Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Tutto e niente. Il cambiamento e la transizione a patto di..

su 20 dicembre 2013

Crisi, recessione, economie ferme, aumento del divario tra ricchi e poveri, malcontento diffuso con un’annessa sfiducia nei confronti della classe dirigente. Sono temi che ristagnano nei dibattiti di tutti i giorni, ma che stentano a trovare una soluzione. Se si osservano questi problemi da un macro-punto di vista, si potrebbe trovare nelle distorsioni insite nel capitalismo la causa comune. Il capitalismo genera ricchezza e benessere, ma senza gli opportuni aggiustamenti da parte dello stato, si corre il rischio che si creino sacche di persone molto benestanti e masse di gente che a mala pena sopravvive. La distorsione è data da una fede esasperata nelle presunte capacità del mercato di trovare dei meccanismi di auto-aggiustamento. La scelta di affidare il sistema mondo a questo modello di sviluppo è stato un gioco d’azzardo calcolato e meticolosamente coltivato ad arte. Nulla si perpetua per caso. Il modello capitalistico globalizzato ha espanso e diffuso le sue distorsioni, i suoi tarli e ritengo che la strada imboccata sia in parte un processo irreversibile. Vogliamo beni senza limiti, a prezzi sempre più stracciati, welfare, stili di vita al di sopra delle nostre disponibilità, tutto a portata di mano, non importa a quale prezzo. Ce ne freghiamo di pensare quando andiamo a votare, salvo poi denigrare la classe dirigente. Poi ci lamentiamo, piangiamo e ce la prendiamo sempre con gli altri. Ci facciamo manipolare dai populismi che cavalcano il malcontento e la crisi. Ci facciamo infarcire di una informazione sempre più di parte e che ci lascia più aridi e delusi di prima. Siamo passivi e lamentosi. La nostra incoerenza ci rende difficilmente difendibili. A questo si aggiunge una prassi diffusa: una passione per la difesa del nostro status quo, del nostro orticello, di una sciocca rappresentazione ‘nazionale’ dello spazio europeo. I problemi che affliggono l’Occidente non sono da affrontare a livello di singolo stato o a zone. Occorre uscire da logiche unilaterali e di singoli capitani coraggiosi. Le variabili economiche e le dinamiche in gioco sono talmente complesse e interconnesse che occorre instaurare un nuovo corso unitario. Le soluzioni devono essere omogenee e non possono venire da semplici programmi nazionali, qualora se ne abbia si abbia il coraggio di riformare seriamente. L’ampio respiro dev’essere la regola delle politiche per risolvere i problemi cruciali del nostro immondo modello di sviluppo e di falso benessere a buon mercato. Il cambiamento deve passare attraverso una mutazione di abitudini poco virtuose ed egoistiche. La soluzione non potrà essere indolore e non dovrà proteggere benevolmente coloro che hanno prodotto solo danni e che hanno mangiato abbondantemente, ingurgitando avidamente ciò che sarebbe stato utile redistribuire. La mancanza di un efficace sistema di redistribuzione e di riequilibrio delle risorse, delle forze e dei poteri ha prodotto il disastro attuale. Così non può andare. Non ne usciamo senza un cambio radicale di mentalità, di abitudini e di modus vivendi. Vogliamo il cambiamento, ma senza smuovere veramente niente a fondo. Così non funzionerà mai.

Consigli di lettura:

  • Caroline De Gruyter, NRC Handelsblad: Problemi comuni, da Internazionale n° 1031 qui

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