo, dell’antisemitismo e del militarismo. Crisi politiche, personalità statali deboli o con manie di potenza, un Regno Unito sul viale del tramonto, nuovi equilibri geopolitici non più eurocentrici ma che si avviavano ad essere mondiali, una società percorsa da forti contraddizioni e da spinte al cambiamento, contraddistinsero i primi anni del ‘900. Neppure i legami economici che legavano molti Paesi furono in grado di scongiurare i conflitti. Oggi torna con prepotenza la tematica toccata dalla MacMillan, perché ci sono ancora una volta personalità (Thomas Friedman del NYT) che vedono il fenomeno delle multinazionali come un baluardo anti-conflitto. In realtà, come sostiene la storica, proprio questi profondi cambiamenti socio-economici in atto a livello mondiale possono provocare delle reazioni nazionaliste, movimenti reazionari, di chiusura e di strenue difesa del proprio “bene locale”. Non è difficile scorgerne i segnali.

Vi segnalo un articolo che parla del saggio della MacMillan.

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Asse franco-tedesco: intesa ritrovata

Mentre a sinistra (in riferimento al piccolo gruppo Gue a Strasburgo) si propongono nuovi assetti attorno a una lista unitaria per Tsi­pras (segnalo questo bel pezzo su Barbara Spinelli), in Europa si creano nuovi assi e si riscaldano i rapporti tra Francia e Germania. In pratica, da quanto affermato dai due ministri degli esteri Steinmeier e Fabius, si tratterebbe di intensificare la cooperazione su vari fronti, soprattutto per armonizzare le operazioni di politica estera (qui). Inoltre, i due, entrambi di sinistra, vorrebbero organizzare insieme una campagna in vista delle europee di maggio, per fronteggiare le spinte populiste e antieuropeiste.

Segnalo questo pezzo di Rachele Gonnelli, che lascia intravedere una possibile sorpresa di SEL sul tema delle alleanze in vista delle europee (qui).

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