Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

La cultura di sinistra non è morta

su 19 dicembre 2013

Carlo Patrignani ci regala un altro incisivo post, che ci porta a riflettere ancora una volta sull’abc della cultura di sinistra, che non è morta, ma che chiede di tornare protagonista, pena lo sconvolgimento dell’organismo società. Ci sono dei valori che sono connaturati all’uomo, per riconoscere e per salvaguardare i quali ci sono voluti secoli di battaglie. Perdere per strada questi principi significa smarrire l’identità e il senso in toto.

“C’é piu’ cultura di sinistra, e socialista in particolare, nel Paese di quel che riluce e ‘crede’ il nuovo Pd del ribelle Matteo Renzi, lanciato verso una modernità asfittica, superficiale, e senza rapporto con la realtà umana”.

“Ci sono, eccome, valori: liberta’, uguaglianza, giustizia sociale, laicita’, che quando e se minacciati, mobilitano, generano la ‘ribellione’ non violenta delle persone”.

“E, in fondo, e’ acquisito il superamento marxista della soddisfazione dei bisogni, cui una certa sinistra era avvinghiata, rispetto a chi invece fece della conquista dell’aborto, come del divorzio, e dell’art.18 dello Statuto; della scuola dell’obbligo e della sanita’ pubblica e delle 150 ore di formazione continua, che non diedero vantaggi economici ma beni immateriali più preziosi, una battaglia, socialista, di liberta’, uguaglianza, giustizia sociale e laicità“.

Trovo molto interessante il richiamo di Patrignani alla posizione di Gramsci in merito alla povertà e all’opportunità dell’elemosina: “L’elemosina e’ un dovere cristiano e implica l’esistenza della povertà”. Il cambiamento perciò passa attraverso il superamento di questa pratica, l’unica strada per la guarigione dalla miseria. Ci sono delle conquiste che danno dei vantaggi più duraturi e cospicui di quanto può avvenire con la soddisfazione del bisogni immediati.

Anche l’editoriale di De Mauro su Internazionale di questa settimana cita Gramsci.

“Trascurare e peggio disprezzare i movimenti così detti ‘spontanei’, cioè rinunziare a dar loro una direzione consapevole, ad elevarli ad un pianosuperiore inserendoli nella politica, può avere spesso conseguenze molto serie e gravi. Avviene quasi sempre che a un movimento ‘spontaneo’ delle classi subalterne si accompagna un movimento reazionario della destra della classe dominante, per motivi concomitanti”..

Il pericolo di non saper legger la realtà e i fatti può portare anche a conseguenze molto gravi.

Se “asfaltiamo”, rottamiano e basta,  spesso corriamo il rischio di non adoperare la giusta intelligenza per non smarrire la rotta e le conquiste fatte.

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