Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Ungheria, un modello per chi?

Puszta ungherese

Puszta ungherese

A quanto pare la Russia ha messo lo zampino in un altro Paese, l’Ungheria, che diciamo la verità, storicamente, non è mai stata filo-russa. È stato annunciato un prestito russo trentennale di 10 miliardi di euro per la costruzione di due nuovi reattori nucleari in Ungheria (qui). Ma per comprendere meglio il quadro generale, occorre tornare un attimo indietro, quando la stessa Ungheria, che non se la passa benissimo sia sotto il profilo economico che delle sue istituzioni democratiche, tra il novembre del 2011 e il gennaio del 2012, nella persona del premier Orbán, aveva chiesto un secondo prestito al FMI (dopo il primo prestito di 20 miliardi di euro del 2010 da parte del FMI, già restituito, che aveva di fatto salvato l’Ungheria dalla bancarotta), mai concesso. A non saper né leggere, né scrivere, non mi sembra tanto casuale il fatto che oggi i soldini arrivino da Mosca. Si tratta solo dell’ultimo capitolo di un lento avvicinamento alla Russia (qui). In questi anni Orbán si è presentato ai propri sostenitori e anche ad alcuni gruppetti di destra sparsi per l’Europa come il “ribelle”, il salvatore della patria e colui che è stato in grado di uscire dalla crisi avvalendosi delle sole forze nazionali (qui). Sono infatti noti i suoi contrasti con l’UE. Ma a quanto pare la faccenda non è proprio così e occorre stare attenti a imboccare la strada dell’autarchia e dell’autosufficienza, perché nella realtà i giochi non sono poi tanto semplici. I tempi non permettono colpi di testa o una “uscita” à la carte.

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Europa, apriamo il dibattito

Le prossime europee sono un appuntamento da non sottovalutare, occorre fare delle riflessioni acute, non scontate o superficiali e una volta tanto ragionare senza farsi irretire da tutti quei borbottii senza fondamento. Come ha rilevato Bernard Guetta qui, occorre evitare la trappola nichilista, lanciata da molte parti, compresa Marine Le Pen. In Italia, il dibattito è veramente misero, con argomentazioni povere e gran parte del mondo politico si trincera dietro un euroscetticismo di comodo. Il PD non è da meno, latita e non solo perché impelagato su altri fronti. Ancora una volta siamo a corto di parole convinte e convincenti. Questo si paga e lo sappiamo bene. Di sicuro l’Europa così com’è oggi non va  e va riformata, ampliandone la dimensione politica e l’autonomia decisionale. Al momento, ci sono troppi governi locali che remano contro e che paralizzano di fatto qualsiasi tentativo di progresso. Qualsiasi tentativo di smantellare la costruzione europea tout court dev’essere impedito. Anziché avere paura degli euroscettici e dei cittadini occorre aprire un dialogo, spiegare le ragioni e l’importanza di un lavoro comune di riforma. È necessario progettare l’Ue che vogliamo e investire in questo senso. La strada che porta verso il futuro non è la chiusura nel proprio nucleo nazionale, rifugiandosi nei localismi, bensì nella evoluzione e nella maturazione del progetto europeo. In periodi di crisi o sotto le spinte di una globalizzazione di cui non si comprendono i meccanismi è facile chiudersi a riccio, si tratta della strada più facile e comoda a volte. Ma è anche la più insidiosa e che non garantisce necessariamente benessere e pace. I conflitti vanno risolti nel dialogo aperto e nel confronto costruttivo. Dobbiamo imparare a ragionare in modo sovrannazionale e non aver paura di perdere le nostre peculiarità, che invece ci serviranno a porre le basi per una tavola rotonda di Paesi che vogliono fortemente dar vita a un’Europa solida e finalmente adulta. Queste elezioni ci devono servire per aprire il dibattito con tutte le posizioni e sviscerare tutti i possibili pro e contro. La paura e l’immobilismo non ci portano da nessuna parte. Il disegno europeo può vivere un nuovo rinascimento, ma spetta a noi tratteggiarlo e non lasciarcelo cancellare.

Consigli di lettura:

http://www.presseurop.eu/it/content/article/4339001-il-futuro-va-scritto-insieme

http://www.presseurop.eu/it/content/article/4255871-anche-l-europa-rischia-lo-shutdown

http://www.presseurop.eu/it/content/article/4292261-i-rischi-di-una-commissione-politicizzata

http://www.presseurop.eu/it/content/article/4236311-lasciamo-parlare-gli-euroscettici

http://www.presseurop.eu/it/content/article/4197581-uno-scontro-fondamentale

http://www.presseurop.eu/it/content/article/4201021-un-rinascimento-europeo-dopo-la-crisi

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