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L’importanza di “tenere famiglia”

su 4 gennaio 2014

mamma

A quanto pare stiamo vivendo un ritorno all’ovile da parte dell’uomo, che sembra apprezzare nuovamente i piaceri del focolare domestico-familiare, forse più delle donne. Prendo spunto da questo pezzo del Corriere, per parlare ancora una volta dei problemi legati alla genitorialità, in sistemi sociali diversi per cultura e per misure di sostegno statali. Mille indagini che spulciano nelle abitudini e nelle propensioni di uomini e donne, cercando di rilevare nuove tendenze sociali. La questione non è la riscoperta della famiglia e degli affetti da parte dell’uomo, occorrerebbe interrogarsi sul come e perchè questo avviene, se non doventa un ennesima medaglia sul loro petto, ad attestarne il merito e il successo. Dovrebbe essere una naturale necessità quella di stare in famiglia, quella di iniziare ad occuparsi dei figli, come e quanto una madre.

Facciamo il punto e verifichiamo quanto il nostro stile di vita ci ha guadagnato. In nome del femminismo si sono lasciati passare tanti piccoli peggioramenti della vita di una donna e della sua famiglia. Questo non è femminismo è masochismo. Il femminismo è ben altro e ne abbiamo ancora bisogno, ma non con le distorsioni volute da chi voleva andare in una direzione di autosufficienza e di superbo annientamento dei nostri ruoli storici di donne. Abbiamo svilito la ricerca di maggiori diritti, soffocando e sacrificando la nostra voce più pura e la nostra vocazione ad essere mogli e madri. Abbiamo cercato l’emancipazione ad ogni costo, mantenendo le stesse medesime vecchie abitudini maschili, salvo rare eccezioni. Per decenni abbiamo confidato che subappaltando la cura dei nostri figli a nidi e a tate, così come in passato i padri avevano fatto con noi madri, avremmo finalmente potuto raggiungere quello status sociale, economico e lavorativo che per secoli era stato appannaggio degli uomini. Abbiamo rinunciato alle nostre prerogative in cambio delle briciole, perché alla fine siamo rimaste sempre indietro, perdendo sia sul terreno familiare che lavorativo. Le ricette per il successo non esistono, perché non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Chi sciorina ricette ad hoc racconta solo favole. Non possiamo aspirare a far quadrare tutto senza essere disposte a rinunciare a qualcosa. Questo ragionamento vale anche per gli uomini. Fino a quando non ci sarà la consapevolezza che non si può fare tutto bene, non vivremo in pace e ci sarà solo frustrazione o indifferenza. Abbiamo perso decenni, cercando la quadratura del cerchio, quando in realtà si trattava di due rette parallele, ricongiungibili solo all’infinito. Siccome la nostra vita non è infinita, dobbiamo adoperarci affinché sia gradevole oggi e non solo perché abbiamo qualche suppellettile in più. Ci sono donne che nell’illusione della carriera rinviano la maternità e la costruzione di una famiglia, oppure che non ne sentono il bisogno fino a che non avvertono la necessità di un nuovo gingillo da aggiungere tra i propri successi personali. Proprio come fanno alcuni uomini. La tristezza è tanta, perché siamo completamente fuori di testa e poi pretendiamo di dare l’esempio agli uomini. Volersi occupare dei figli non è una scelta di rassegnazione. È una scelta, punto. Dovremmo lasciare la libertà di scelta alle donne e agli uomini di strutturare la propria vita, senza giudicare o etichettare. Non tutti hanno la possibilità di lavorare in modo flessibile o in remoto. Non tutti hanno un datore di lavoro disposto ad agevolare le lavoratrici madri, molti capi sono soliti motivare la scelta così: “per non creare dei pericolosi precedenti e per non rischiare che la piaga della maternità si estenda in azienda”. Altri sostengono che non si possono inaugurare politiche di sostegno alle madri, altrimenti si creerebbe discriminazione in azienda e i signori uomini potrebbero risentirsi. È chiaro che chi ha un part-time è più soddisfatta e riesce a gestire meglio famiglia e lavoro. Ma siccome spesso è un miraggio, dobbiamo arrangiarci con ciò che è a nostra disposizione e nel caso italiano si tratta di molto poco. Si privilegiano i soliti discorsi e soluzioni di circostanza, nei rari casi in cui se ne parla a livello istituzionale. Ciò che mi stupisce è il silenzio di molte donne che fanno politica. Non sembrano temi interessanti nemmeno per le donne ai vertici della politica, che quando tentano di entrare nell’argomento spesso balbettano, perché forse non lo vivono sulla propria pelle. Vogliamo risolvere veramente i problemi in questo modo blando e superficiale, parlandone poco o niente, solo in occasione della pubblicazione dell’indagine o del libro di turno?

Prendiamo atto di essere molto sole e spesso isolate ed ignorate. Prendiamo atto anche della scarsa propensione alla solidarietà tra donne. Mettiamoci al lavoro e non chiudiamoci a riccio nei nostri problemi, cercando toppe fai-da-te. Non ci sono ancore di salvataggio se non impariamo a collaborare e a dialogare di più tra di noi e con i nostri uomini. Il percorso dev’essere comune.

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One response to “L’importanza di “tenere famiglia”

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