Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Volemose bene

su 17 dicembre 2013

Alcuni hanno inaugurato una nuova era, definendola pax renziana. Io la vedo più come un “volemose bene” e mettiamoci una bella pietra sopra, chiudiamo tutte le polemiche e le questioni spinose e indigeste a chiave in una scatola e sotterriamola bene. Con buona pace di tutte le richieste di chiarezza. Eh no! Questo sarebbe come una porta in faccia al buon senso. Dopo la distribuzione di incarichi e il restyling del sito del Pd, che ora sembra diventato in tutto e per tutto il partito di uno solo, si apre la fase in cui il nostro segretario dovrà muovere le sue pedine e svelare i suoi piani. Altrimenti, ci saremmo tenuti la transizione di Epifani a oltranza. Ma si sa, ormai le arti di rinviare e di temporeggiare sono diventate la norma.

Ho rimuginato un po’ sulle primarie e ho deciso di scriverci ancora su stanotte, in preda a una tosse secca che non mi consente di dormire. Forse è il mio malessere che mi spinge a scrivere ancora su questo tema. Ho compreso che di errori veri e propri non ce ne sono stati, se non una ingenuità di fondo e una estrema fiducia nella capacità di ragionamento dell’elettore medio della sinistra. Ho scoperto che coloro che erano sempre stati avvezzi a ragionare e a scegliere consapevolmente e sulla base di criteri oggettivamente convincenti sarebbero giunti comunque alla conclusione di votare per Civati. Convincere gli altri, si è rivelata un’impresa spesso deludente. La cosa sconvolgente era sentirmi dire che tanto avrebbe vinto Renzi e che il mio impegno era vano. Sapevo di essere quella delle cause perse, ma questo non voler proprio neanche provarci mi lasciava basita, soprattutto se il mio interlocutore era giovane. Ormai ci siamo talmente abituati a seguire la strada battuta e a non seguire più le idee che noi riteniamo valide, ma quelle che gli altri ci portano a pensare tali, che non ci imbarchiamo se non siamo sicuri di essere sul cavallo vincente. Poi mi si deve spiegare cosa mai ci fosse in palio? Sì, lo so, io ragiono da pedina di scarso valore, sono la scheggia che pretende di scalfire anni e anni di prassi consolidata di politica imbolsita e inpoltronita. Poi ci sono coloro che non sarebbero mai venuti a votare, delusi e recalcitranti a qualsiasi chiamata alla partecipazione. Costoro li capivo e li capisco ancora di più oggi, che vedo mettere una bella roccia sul bisogno di chiarire alcuni punti cruciali della nostra storia recente. Il nuovo segretario ha avuto la meglio in questo deserto ‘affettivo’ e culturale. Ho capito che le cose si devono costruire nel tempo e insieme, come ha fatto Pippo, ma che non è sufficiente. Ci sono fattori che esulano i contenuti e la solidità di un progetto. Ci sono macchine politiche che si muovono su terreni che assomigliano più a una campagna di marketing che a un partito. Noi civatiani siamo stati esclusi dai mezzi di comunicazione consueti, in cui si sono annidati questi strumenti di pubblicità di cui parlavo. Chi è abituato a non mangiarsi la pappa pronta, precotta e predigerita, sta altrove e si informa. Non da ultimo, le primarie aperte hanno fatto confluire alle urne sia coloro che erano veramente interessati, sia coloro che erano completamente avulsi e che magari non erano nemmeno degli elettori Pd. Non so, ma continuo ad essere perplessa sull’opportunità di questa apertura per l’elezione di un segretario. Ma oramai ci siamo e dobbiamo archiviare l’esperienza. Noi civatiani abbiamo peccato di orgoglio per un grande progetto, che era ed è una delle cose più belle e importanti che la sinistra ha saputo produrre negli ultimi anni. L’orgoglio ci ha annebbiato la vista su ciò che poteva essere compreso dall’elettore medio e ciò che lo avrebbe potuto solleticare. Siamo stati troppo concreti, puntuali, capillari nei temi trattati e nelle proposte. Non abbiamo venduto fumo, ma, come ho detto più volte, 20 anni di Berlusconi hanno lasciato il segno: la gente si aspetta lo show e la battuta facile. Frasi semplici, di facile consumo e digestione. Una politica fast food, per vincere. Vincere, ma per fare cosa? A questo punto vedremo come andrà. Renzi deve mettersi al servizio del PD e non farne un partito al suo servizio. Noi civatiani siamo ancora qui, con la stessa energia e vigileremo. Pippo alla fine della campagna aveva i segni della stanchezza e del suo impegno sul volto, questo mi ha portato a riflettere sulla passione politica pura. Provate a osservare le immagini di fine campagna di Renzi.. Lo so, sono dettagli, ma dicono molte cose.

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