Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Ragionando sul lavoro ai nostri tempi

su 9 dicembre 2013

Leggendo questo articolo dell’antropologo David Graeber Il secolo del lavoro stupido_Internazionale1023, si hanno delle impressioni discordanti. Keynes nel 1930 aveva previsto, molto ottimisticamente, che la tecnologia ci avrebbe consentito di avere una settimana lavorativa di 15 ore. Il che fa un po’ sorridere, perché in parte sarebbe realmente possibile, ma nei fatti non lo è. Certo, sono largamente diminuiti i posti di lavoro di chi produce beni materiali, ma il sistema economico ha ideato al contempo nuove forme di lavoro legate al terziario, alla fornitura di servizi. In pratica, sono fioriti opifici di lavori inutili o quasi, della cui utilità sociale si può, in un certo senso, nutrire qualche dubbio. Avete presente l’efficienza che è richiesta in qualsiasi impresa produttiva? Ce la siamo lasciata alle spalle, affogata nel modello lavorativo impiegatizio, consulenziale e di somministrazione di servizi di vario e presunto “alto valore aggiunto”, dove il valore pecuniario di queste prestazioni è elevato, ma spesso questo prezzo finisce solo nelle tasche di pochi e privilegiati dirigenti e manager. Ecco perché vediamo lievitare gli emolumenti di una parte di lavoratori e d’altro canto c’è chi assiste al depauperamento della propria busta paga. Ma questo sarebbe un male minore, se noi poveri lavoratori del terziario avessimo un po’ di tempo libero al di là del lavoro. Spesso il lavoro è diventato senza orario, mal retribuito, con un notevole ammontare di ore lavorate e per niente retribuite. Parlavo di efficienza, ma spesso la legge che vige in alcuni lavori è l’esatto contrario, la giornata è spesso fatta di tempi morti, per poi averne altri in cui non hai nemmeno il tempo di respirare. Ci sono giornate fiacche e giornate in cui si lavora a oltranza. Siamo operai intellettuali che vengono sfruttati senza molte regole. Per molti il lavoro diventa l’unico fulcro della propria vita, consuma le giornate ma senza un vero appagamento o un vantaggio per la collettività. La sensazione diffusa è di un lavoro arido, poco soddisfacente e che avvantaggia economicamente solo i vertici. Addirittura se riesci a completare un incarico in un tempo minore di quanto pattuito nel contratto con il cliente, vieni tacciato di far perdere fatturato e che si dovrebbe far finta di lavorare piuttosto che far perdere alla ditta quel margine di guadagno in più. Questo voi come lo chiamate? A voi la risposta e a me le conclusioni: tutto questo modus operandi porta il nostro modello economico all’autodistruzione, al lento impoverimento di senso e di valori. Anziché produrre un benessere diffuso, si crea un contesto di cannibalismo improduttivo e senza regole, dove il fumo vale più della sostanza, dove produrre spesso fa  coppia con aria fritta. I servizi sono importanti, ma solo se vengono gestiti bene e hanno come obiettivo un miglioramento tangibile. Tutto il resto crea distorsioni nel modo di vivere, percepire e produrre. Nell’articolo trovo corretto che si affermi che questo è un modello ideale per salvaguardare il capitalismo, dove sia chi produce beni materiali, sia chi fa un lavoro  “di concetto” o come dice l’autoreinutile”, sono vittime inconsapevoli di un ingranaggio creato dai vertici aziendali e dalla classe dirigente. Così si corre il rischio di una guerra tra poveri e si perde di vista il nocciolo del problema: indurre i lavoratori subalterni a una contrapposizione formale tutta interna, non più in chiave di una lotta di classe, ma di una lotta inter-classista, per poterci meglio sfruttare. Il nostro modello socio-economico perde il valore sociale dello svolgere un’occupazione utile e “migliorativa” della nostra società e ci lascia solo il lato pecuniario e vile della miseria a fine mese. Il sistema regge se la massa è inconsapevole e preoccupata solo del proprio orticello. Il sistema regge solo se si continua a percepire il lavoro come di first class o di categorie inferiori. Il capitalismo ha le mani libere se non c’è più un’unica e compatta classe lavoratrice, ma tante deboli compagini disorganizzate e in lotta tra loro per le briciole. Altrimenti non si spiegherebbe nemmeno il crescente arretramento dell’azione delle organizzazioni sindacali.  Il sistema regge se l’istruzione non ci fornisce i giusti strumenti di interpretazione della realtà e ci fa crescere subalterni e ciechi. Il sistema regge se l’unico nostro obiettivo consiste nel lavorare per comprare. Il sistema capitalista si regge sul “Produci, consuma, crepa”, come in una canzone dei CCCP. Il problema è se vogliamo farci consumare da questa gestione folle.

Annunci

One response to “Ragionando sul lavoro ai nostri tempi

  1. […] Ragionando sul lavoro ai nostri tempi dic […]

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Non Una Di Meno - Milano

Sciopero globale Lotto Marzo

paroladistrega

BARBARA GIORGI

Variabili Multiple

Uguali e Diversi allo stesso tempo. A Sinistra con convinzione.

Blog delle donne

Un blog assolutamente femminista

Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Storm Turchi

Queer sociology, queer feminism, academia

Aspettare stanca

per una presenza qualificata delle donne in politica e nei luoghi decisionali

mammina(post)moderna

Just another WordPress.com site

Femminismi Italiani

Il portale dei femminismi italiani e dei centri antiviolenza

violetadyliphotographer

Just another WordPress.com site

Last Wave Feminist

"Feminism requires precisely what patriarchy destroys in women: unimpeachable bravery in confronting male power." Andrea Dworkin

Links feminisme

geen feminisme zonder socialisme, geen socialisme zonder feminisme

Rosapercaso

O di come una femminista convinta iniziò a scrivere rosa

vocedelverbomammmare

tutto, ma proprio tutto di noi

Stiamo tutti bene

Le tragicomiche avventure di una famiglia di nome e di fatto

Abolition du système prostitueur

Blog du collectif Abolition 2012

REAL for women

Reflecting Equality in Australian Legislation for women

Banishea

Gegen Prostitition. Für Frauen. Für Selbstbestimmung und Unabhängigkeit. Gegen Sexkauf. Not for Sale. Weil Frauen keine Ware sind.

Psicodinamica

idee di psicologia e psicoterapia

Sarah Ditum

Writing, etc.

Femina Invicta

Feminist. Activist. Blogger.

THE FEM

A Feminist Literary Magazine

O capitano! Mio capitano!...

"Ci sono persone che sanno tutto e purtroppo è tutto quello che sanno." [Oscar Wilde]

Diana

"Vedete, ci sono ancora deboli barlumi di civiltà lasciati in questo mattatoio barbaro che una volta era conosciuto come umanità." Monsieur Gustave H - Grand Budapest Hotel -

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: